Dalla rassegna stampa Cinema

Noi 2, senza eccessi trash

…con De Sica che si regala anche un pistolotto contro ogni gabbia sessuale, capace di liberare il figlio dalla vergogna di essere omosessuale…

«AMICI COME PRIMA» LA COPPIA TORNA DOPO 13 ANNI DI DIVORZIO. SUGLI SCHERMI IN 500 COPIE
Noi 2, senza eccessi trash

Boldi e De Sica: abbiamo tolto le parolacce di troppo e «Mrs. Doubtfire» ha ispirato la nostra commedia

Valerio Cappelli

E ri-vissero felici e contenti, desiderosi di non essere più la metà di una coppia. Addio incomprensioni e polemiche (ora negate). Massimo Boldi e Christian De Sica di nuovo insieme dopo 13 anni. Il nastro si riavvolge sui 23 film in coppia, tutto torna come una volta e ammicca al passato. Dal titolo, Amici come prima (esce il 19 in oltre 500 copie per Medusa, che lo produce con Indiana), alle battute del film: «Miami, India, Nilo, non ci siamo già visti?»; «Allora pace fatta?».

De Sica è anche il regista, col figlio Brando benché il suo nome non appaia: «Ha studiato a Los Angeles con Lynch, ci ha dato una frustata di vitalità. Abbiamo tolto siparietti, gag, parolacce di troppo. Prima ero lo sciupafemmine, ora sono un disperato. C’è tenerezza, malinconia. Il modello è Mrs. Doubtfire».

Christian, direttore di un hotel di lusso, si traveste da donna travolgendo Massimo, pazzarello proprietario dell’albergo, che nella realtà è una villa di Berlusconi: «Dopo Putin, ci dorme Boldi», scherza Christian. Massimo si finge portatore di handicap; Christian diventa il suo badante per necessità. Deve tornare a lavorare, dopo che la perfida figlia di Massimo l’ha licenziato dalla tolda della concierge. Vi eravate lasciati al momento del massimo successo, Natale a Miami incassò 25 milioni. «Il cinema italiano soffre, speriamo di farlo riamare dagli spettatori» dice Massimo, «negli anni passati mi è andata abbastanza bene, nei titoli ho sostituito la parola Matrimonio al Natale».

Lui, di cinque anni più grande, lombardo, figlio di un decoratore di pasticceria («sono di Luino, il capostazione era il papà di Dario Fo»); l’altro, romano, figlio dell’immenso Vittorio De Sica. Si conoscono da ragazzi. Christian: «Suonavamo nelle balere e nei locali notturni nel gruppo La pattuglia azzurra, Massimo alla batteria, io ero la voce. A una festa di piazza in Calabria portavo una giacca rossa, sembravo una bambolona, uno mi ha gridato: a ricchione!». Massimo ride: «Christian lo portò l’impresario di Celentano che aveva scoperto Al Bano: vedrai, è un ragazzo elegante. Noi due siamo sempre rimasti amici in questi anni, è come se ci fossimo lasciati ieri. Mi siamo rivisti alla festa del nostro comune amico Paolo Conticini. Lì abbiamo deciso». «Al primo ciak sembravamo Ginger e Fred», dice Christian. Boldi, se eravate amici, perché separarsi?». Ero rimasto vedovo, un periodo difficile della mia vita, mi guardai allo specchio e volli mettermi alla prova e non rinnovai il contratto con Aurelio De Laurentiis, non l’hanno sentito. «Ma l’abbiamo invitato all’anteprima», dice Christian, «lui decise di rompere il contratto».

Ma questo è un cinepanettone? «Magari lo fosse», dice De Sica, «devo la carriera a quel genere, ora li fanno tutti». Perché è un modello in declino? «Perché è cambiata l’Italia», dice Boldi.

In crisi o no, società di cinema impegnato si tuffano su film natalizi, da Lucky Red a Indiana, il cui socio Marco Cohen spiega: «Oggi regna il cinema industriale, per portare un film a Venezia devi farne cinque, una serie tv e tanta pubblicità». Christian, temete il remake di Mary Poppins? «Ma quelli hanno decine di milioni di dollari, il nostro è un film con lo spago e il fil di ferro». E Checco Zalone: «Un fenomeno geniale che ha alle spalle pochi film. Io ne ho 110». «E io 70», gli fa eco Massimo, «forse mi riunirò ancora con Christian». L’avventura continua? La parola al botteghino.

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Cinepanettone archiviato (ma la farsa è incompiuta)

di Paolo Mereghetti

Tutti lo aspettavano come il ritorno del cinepanettone, con Boldi e De Sica che si rimettevano insieme dopo tredici anni di separazione (dai tempi di Natale a Miami). E invece Amici come prima suona piuttosto come la pietra tombale di quel sotto-genere. Bisogna aspettare i titoli di coda con i ciak sbagliati e le scene improvvisate per ritrovare un po’ della comicità triviale e irrispettosa, fatta di allusioni, sghignazzate e ammiccamenti, che era il marchio di fabbrica dei film natalizi. Qui siamo invece dalle parti della farsa, della commedia degli equivoci (e dei travestimenti), con i buoni e coi cattivi (più le donne in questo ruolo: una piccola vendetta di Brizzi, coautore del soggetto con Christian De Sica?), senza ambizioni sociologiche o tentazioni slapstick, piuttosto con un occhio all’estero (la Francia di Quasi amici, l’America di Mrs. Doubtfire: Boldi è sulla sedia a rotelle, De Sica si traveste da donna per trovare un lavoro) e la voglia di salvarsi l’anima dalle accuse che avevano sempre inseguito i loro film, con De Sica che si regala anche un pistolotto contro ogni gabbia sessuale, capace di liberare il figlio dalla vergogna di essere omosessuale. Anche se alla fine Amici come prima sembra come sospeso a metà, troppo poco scatenato per una farsa, troppo poco originale per una commedia.


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