Dalla rassegna stampa Giustizia

Se il diritto sta al passo con i tempi

Se il diritto sta al passo con i tempi

di Massimo Adinolfi

La decisione della Corte di Appello di Napoli è dirompente: due mamme, due fin dalla nascita, non una prima e l’altra dopo. La mamma biologica, che si è sottoposta alla fecondazione artificiale per avere un figlio, non viene prima della sua compagna, che ha ottenuto di poterlo adottare: vengono insieme, mamme entrambe, genitrici ugualmente.

La sentenza contraddice clamorosamente quanti si ostinano a pensare che esiste solo la famiglia formata da una mamma e da un papà, e compie un passo deciso oltre il compromesso raggiunto con la legge Cirinnà di due anni fa, quando si dava finalmente piena cittadinanza alle unioni civili, ma in tema di adozioni si lasciava uno spazio bianco, limitandosi la legge a richiamare le norme già in vigore in materia.

Nel frattempo ci sono state le iscrizioni di alcune coppie omosessuali negli atti di nascita dei loro bambini da parte dei sindaci di alcune città (la Napoli di De Magistris e la Milano di Sala, ma anche la Torino di Chiara Appendino e poi Palermo, Catania e altre ancora), e c’è stato anche, un paio di giorni fa, la decisione del Tribunale di Pordenone di sollevare innanzi alla Corte Costituzionale la questione di costituzionalità relativamente all’altro bastione, quello posto dalla legge 40, che vieta alle coppie omosessuali il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale.

In attesa del pronunciamento della Corte, si possono fare già alcune considerazioni. La prima. Quelli che pensano che la sovranità del popolo viene scavalcata ogni volta che un giudice fa di testa sua, in barba a una legge approvata dal Parlamento, hanno una idea alquanto rozza della sovranità popolare. Che, in regime costituzionale, non può essere un Leviatano che divora ogni cosa. La Suprema Corte ci sta apposta per quello, per evitare ogni forma di discriminazione, e proteggere la trama delicata dei diritti e delle libertà delle persone dagli eventuali soprusi del potere politico. Gli italiani sono più liberi, non meno, se c’è un giudice delle leggi, e se dal suo giudizio vengono tutelati principi e valori scritti in Costituzione.

Seconda considerazione. Dalla legge 40 in poi (sono trascorsi quattordici anni), numerosi interventi della Corte hanno modificato, quasi stravolto la normativa originaria. Forse l’ultimo aspetto davvero arcigno della legge è proprio quello che è ora all’attenzione della Consulta. Tolto quello, della legge non resterà quasi nulla. Ora, al di là delle questioni strettamente giuridiche su cui la Corte si pronuncerà, da un punto di vista storico e politico, questa vicenda è la dimostrazione che c’è un senso dei tempi, di cui forse una buona tecnica legislativa dovrebbe tenere conto. Mettere divieti senza considerare in quale direzione vanno le cose, come evolve la sensibilità collettiva, quali istanze emergono dal suo seno è uno sforzo tanto testardo quanto inutile. Poi di sicuro verranno i filosofi i quali protesteranno e obietteranno che il fatto non può precedere il diritto, e il diritto non può seguire il fatto. Ma questo, se è vero in astratto, non è mai stato vero del tutto, in concreto. Gli ordini del fatto e del diritto si incrociano in continuazione, nella realtà storica e sociale.

Ma poi, in pratica, di quali fatti o di quali diritti parliamo? Questa è la terza e ultima considerazione, che inviterei a tenere presente senza ragionare ideologicamente, o per mero spirito di sistema, ma chiedendosi come davvero vanno, o andranno, le cose. Per quel bambino che non avrà una mamma più mamma dell’altra, è meglio o peggio che i due genitori stiano sullo stesso piano? A meno di non voler rispondere, come un sapiente greco dei tempi antichi, che meglio sarebbe stato per lui non esser nato, difficile negare che sia meglio. Che i due volti che ha dinanzi quando viene al mondo siano quelli di chi lo ha voluto insieme e con pari forza ed amore, non quello di chi lo ha voluto e ha potuto, e l’altro di chi, pur volendolo allo stesso modo, non ha potuto. Certo, il bambino stesso non è solo un «voluto», l’oggetto del desiderio altrui, ma una nuova soggettività. Ma allora fate la prova, e chiedetegli se vuole far differenza tra i suoi due genitori. Chiedeteglielo appena saprà parlare, e dopo, tutte le volte che vorrete. Ma anche prima, perché ve lo saprà dire anche con gli sguardi.

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