Dalla rassegna stampa Politica

Il deputato sopravvissuto al ciclone verde-azzurro - Zan, l’ultimo democratico

…esponente di lungo corso della comunità gay del Veneto, eletto nel 2013 con Sel per poi passare nel Pd e diventare uno dei renziani più fedeli all’ex premier…

Il deputato sopravvissuto al ciclone verde-azzurro – Zan, l’ultimo democratico

La squadra del Pd passa da otto a uno. «Sento il peso della responsabilità che mi è stata affidata dagli elettori»

PADOVA Dargli del «sopravvissuto», forse, è poco elegante. Ma, in fin dei conti, finiti i complessi calcoli dello spoglio del Rosatellum, non è altro che la cruda realtà dei fatti. Il deputato uscente Alessandro Zan, 44 anni, rieletto alla Camera grazie al ruolo di capolista nel proporzionale di città e provincia, sarà l’unico parlamentare padovano del Pd (e quindi dell’intero centrosinistra) nella diciottesima legislatura che sta per partire.

«In queste ore – confessa Zan – prevalgono ovviamente l’amarezza e la delusione per il risultato molto negativo di domenica. Ma è chiaro che, nei prossimi giorni, comincerò a sentire il peso della responsabilità che mi è stata affidata». Negli ultimi cinque anni, a fare squadra con l’allora debuttante Zan sui banchi di Montecitorio, c’erano altri cinque democratici padovani: Vanessa Camani, Margherita Miotto, Giulia Narduolo, Alessandro Naccarato e Gessica Rostellato (che, a dire il vero, si è aggiunta in corsa visto che in prima battuta è stata eletta con il Movimento 5 Stelle). E poi, in Senato, a rappresentare la compagine di via Beato Pellegrino, c’erano Giorgio Santini e l’ex montiano Gianpiero Dalla Zuanna.

Adesso invece l’ex assessore all’Ambiente di Palazzo Moroni, esponente di lungo corso della comunità gay del Veneto, eletto nel 2013 con Sel per poi passare nel Pd e diventare uno dei renziani più fedeli all’ex premier (e all’ex sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi), è rimasto completamente solo a rappresentare la città del Santo. I democratici infatti, tra Padova e provincia, hanno ottenuto appena il 16,8% dei voti, uscendo peraltro sconfitti in tutti i cinque collegi uninominali. Compreso quello della città, dov’era in corsa un altro ex assessore di Palazzo Moroni, quello al Sociale Fabio Verlato. E così, da otto che erano, l’unico parlamentare «sopravvissuto» è appunto Zan. Di certo uno dei più a sinistra del gruppo. E non soltanto per la sua precedente militanza in Sel e, ancor prima, nei Ds. «A mio parere, non esistono alternative – osserva l’ex assessore a proposito degli eventuali scenari di governo – Abbiamo perso le elezioni. E, quindi, il nostro posto è all’opposizione. Gli italiani, veneti compresi, hanno deciso di premiare l’estremismo e il populismo della Lega e del M5S, fidandosi delle promesse evidentemente irrealizzabili del reddito di cittadinanza e della Flat Tax. E, dunque, è giusto che i vincitori si mettano alla guida del Paese».

Insomma, come ha detto a caldo il segretario democratico dimissionario Matteo Renzi lunedì pomeriggio, i deputati del Pd non forniranno nessun sostegno a Matteo Salvini o a Luigi Di Maio.

«Se sostenessimo i 5 Stelle o la Lega non saremmo credibili – argomenta Zan – E tradiremmo il compito che ci è stato dato da chi ha scelto di fare una croce sul simbolo del Pd». Non manca, però, un po’ di autocritica per il magro risultato. «Non abbiamo comunicato come avremmo dovuto i grandi risultati raggiunti nella scorsa legislatura. La ripresa economica, la crescita dell’occupazione e gli straordinari passi avanti nel campo dei diritti civili – ricorda il deputato fresco di conferma – come la legge sulle coppie di fatto e quella sul testamento biologico». Tra i risultati rivendicati dalla ex pattuglia di parlamentari Pd padovani, inoltre, c’è anche il contributo statale di 56 milioni di euro per la nuova linea del tram di Padova dalla Stazione a Voltabarozzo. «Anche con un governo di colore politico diverso – promette Zan – mi batterò per difendere questo finanziamento vitale per la nostra città». Una città nella quale, incamerando il 24,4% dei consensi, il Pd si è rivelato (con una certa sorpresa) il primo partito: «Gli elettori, giustamente, hanno riconosciuto il buon lavoro che sta facendo la giunta di centrosinistra guidata da Sergio Giordani e Arturo Lorenzoni – prova a sorridere l’ex assessore – almeno a Padova, c’è un’ottima base da cui ripartire». E se lo dice l’unico «sopravvissuto», forse, c’è da credergli.

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