Dalla rassegna stampa Cinema

Sorridi, Québec, nonostante tutto

Dopo «Il declino dell’impero americano» e «Le invasioni barbariche» Denys Arcand chiude la trilogia

Un vero paradiso terrestre il Quebec, lì sono arrivati passando (e restandoci il meno possibile) per l’Italia i lavavetri polacchi, è infatti uno dei pochi paesi industriali dove ancora si può trovare lavoro. Forse non se ne rende conto Denys Arcand quando mette il suo funzionario statale in un ufficio che addirittura riceve i cittadini per dare loro delle spiegazioni su vari problemi di sopravvivenza. Da noi già sarebbe difficile trovare qualcuno che ti presti ascolto. Ma anche lì il quadro è nero, il film si intitola infatti L’âge des ténèbres (l’età delle tenebre) distribuito da noi come L’età barbarica per via del precedente successo Invasioni barbariche. In un paese ordinato come il Canada sono messe in fila anche le assurdità della vita contemporanea e così ce le racconta Arcand anche se con un coté surreale, che dopo un po’ ricorda, come attrazione degli opposti, quello che faceva esplodere di buonumore il Danny Kaye di Walter Mitty, il correttore di bozze che evadeva dal quotidiano attraverso l’identificazione con i protagonisti dei romanzi e con lui rideva il pubblico appena uscito dalla guerra. Oggi che invece non c’è più niente da ridere e ci troviamo nel conflitto permanente, Arcand mette in scena il suo lugubre funzionario Jean Marc (Marc Labrèche, la sua Virginia Mayo dovrebbe essere Diane Kruger, Boris Karloff non c’è) che per sfuggire agli incubi della vita quotidiana, una insopportabile routine borghese, si eclissa nell’immaginazione via via erotica, storica, di successi clamorosamente raggiunti. Quanto più è oppresso da una moglie in carriera, la migliore venditrice da costa a costa, da regolamenti assurdi che sarebbe un piacere violare (come: vietato fumare nel raggio di un chilometro dagli edifici pubblici), dal bombardamento mediatico di catastrofi presenti o a venire, dalla separazione dalla moglie allo scioglimento della calotta polare, dalle epidemie epocali alla malattia della madre, tanto più la sua capacità di astrazione si allena a vivere in compagnia di donne ideali (spariscono infatti al momento giusto).
Il declino del mondo occidentale ci accomuna, il conflitto costante con la Francia ci lascia indifferenti, l’umorismo nero però ormai lo apprezziamo un po’ anche noi, data la situazione. Forse per il nostro gusto il film manca di scarti logici, di battutacce in più di un’occasione, tra cui la lezione per imparare a ridere o a sistemare l’ufficio secondo le regole del Feng Shui. Ma in quanto alle buffonate medievali anche noi abbiamo le nostre.

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