Dalla rassegna stampa Libri

Cinese o gay? Prima italiano

Cinese o gay? Prima italiano

Magari anche da noi si seguisse l’esempio inglese: chi ci difenderà se no in un momento come questo?

di S H I Y A N G S H I

Se la mia casa editrice non l’avesse voluto fortemente per ben due anni, Cuore di seta: la mia storia italiana made in China, il primo romanzo autobiografico di un cinese d’Italia, non sarebbe mai venuto alla luce. Mi sembrava troppo difficile raccontare con uno sguardo pacificato le mie ferite adolescenziali e l’intero percorso di crescita ed emancipazione, umana prima che artistica, a partire dal primo momento in cui ho messo piede in Italia a undici anni, da clandestino. E ancora più complesso mi sembrava parlare del mio coming out in una famiglia cinese piuttosto tradizionale trapiantata a Milano fin dagli anni Novanta. Non mi sentivo in grado di trasmettere un messaggio positivo e pieno di speranza alle giovani generazioni italiane. Ma oggi sono felice di aver accettato la sfida.

Per questo capisco e sostengo a pieno la scelta editoriale di Penguin Random House. Non solo l’appoggio ma mi auguro che la mia o un’altra delle maggiori case editrici italiane faccia una scelta simile e dia maggiore spazio alle diversità tutte, a maggior ragione in un periodo storico vulnerabile e convulso come questo. E lo affermo da cittadino italiano per scelta, una scelta avvenuta dodici anni fa: uno dei tanti cittadini italiani del sottobosco, diversamente colorati ma fieri del loro Ius Culturae che nessun regionalismo e spinta protezionistica o risultato elettorale potrà mai togliere.

La sostengo anche perché ho perso molta fiducia nelle istituzioni italiane ma non nella saggezza popolare e nell’intelligenza delle politiche aziendali che, vuoi per correttezza politica, vuoi per strategia di mercato, riconosce e dialoga con quella porzione di società che di fatto è già protagonista nella quotidiana realtà sociale ma non lo è altrettanto nel racconto dei media, teatro, tv e cinema compresi. Dare spazio alle varie voci di un’italianità in evoluzione può solo fare tanto bene allo Stivale, storicamente crocevia di culture antropologicamente così lontane tra loro. Quindi sarebbe auspicabile che anche le maggiori case editrici italiane seguissero l’esempio inglese.

D’altra parte non posso però non tenere in conto le paure di quanti sostengono l’eurocentrismo, forse un retaggio post coloniale, o trovino conforto nel salvinismo di turno. Per loro accettare di fare spazio ad altri in casa propria vuol dire intanto reggere all’idea che Tu possa esistere nonostante la potenza dell’Altro, che l’Altro possa esprimersi nella tua lingua identitaria, manifestando altre possibilità di essere Te stesso senza minacciare il Tuo diritto di esistenza. Capisco quindi con disagio che il mio essere cinese milanese, italiano e aspirante padre gay rappresenti per una parte della società una minaccia. Tuttavia mi conforta che ne esista anche un’altra di parte, che ho avuto il piacere di incontrare grazie alla pubblicazione del mio libro, testimone dell’evoluzione della nostra società e del suo cambiamento.

In questi 28 anni di vita italiana ho imparato a consultare in italiano I Ching, l’antico libro dei mutamenti dei miei Avi e, da buddhista tibetano, a sviluppare il positivo ( So) eliminando il negativo ( Ngal). Andrà tutto benissimo se gestiamo il cambiamento “secondo rettitudine”. Certo, prima dobbiamo metterci d’accordo su “cosa è retto”.

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