Dalla rassegna stampa Televisione

Il bacio gay di Hugh Grant (nei panni di un politico nella serie «A very English Scandal»)

Il bacio gay di Hugh Grant (nei panni di un politico nella serie «A very English Scandal»)

L’attore interpreta l’ex leader del Partito liberale inglese, Jeremy Thorpe, che negli anni 70 fu processato per aver cercato di uccidere il suo presunto ex amante | Corriere Tv
Stasera, 23 novembre, alle 21.55 su FoxCrime, viene trasmessa la prima puntata di «A very English Scandal», la miniserie televisiva britannica in tre episodi basata sull’omonimo libro di John Preston che descrive il caso Thorpe degli anni 70. L’ex leader del Partito Liberale inglese, Jeremy Thorpe interpretato da Hugh Grant, fu processato per aver cercato di uccidere il suo presunto ex amante, Norman Scott Ben Whishaw (Cloud Atlas). Il killer assoldato era un ex pilota di aerei di Blackpool, Andrew «Gino» Newton (Blake Harrison) che però, armato di una pistola Mauser, invece di assassinare l’ex amante del politico Scott, uccide il suo cane, un danese di nome Rinka.


da Il Giornale

“Vi racconto Jeremy Thorpe, il politico gay dello scandalo”

Da oggi su Fox la miniserie diretta dal regista sul liberale inglese accusato del tentato omicidio del compagno

Chiara Bruschi – Ven, 23/11/2018

Si intitola A very English scandal e, dopo aver riscosso grande successo nel Regno Unito, arriverà su Fox il 23 novembre. La miniserie racconta in tre puntate lo scandalo che negli anni 70 ha travolto Jeremy Thorpe, interpretato da Hugh Grant, mettendo fine alla sua brillante carriera politica.

Membro della Camera dei Comuni a partire dal 1959, tra il ’67 e il ’76 fu il più giovane leader del Partito Liberale, fino a quando venne alla luce la sua relazione con il giovane Norman Scott (Ben Whishaw). A quei tempi l’omosessualità era illegale in Inghilterra e Thorpe fu investito da un polverone che finì con l’accusa di istigazione all’omicidio del suo ex amante. Il tentativo di uccidere Scott ebbe un finale davvero rocambolesco: il presunto killer Andrew Newton uccise il cane invece del suo padrone, il quale poi accusò Thorpe di essere il mandante e lo portò in tribunale. Il politico fu assolto dalle accuse nel 1979 ma dovette comunque dire addio alla carriera pubblica. Stephen Frears, 77 anni e un curriculum lunghissimo che include due nomination all’Oscar per Rischiose abitudini e The Queen – La regina, nonché i recenti successi Victor & Abdul e Florence, ha firmato la regia della miniserie tratta dall’omonimo libro di John Preston. Lo abbiamo intervistato a pochi giorni dell’uscita italiana, un incontro che ricorda come nel cuore degli inglesi, qualsiasi sia la gravità dell’accaduto, c’è sempre spazio per una battuta. Tagliente, certo, come solo loro sanno fare.

Partiamo dal titolo: cosa rende questo scandalo inglese?

«Perché parla di repressione, ipocrisia, inganno, omosessualità. Tutte cose che ci riguardano. Ah e poi per le battute divertenti. Ce ne sono molte».

I fatti risalgono agli anni 70. Cosa sapeva a quei tempi?

«Assolutamente niente. La relazione è rimasta segreta fino al processo. Da lì in poi ho seguito la vicenda sui giornali. Me lo ricordo come un clown, un personaggio buffo, molto ridicolo».

Però è stato anche un politico molto importante.

«Sì, mi è stato detto che era un uomo molto capace in politica ma in questa faccenda tutti si comportano in maniera assurda, incompetente».

Crede che Thorpe verrebbe assolto oggi, nell’era post Weinstein?

«No, oggi non sarebbe possibile. La decisione del giudice è stata davvero impensabile».

Nel primo episodio si parla dei suicidi tra gli omosessuali. Cosa ricorda e cosa pensa dei passi fatti fino a ora?

«Ricordo bene quei tempi e sì, è tutto vero. Ora l’omosessualità è legalizzata e così molti diritti quindi siamo migliorati. Altre cose sono peggiorate. Guardi cosa succede oggi nel Regno Unito».

Sta parlando della Brexit?

«Sì, quello che sta accadendo è incredibile». (Theresa May sta perdendo il sostegno al suo accordo con Bruxelles, ndr).

Ha mai pensato di farci un film?

«No perché devono passare almeno dieci anni per avere la prospettiva giusta. Un po’ come voi in Italia, non credo sia possibile vedere chiaramente quello che sta accadendo o immaginare quel che sarà il futuro».

E Theresa May? Chi la potrebbe interpretare?

«No, non ci ho mai pensato, è molto curiosa, strana. È tutto quello che posso dire». (ride – ndr)

In che senso?

«È testarda. Però è anche molto flessibile perché sta sopravvivendo in modi in cui pochi sarebbe riusciti».

Tornando alla serie, come mai ha scelto ancora Hugh Grant?

«Per questo personaggio serviva un attore divertente, con un senso della battuta e siccome siamo amici è stato naturale coinvolgerlo».

Norman Scott è ancora vivo, lo ha mai incontrato?

«So che ha visto la serie che ne è rimasto contento. Per trent’anni si è sentito dare del bugiardo e vedere la sua storia raccontata in un altro modo gli ha fatto piacere».

Cosa l’ha colpita nel progetto?

«Quando me l’hanno proposta ho subito pensato che il libro fosse eccezionale e così la sceneggiatura. Mi sono detto: meraviglioso sarà divertente e gli spettatori la ameranno. E poi Thorpe era morto da qualche anno (2014, ndr) quindi è stato possibile dire cose che quando era ancora vivo non si potevano menzionare».

Come mai sceglie spesso storie vere?

«La vita è più interessante della fiction! Non so perché ma vedo che succede sempre più spesso».

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