Dalla rassegna stampa Istruzione

La lezione anti-bulli del sincronetto "I sogni non sono maschio o femmina"

Il campione Minisini ai bambini vittime delle prese in giro dei compagni: “Non esistono sport adatti, conta ciò che vi rende felici”

La storia
In una scuola romana

La lezione anti-bulli del sincronetto “I sogni non sono maschio o femmina”

LAURA SERLONI

ROMA
Ragazzi, non esistono sport da femmine o da maschi, non è una questione di genere.
Esiste solo quello che vi rende felici». Giorgio Minisini ha 22 anni, sedici dei quali passati ad allenarsi per raggiungere il suo sogno: diventare un “sincronetto”. La medaglia d’oro se l’è appesa al collo ai mondiali di Budapest del 2017, ma Giorgio ha dovuto allenarsi duramente — oltre che per migliorare la tecnica del suo nuoto sincronizzato — per sopportare gli insulti, per resistere alla tentazione di mollare tutto e per combattere i pregiudizi di chi crede che il balletto acquatico sia uno sport adatto solo alle donne. Giorgio l’ha voluto come esempio per i suoi piccoli alunni Rosamaria Lauricella, la preside dell’istituto comprensivo Simonetta Salacone, uno dei più multietnici di Roma.
La dirigente scolastica si è trovata negli ultimi mesi a gestire dei casi di bullismo, l’ultimo dei quali riguarda un bambino preso in giro per la sua passione per la danza invece che per dare calci a un pallone. Un Billy Elliot italiano.
Un episodio che l’ha spinta a contattarlo su Instagram per invitarlo in classe a parlare di stereotipi di genere, ostacoli e disagi.
«A 6 anni — racconta — ho iniziato i primi allenamenti di nuoto sincronizzato. Alle elementari nella mia classe erano tutti stupiti e chi sapeva della mia passione mi diceva ridendo che ero quello che si truccava, che ballava. Ho provato a giocare a calcio, sono andato avanti per un mese ma non mi piaceva, io volevo danzare in acqua. Al liceo mi chiamavano “sincrofrocio”. Mi faceva male, tanto. Lo sport che avevo scelto per gli altri era legato al mio orientamento sessuale. Ci imbrigliano in ruoli che non sentiamo nostri. Volevo mollare tutto, poi ho riflettuto e ho capito che non era giusto regalare a chi mi bullizzava la mia felicità». Le ore della “lezione” di Giorgio volano via, i bambini restano incollati con lo sguardo al giovane sincronetto. Alì, 10 anni, è afghano, anche se l’Afghanistan non lo ha mica mai visto, alza la mano perché vuole dire qualcosa: «Mi dicevano sei un terrorista, ci uccidi tutti, ma la mamma mi rispondeva di non ascoltarli». Si fa avanti Marco: «Anche a me è successo: mi chiamavano femminuccia perché avevo i capelli lunghi, un po’ la prendi male, però io sapevo che non era vero, perché non sono una femmina». La preside li sollecita, i ragazzi confessano i loro disagi.
«L’insulto a caldo fa male — continua l’atleta — ma oltre alla reazione di pancia dev’esserci quella di testa. Se avessi mollato, chi mi prendeva in giro avrebbe trovato un altro modo per offendermi: potevano essere l’apparecchio o i capelli lunghi. Io dico chiamami come ti pare, ma io sono felice».
Giorgio è cresciuto con il nuoto sincronizzato: la sua prima allenatrice è stata la mamma, ex campionessa sincronetta, il papà di questo sport è giudice internazionale. «Parlavi con i tuoi genitori di questi insulti?», domanda un bambino. «Sì — dice Giorgio — Sono sempre stati dalla mia parte, anche quando avevo tutti contro, anche quando ho avuto voglia di smettere. Poi ci sono stati gli amici, ho capito che chi ti sostiene ha più valore di chi ti insulta». Una bimba chiede se gli insulti arrivavano più dai maschi o dalle femmine. «Tutti e due — racconta — Quelli delle ragazze erano forse più cattivi perché tra maschi può far parte del gioco, mentre l’offesa di una ragazza è più destabilizzante».
Sono molti gli ostacoli che Giorgio ha dovuto superare: «Nel mondo stesso del nuoto sincronizzato c’è chi non condivideva l’apertura di questo sport ai maschi — dice deluso — Ho dovuto cambiare molti licei perché non ero in linea con il percorso degli altri studenti. Le mie scelte venivano continuamente boicottate. A voi oggi dico che stare bene con se stessi è più importante di qualsiasi discriminazione».

Il campione Minisini ai bambini vittime delle prese in giro dei compagni: “Non esistono sport adatti, conta ciò che vi rende felici”
RICCARDO DE LUCA/ AGF
Medaglia d’oro
Giorgio Minisini, 22 anni, ha iniziato a praticare il nuoto sincronizzato quando ne aveva sei. Nel 2017 ha vinto l’oro ai mondiali di Budapest

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