Dalla rassegna stampa Cinema

I giovani di James Franco e l’identità sessuale il racconto di formazione invade lo schermo

I giovani di James Franco e l’identità sessuale il racconto di formazione invade lo schermo

EMILIANO MORREALE,

TORINO
Un festival per la città, per i giovani e per i cinefili: sembra semplice, ma quello di Torino, in Italia, è l’unico a trovare il senso in questa triplice anima. Proprio per questa sua fisionomia, e aiutato indubbiamente dalla sua collocazione nel centro di una città di dimensioni quasi ideali, il Torino Film Festival si può permettere una varietà che giunge fino agli estremi.
Le retrospettive (quest’anno, i visionari registi inglesi Powell e Pressburger e Jean Eustache, idolo dei cinefili post Nouvelle Vague); il cinema sperimentale, anche il più radicale, nella sezione Onde; un’attenzione particolare al mondo del documentario internazionale e italiano (già molto prima che arrivasse la moda del “cinema del reale”), ma anche un occhio per i generi, e in particolare per la fantascienza e l’horror, da sempre passioni della direttrice Emanuela Martini.
Tra i titoli italiani, ieri sono passati anche un film di finzione di Elisabetta Sgarbi, e Bulli e pupe, documentario di Steve Della Casa e Chiara Ronchini sulla ricostruzione dell’Italia del dopoguerra e il suo riflesso nei media.
Già in questi primi giorni, molto si è visto di interessante, senza l’obbligo delle anteprime internazionali (scelta condivisa anche, ad esempio, dalle ultime edizioni della Festa di Roma).
Anche se presentate a Locarno, Berlino o Karlovy Vary, per il pubblico e per molti critici sono comunque delle scoperte.
In un festival così eclettico (come ha sottolineato anche la madrina Lucia Mascino nella serata inaugurale) è particolarmente inutile cercare un’unità. Eppure il TFF serve indubbiamente anche come termometro dei temi più in voga da parte dei registi esordienti o giovani, visto che il concorso è riservato alle opere prime, seconde e terze (e opere di registi nuovi o in ascesa popolano anche le altre sezioni). E un tema non prevedibile si è affacciato in questi giorni in film anche molto diversi, in maniera del tutto casuale: un discorso sulla crisi di quella che con brutto calco dall’inglese si chiama mascolinità, e che invece in italiano si è sempre chiamata virilità (termine che porta con sé anche inevitabili echi del fascismo).
Anche se il cinema racconta queste contraddizioni da decenni è inevitabile leggere queste vicende di maschi in crisi alla luce dell’epoca del #MeToo. A cominciare da L’ospite di Duccio Chiarini che, dopo Short skin, si conferma forse il miglior autore di commedie delle ultime generazioni (e si spera che il film trovi presto distribuzione).
Il film, nelle parole del regista, mostra “cosa succede al maschile quando si sottrae il virile”: un tema di evidente attualità, che però diventa racconto leggero e svagato.
Poi c’è l’operaio sindacalizzato Romain Duris del belga Nos batailles (il miglior film visto finora), costretto a badare ai figli dopo la fuga della moglie. O il poliziotto che deve sventare al telefono quello che sembra un rapimento di una donna da parte del marito violento (il thriller danese The guilty).
E inoltre il ménage à trois cinefilo dell’ultimo film di James Franco, Pretenders, con due maschi diversissimi (il ragazzaccio nero e il timido romantico) in cui, come sempre accade, l’unica a capirci forse qualcosa è la donna.
Ma in fondo anche il senatore Gary Hart (interpretato da Hugh Jackman), bruciato nella corsa alla presidenza dalla propria relazione extraconiugale, in The front runner di Jason Reitman. Altre variazioni sul tema, nei primi giorni di festival affiorano qui e là (il giovane alle prese con la propria identità sessuale di L’amour debout, l’operaio che stringe amicizia con un omosessuale nell’irlandese Papi Chulo) affiancandosi al tema che rimane prediletto dai giovani registi: quello del racconto di formazione, del coming of age anglosassone. Al diventare adulti da parte degli adolescenti, insomma, si accompagna idealmente la difficoltà di restarlo davvero, nel rapporto con l’altro sesso.


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