Dalla rassegna stampa Letteratura

IN CARROZZA CON MADAME

… Aveva perso la testa per Francesco Algarotti, un affascinante e ambizioso poligrafo italiano di vent’anni più giovane di lei e palesemente omosessuale, e nel 1739 si lanciò al suo inseguimento per le strade del Belpaese…

IN CARROZZA CON MADAME
Nato nel XVII secolo, esploso nel 1700, il Grand Tour era destinato soprattutto ai figli maschi della nobiltà d’Europa. Ma qualche eccezione femminile ci fu.

Come dimostrano quattro viaggiatrici di genio. Queste

di Benedetta Craveri

Nata in Inghilterra nel corso del XVII secolo per poi trionfare nel Settecento e diffondersi su scala europea, la prassi di completare l’educazione dei rampolli della nobiltà con un viaggio d’istruzione sul continente prese il nome di Grand Tour. Esso doveva consentire ai futuri esponenti della classe dirigente britannica di studiare dal vivo usi, costumi, istituzioni politiche e metodi di governo degli altri paesi, permettendo loro di intessere rapporti stabili con le élite europee. L’itinerario di viaggio poteva variare ma due mete apparivano ineludibili: la Francia per la sua superiore arte del vivere e l’Italia per il suo patrimonio archeologico e artistico. Tenute lontano dagli studi, relegate nella sfera domestica, le donne non erano ovviamente contemplate. Ciò tuttavia non impedì alle più audaci di viaggiare in proprio e di raccontare le loro esperienze in opere destinate a durare.

La prima a dare l’esempio fu Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762). Che non mancasse di ardire lo aveva dimostrato scappando di casa per sposare l’uomo che amava, ma non tardò a dare ugualmente prova di una intelligenza fuori dal comune. Fin dalle lettere da lei inviate dalla Turchia dove, nel 1716, il marito era stato nominato ambasciatore di sua maestà britannica presso la Sublime Porta, Lady Mary si imponeva all’ammirazione per la sua verve di epistolografa e per l’originalità del suo sguardo. Spogliandosi da ogni pregiudizio e con lo spirito d’osservazione di un moderno antropologo, la viaggiatrice rendeva omaggio alla sapienza della civiltà islamica e ritornava in patria con una acquisizione rivoluzionaria: il segreto per debellare il vaiolo. Lei stessa era sopravvissuta per miracolo al terribile flagello che imperversava in Europa e, avendo scoperto che i turchi ne erano immuni grazie alla pratica di inoculazione del virus, aveva fatto vaccinare il figlio bambino e, coadiuvata dalla principessa di Galles, ne aveva diffuso su vasta scala l’impiego. A Londra Lady Mary avrebbe ritrovato l’eccitazione della vita mondana e dell’agone letterario.

Applauditi da Pope, i suoi versi e i suoi canovacci teatrali circolavano di mano in mano dando luogo a polemiche incandescenti, ma a cinquant’anni ella decise di voltare pagina. Aveva perso la testa per Francesco Algarotti, un affascinante e ambizioso poligrafo italiano di vent’anni più giovane di lei e palesemente omosessuale, e nel 1739 si lanciò al suo inseguimento per le strade del Belpaese. Algarotti si rese irraggiungibile ma per Lady Mary era ormai difficile rivenire sui suoi passi e preferì rimanere in Italia, prima nei dintorni di Brescia, poi a Lovere, sul lago d’Iseo, di lì a Padova e, infine, a Venezia, per ritornare a morire in patria dopo vent’anni di assenza. Forte della sua lunga esperienza italiana, invitava la figlia a non prestar fede ai resoconti menzogneri dei viaggiatori inglesi che alla fine del Grand Tour ” non tornavano in patria più istruiti di quanto lo sarebbero stati a casa con l’aiuto di una carta geografica”.

Ma nel suo bellissimo epistolario l’Italia resta sullo sfondo: oltre che per i parenti e gli amici lontani, è l’interesse per l’Inghilterra e la sua letteratura a dominare. Nella solitudine di un pittoresco altrove che le permane estraneo, la vecchia signora inglese bastava infatti a sé stessa, coltivando il suo giardino, leggendo, ricordando, meditando.

29/07/2018


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