Dalla rassegna stampa Libri

Pierpaolo Mandetta, dalle sofferenze del bullismo alla consapevolezza di sè. L’intervista allo scrittore

Pierpaolo Mandetta, dalle sofferenze del bullismo alla consapevolezza di sè. L’intervista allo scrittore

Federica Cabras

Pierpaolo Mandetta, classe: 1987 – ma con i dolori alla schiena, ci dice in uno dei suoi libri, di un ’76, minimo –. Segni distintivi: ironico, ansioso, dolce, estremamente talentuoso. Pubblicazioni: cinque. Blog: uno, il molto seguito “Vagamente suscettibile”.
Abbiamo i primi, “Cuore satellite” (romanzo sentimentale), “La legge dei lupi nobili” (libro d’azione, fantasy) e “Aperti di notte” (raccolta di racconti erotici).

Poi la grande occasione con Rizzoli.

“Dillo tu a mammà” è da considerare il trampolino di lancio di una carriera molto promettente, sì, ma è anche un percorso di crescita, di comprensione. Un percorso d’amore, amore romantico, certo, ma non scevro da problemi, muri e incomprensioni… insomma, un amore da adulti. Abbiamo Samuele, ragazzo del Sud trapiantato al Nord, fermo dinanzi a uno scalino difficile da superare: deve confessare ai suoi di essere omosessuale e di avere accettato la proposta di matrimonio del suo fidanzato Gilberto. Inoltre Samuele, malgrado non voglia, deve anche crescere, e crescere significa, spesso, anche fare pace con i fantasmi del passato, affrontare gli altri, comportarsi razionalmente. Mandetta, in questo romanzo, ci accompagna a scoprire l’amore – quello vero, che ci nutre e ci fa sentire vivi –, ci spiega come si diventa adulti davvero – perché non basta un capello bianco o la carta d’identità per esserlo, ci vuole anche il cuore da grandi – e ci coccola, donandoci ironia, saggezza, verità.

Recentissimo è “Vagamente suscettibile Evolution. Come diventare blogger e vivere (in)felici”. Metà diario della sua vita passata e metà raccolta di consigli per aspiranti scrittori, è anche condito con i migliori post di Facebook – esilaranti, indimenticabili – degli ultimi tempi. In questo libro, lo scrittore si apre. Ci racconta, con sentimento, tutto il suo cammino. Ci dona il suo intero percorso. Tutto… siamo testimoni attenti di tutto. Dal bullismo subito a scuola ai primi inconfessabili amori; dall’incomprensione dei suoi alla paura di essere inadeguato; dal coming out fatto da solo, di fronte allo specchio, a quello con i genitori. Il sogno di scrivere. Le cadute. Le soddisfazioni. I pianti. Le risate. Il blog. I successi. L’arrivo di una relazione stabile. Il contratto con la Rizzoli. I cambiamenti. L’ansia. Il coraggio di cambiare, di germogliare, di percorrere una salita dura ma necessaria.

Pierpaolo, in “Vagamente suscettibile Evolution!” permetti ai lettori di dare uno sguardo dentro il tuo cuore e dentro la tua anima. È stato difficile donarsi a tutti i lettori in modo così trasparente, così totale?

Be’, la cosa si è fatta bizzarra. Nell’ultimo anno ho presentato “Dillo tu a mammà” in giro per l’Italia e ho raccontato spesso di un pezzo importante e doloroso del mio passato, e ogni volta mi costava molto emotivamente ma ne ero felice, perché so che là fuori tante persone hanno bisogno di sapere che ciò che provano non capita solo a loro. Così alla fine del tour mi sono detto olè, è finita, adesso mi riposo, basta vita privata spiattellata ai quattro venti! Come no. Il tempo di un mese e ho cominciato a costruire “Evolution!”. Cinque mesi di lavoro passati a singhiozzare di fronte al computer, però sono molto soddisfatto. Ci ho messo tutto me stesso. Tutto quel che ho scritto. È la celebrazione del viaggio fatto assieme ai miei lettori e so che si faranno tante risate, oltre a ritrovarsi spesso nei racconti.

È importante aprirsi con gli altri riguardo ansie e paure in modo da esorcizzarle per riuscire ad andare avanti nel proprio cammino?

La cosa è molto soggettiva. Certa gente nel palesare le proprie debolezze ne viene spaventata, schiacciata. Per me è terapeutico: mi fa sentire meno solo sapere che le mie stranezze non sono così strane. Insomma, siamo tutti un po’ fenomeni da circo, ma è solo quando il circo passa e ci uniamo agli altri fenomeni che finalmente ci vediamo “normali”.

La parte dove racconti del bullismo dei tuoi compagni di scuola è particolarmente dura da leggere. Il bullismo è emarginazione, pesantezza, dolore e inquietudine. Il bullismo è morte – e non solo interiore, in certi casi – e buio. Come si può combattere, secondo te? C’è qualcosa che possono fare i genitori, gli insegnanti, i conoscenti, gli zii o chiunque altro?

Ho sofferto per tutta la vita a causa del bullismo. Ma non semplicemente perché sono stato insultato o picchiato. Quello che mi ha marchiato per tutto questo tempo è stato accettarlo. Accettare il bullismo. Accettare di essere una vittima, perché poi si resta vittime anche nella vita. Non chiedere aiuto. Non essere stato aiutato quando l’ho chiesto. Il bullismo si combatte rifiutandolo, informando i ragazzi che possono e devono chiedere aiuto agli adulti per fermare una cosa che – è fondamentale ricordarlo – è ingiusta.

Parliamo di “Dillo tu a mammà”. Cosa avete in comune tu e Samuele? In cosa invece siete diversi?

Samuele è come Ranma quando si bagna con l’acqua fredda. Cambia tutto, ma resta la stessa persona. Viviamo in mondi identici ma in tempi diversi. Lui è la conseguenza delle mie esperienze. Apparentemente impariamo sempre qualcosa dalla vita, ma basta uno scossone per rimettere tutto in subbuglio, e le persone che ci amano un po’ ne soffrono. Però entrambi abbiamo capito che la vita ha quest’unica certezza, che non si ferma mai di fronte ai cambiamenti. Indipendentemente da noi.

Cosa rappresenta questo libro per te?

Fin dalla nascita ho sempre aspettato che il mondo, la società, la mia famiglia, mi dicessero “bravo”. La mia autostima era zero. Ho pregato per tanto tempo, ho sognato questa conferma. Rizzoli mi ha dato la grandissima opportunità di spezzare questa grande aspettativa e di poter dire e dimostrare a me stesso “sì, ce la posso fare”. Con “Dillo tu a mammà” ho chiuso un cerchio, un capitolo della mia vita che mi vedeva sempre in balia degli altri e delle paure. L’adolescente che impara a guardare avanti per diventare adulto.

Stai presentando il libro anche nelle scuole. Con questo progetto, permetti che si possa parlare con i ragazzi di temi importanti come il bullismo, l’omofobia, le relazioni di genere. Ci racconti un po’ come sta andando?

È stata un’esperienza molto impegnativa ma emozionante, che ripaga tanto in termini umani. I ragazzi sono degli stronzi, nel senso buono del termine. Non hanno filtri, non hanno particolari pregiudizi se non quelli che gli arrivano dagli adulti. Perciò ascoltano, si incuriosiscono, e restano commossi dalle parole di un ragazzo che ha sofferto proprio in quell’ambiente che ora stanno frequentando loro. Ma spesso i ragazzi non pensano a quel che fanno e dicono, e l’obiettivo di questi incontri è dare qualche spunto affinché si rendano conto che anche un semplice sfottò può rovinare il futuro a un compagno, che le parole dette con leggerezza possono pesare come macigni per una compagna.

I riscontri dei lettori sono stati molto positivi. Cosa provi quando pensi alle tante persone che si nutrono delle tue frasi, delle tue parole, delle tue pause, della tua scrittura?

Un grande benessere. La sensazione di esistere, di avere il mio posto nell’universo. Sentirmi apprezzato dai lettori è come quella carezza che mio padre non mi ha mai fatto da bambino.

La frase/recensione che ti ha reso più felice.

Ma è ovvio: questa! (paraculo?)

Scrittore, blogger. Gestisci anche la Posta del Cuore. Super impegnato, insomma. È difficile occuparsi di tutto?

Sì, e infatti l’idillio è durato fino all’anno scorso. Ora sto franando e rinunciando a molte cose a cui tengo ma che gravano sulla mia testolina. Tutto lo stress accumulato mi ha aspettato al varco e me l’ha fatta pagare.

Che rapporto senti di avere con i lettori?

Mi contattano quando vogliono e io ne sono felice. Quel che scrivo sui social è sempre per loro. È il mio modo per azzerare le distanze, per toccarli, per dimenticare i tanti anni di solitudine che mi hanno accompagnato.

Un consiglio veloce veloce che senti di dover donare ai giovani.

Vivere cercando di non fare del male.

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