Dalla rassegna stampa Istruzione

'Ti senti bisessuale o asessuale?'. Il questionario alle scuole medie e superiori

‘Ti senti bisessuale o asessuale?’. Il questionario alle scuole medie e superiori

La denuncia di Simone Pillon (Lega): “Ancora una volta i bambini delle scuole umbre diventano cavie da laboratorio per l’indottrinamento gender”

Claudio Cartaldo

L’iniziativa ideata dal Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione dell’Università di Perugia ha già scatenato un putiferio politico, con il senatore Simone Pillon (Lega) che promette battaglia in Parlamento.

Il motivo? Le domande da “cavie di laboratorio per l’indottrinamento gender” proposte ad alcuni alunni delle scuole medie (teza) e superiori (quarta).

Il test rientra all’interno di una ricerca sul bullismo omofobico e ha lo scopo di “garantire la sicurezza e il benessere dei vostri figli”. Il progetto è stato sposato anche dall’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria e verrà sottoposto a 54 scuole della Regione.

“Ecco allora un questionario – scrive Pillon sulla sua pagina Facebook – pronto da somministrare ai ragazzini di 12 e 13 anni (classi terze della scuola media) in cui si pongono domande che ben poco lasciano all’immaginazione. Dopo aver chiesto orientamento religioso e politico, il questionario non si fa scrupolo di chiedere ai bambini quale sia il loro orientamento sessuale, da scegliere tra 6 categorie tra cui una cosa tipo “esclusivamente omosessuale”, “prevalentemente omosessuale”, “bisessuale”, “asessuale” eccetera””.

Ma non è tutto. “Le domande – insiste Pillon – scendono sempre più nella ideologia (3.credo che i genitori dello stesso sesso (?) siano in grado di essere buoni genitori tanto quanto i genitori eterosessuali) fino a raggiungere e superare i limiti di ciò che a me francamente sembra scabroso (a13. farmi visitare da un medico gay mi imbarazzerebbe)”. Per il senatore leghista queste domande poste a ragazzini di 13 e 17 anni possono avere degli effetti negativi “sulla delicata fase di maturazione del minore”, soprattutto perché “esposti brutalmente senza alcun sostegno educativo”.

All’interno del questionario ci sono poi anche domande sull’immigrazione, “tra le quali – scrive Pillon – BP1. “La maggior parte dei politici si preoccupa troppo degli immigrati e non abbastanza dell’italiano medio”, domanda impiegata per misurare il razzismo…”. “Resta in fondo a tutto una domanda – conclude il senatore – cui onestamente non riesco a dar risposta: perchè mai esplorare in modo tanto invasivo la sessualità dei bambini?”.

La polemica ha scatenato la reazione del professore associato che coordina l’iniziativa promossa dalla Regione, Federico Batini. “I quitz – spiega a OggiScuola – non permettono di indentificare lo stedente e neanche la classe di appartenenza. L’unico obiettivo è la sicurezza, perché bullismo omofobico, razzismo e violenza di genere hanno tutti a che fare con la violenza. Vogliamo solo capire se i ragazzi sono sicuri o meno”. E ancora: “La convenzione prevede che sulla base dei risultati della ricerca si facciano interventi sugli insegnanti, non sui ragazzi. Sui quali non c’è alcuna operazione di indottrinamento”.

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