Dalla rassegna stampa Cinema

I tormenti dei piccoli adulti

I tormenti dei piccoli adulti
Ragazzini infelici, orfani in fuga, ribellioni

Il regista Haynes: più rispetto per l’infanzia

Stefania Ulivi

ROMA «Mi piaceva l’idea di girare un film per regalare ai bambini e ragazzi di oggi il piacere della scoperta nel creare le cose, di giocare con colla e carta, di inoltrarsi tra le pieghe del tempo». Per Todd Haynes, il regista di Carol, Io non sono qui, l’infanzia era mondo inesplorato, fino a quando non ha trovato un Cicerone speciale. Lo stesso che anni fa guidò la mano di Martin Scorsese per Hugo Cabret. È stato l’incontro con il besteller di Brian Selznick Wonderstruck a convincere il regista a trarne un film, La stanza delle meraviglie, finalmente in arrivo anche da noi (il 14 giugno con 01), dopo il passaggio a Cannes lo scorso anno.

Protagonisti Rose e Ben (Millicent Simmonds e Oakes Fegley), due adolescenti separati dal tempo (una nel 1927, l’altro nel 1977) ma uniti da un luogo, New York, e una condizione, la sordità. Entrambi sono alla ricerca di un incontro: lei, in un atto di ribellione contro un padre padrone, con una fatalissima diva del muto — Julianne Moore, una delle attrici feticcio di Haynes, che interpreta anche ultrasessantenne destinata a giocare un ruolo importante per Ben —, lui, all’indomani della morte della madre, sulle tracce del papà che non ha mai conosciuto. Via dalle loro case, in New Jersey e in Minnesota, destinazione New York. E i suoi pericoli. Ma anche i suoi incanti come i tesori del Museo di Storia naturale.

«Credo che i teenagers non siano solo il prodotto di questa epoca digitale ma abbiano la capacità di guardare oltre il presente, di fare propria una narrazione diversa. Hanno pazienza, sanno andare in profondità. Meritano rispetto e attenzione. E io volevo dare loro qualcosa di bello, ben costruito. Un omaggio all’esperienza tattile e alla memoria attraverso gli oggetti. Un museo è il luogo perfetto per elaborare le perdite», spiega Haynes al Corriere. Nella parte del film ambientata nel 1977 ha messo anche i suoi ricordi di ragazzo. «Eravamo piuttosto liberi e aperti. Decisamente meno protetti di oggi».

Un film per famiglie, La stanza delle meraviglie, senza tocchi di sentimentalismo. «I ragazzi non sono particolarmente smielati, sono gli adulti che proiettano la loro mentalità. Qui ci sono due giovanissimi che vanno liberi nel mondo in cerca di risposte».

Coraggiosi, inquieti e intraprendenti come molti loro coetanei che troviamo sul grande schermo. Come Charlie Thompson (Charlie Plummer premiato Mastroianni a Venezia 74), il quindicenne del film di Andrew Haigh che rimasto orfano si trova a traversare l’America, in compagnia di un cavallo. O il piccolo Jyo Kairi, lo Shota di Un affare di famiglia con cui Hirokazu Kore-eda ha vinto la Palma d’oro a Cannes, piccolo ladruncolo capace di portare in superficie i misteri della sua curiosa famiglia. O Zain, il protagonista sottoproletario di Capharnaüm di Nadine Labaki (Premio della Giuria) che porta in tribunale i genitori colpevoli di averlo messo al mondo. A interpretarlo è Zani Al Rafeea, nato a Daraa in Siria il 10 ottobre 2004, profugo rifugiato in Libano con la famiglia da sei anni. Un attore di sedici anni, il belga Victor Polster, ha vinto come miglior interprete a Un certain regard per Girl, ritratto di Lara che sogna di diventare un’étoile della danza sfidando il padre e i limiti del suo corpo di maschio. Orfani all’improvviso anche i due piccoli napoletani della fanta-favola Tito e gli alieni di Paola Randi (Luca Esposito e Chiara Stella Riccio), nipotini di Valerio Mastandrea a cui, a tratti, rubano la scena.

I bambini continuano a guardarci dal grande schermo. Sarebbe importante, Todd Haynes, si dice convinto, ascoltarli. E imparare da loro profondità e meraviglia.

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