Dalla rassegna stampa Musica

Indie Pride 2018: la musica per dire basta a omotransfobia e bullismo

Indie Pride 2018: la musica per dire basta a omotransfobia e bullismo

Paola Gabrielli

Un bacio, a suon di musica, contro omo-transfobia, bullismo e sessismo. Torna Indie Pride 2018, il festival lungo una notte, dalle 19 di domani fino alle prime ore del mattino di domenica 28, in cui artisti, band indipendenti e addetti ai lavori che orbitano intorno al pianeta musica mettono insieme le forze per dire basta a ogni forma di discriminazione legata al mondo Lgbt. Tutto al Tpo di via Casarini 17/5. Perché il bacio? Perché con la campagna di sensibilizzazione #unbaciosullalotta, decine di artisti hanno messo faccia, bocca e rossetto firmando e baciando la Carta d’Intenti di Indie Pride, un documento sottoscritto per l’avvio di un percorso di condivisione e confronto. «Più che una carta, una alleanza – sottolinea l’assessora alle Pari opportunità Susanna Zaccaria – per la tolleranza, il rispetto, la parità». Quanto alla lunga notte, la line-up «contraddistinta – spiega Antonia Peressoni, presidente dell’associazione Indie Pride – da un’idea di contaminazione tra arti e musicisti» è corposa. Tra i tanti ospiti, non si può non ricordare A Toys Orchestra, Marschmellow, Varano, Io e la Tigre con il loro nuovo progetto. E ancora, tra gli altri, Gian Maria Accusani (Prozac+, Sick Tanburo), I’m not a blonde con Leziero Rescigno degli Amor Fou. Spazio anche alle incursioni letterarie dei We Reading, in collaborazione con il collettivo Parsec, e al dj-set (a un certo punto imbraccerà la chitarra) di Nikki di Tropical Pizza su Radio Deejay. E a condurre i giochi, la bizzarria di Honeybird e il rapper Willie Peyote, a ribadire che, parafrasando un suo pezzo, chi dice «Io non sono razzista ma» forse è davvero «un razzista ma non lo sa». Suggestivo è poi il nuovo videoclip di A Toys Orchestra «Candies and flowers». La storia, scritta e diretta da Domenico Onorato, mette in scena un matrimonio di una persona trans negli anni ‘80. Altri gli artisti, ognuno con la sua tavolozza di colori per contribuire a comporre un quadro il più composito possibile. Perché questo è Indie Pride.


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