Dalla rassegna stampa Televisione

Sanremo - Favino, perché la "battutaccia" su Conchita Wurst se hai interpretato tu stesso personaggi trans e gay?

…”Molti si lamentano del Festival di Sanremo, ma devo dire che da quando sono andato all’Eurovision ho scoperto che c’è di peggio”…

Favino, perché la “battutaccia” su Conchita Wurst se hai interpretato tu stesso personaggi trans e gay?

L’attore in passato si è espresso a favore della causa Lgbt

Silvia Renda

Per passare dagli applausi ai fischi basta un attimo e, per Pierfrancesco Favino, quell’attimo è durato il tempo di una battuta, che ha spazzato via una prestazione fino a quel momento apprezzata sul palco di Sanremo, un trascorso di film nei quali ha interpretato personaggi gay e dichiarazioni a favore della causa Lgbt, come quando nel 2010 raccontò di aver provato, da ragazzino, ad avere un rapporto con un uomo, perché “volevo capire cosa desiderassi dalla vita. Essere felici dovrebbe essere consentito a tutti”.

Nel corso della terza serata del Festival, l’attore – prestato alla conduzione per la kermesse – è stato criticato in diretta sui social per una frase, ritenuta infelice, che derideva la cantante transgender Conchita Wurst. Il vento della polemica non ha smesso di soffiare una volta calato il sipario sul teatro dell’Ariston e attivisti, come l’ex presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, si sono espressi sulla vicenda, per biasimare il comportamento dell’attore.


Aurelio Mancuso
@aureliomancuso
Quindi il bonone, maschione #Favino intimorito da chissà quali tremori intimi ha voluto prestarsi al siparietto #omofobo. Da questi pseudo artisti de sinistra arrivano sempre le cose peggiori… @ConchitaWurst #Sanremo2018

Aurelio Mancuso
@aureliomancuso
#Favino chiedi scusa perché nessuna persona #LGBT ha riso del tuo squallido siparietto #omofobo!!! @ConchitaWurst

La battuta incriminata è stata pronunciata nel corso di una gag, inscenata insieme a Rolando Ravello, in cui l’attore ha imitato Steve Jobs e presentato un nuovo prodotto tecnologico, BaglionONE. Il finto patron della Apple ha mostrato una foto di Conchita Wurst, vincitrice nel 2014 all’Eurovision Song Contest. “Molti si lamentano del Festival di Sanremo, ma devo dire che da quando sono andato all’Eurovision ho scoperto che c’è di peggio”, ha detto l’attore riferendosi proprio alla Wurst, e su Twitter non l’hanno perdonato.

Vergogna, vergogna, vergogna: il ritornello si ripete nei post comparsi sui social, tra chi si dice deluso e amareggiato di un’uscita che poteva essere evitata. Il testo, lo riconoscono gli utenti, non sarà stato scritto dallo stesso Favino, ma la sua colpa sarebbe comunque stata quella di essersi prestato all’interpretazione. “Quindi il bonone, maschione Favino intimorito da chissà quali tremori intimi ha voluto prestarsi al siparietto omofobo”, scrive Mancuso, “Da questi pseudo artisti de sinistra arrivano sempre le cose peggiori”.

Eppure, l’attore, con trucco, barba e abito lungo – tratti divenuti distintivi della cantante Wurst – in passato si era già mostrato, interpretando personaggi in lotta contro l’omofobia e la discriminazione sessuale. Lo ha fatto nel 2002 nel film da Zero a dieci, diretto da Ligabue, nel quale il suo personaggio – un medico omosessuale – realizza il sogno di sfilare per la città su una carrozza, vestito da drag queen. Lo ha fatto nel 2007 nel film Saturno contro, diretto da Ferzan Ozpetek, nel quale il suo personaggio affronta la perdita del compagno e il difficile percorso di accettazione della loro relazione da parte dei genitori di lui. Lo ha fatto nel 2008, insieme a Claudio Santamaria e Paola Cortellesi, con reggicalze e corpetto, interpretando uno dei brani del “The Rocky Horror Picture Show”, in una puntata del programma di Rai 3 “Non perdiamoci di vista”, dedicata alle diversità.

Delle interpretazioni che sono valse a Favino un plauso unanime da parte della comunità Lgbt. E che lui mai ha rinnegato, rivendicando anzi il suo “lato femminile”. “Ho sempre pensato che gli appetiti sessuali siano assolutamente liberi”, aveva dichiarato in un’intervista a Gay.it, “Non ho paura del mio lato femminile, forse questa cosa traspare”. E ancora, riporta sempre il sito, parlando se avesse mai avuto un rapporto con un uomo: “Una volta ci ho provato, ero un ragazzino, anzi, è stato lui a provarci con me. Ma non è stata un’esperienza esaltante. Stavo in quella fase in cui volevo capire che cosa desideravo dalla vita. Avevo paura di essere qualcosa di diverso rispetto a quello che ero e non volevo portarmi il dubbio per tutta la vita. Essere felice dovrebbe essere consentito a tutti”.

Non è dato sapere se l’attore deciderà di ignorare le critiche o parlare dell’accaduto, se, in quest’ultimo caso, lo farà direttamente dal palco di Sanremo o in altra sede. Al momento non sono giunti commenti.

Favino offende Conchita Wurst, la pseudo-sinistra intellettuale si conferma imbattibile sulle omotransfobie

Aurelio Mancuso

Ce li immaginiamo gli autori che da settimane stanno imbastendo il complicato copione di Sanremo, darsi le gomitate e scambiarsi sorrisetti quando hanno creato la scenetta, recitata con trasporto da Favino. Quel breve prologo di un monologo nonsense, che ha recitato così: “Molti si lamentano del Festival di Sanremo, ma devo dire che da quando sono andato all’Eurovision ho scoperto che c’è di peggio”.

Appare la gigantografia di Conchita Wurst, vincitrice della kermesse europea nel 2014, e dalla sala si ascoltano risolini, accompagnati da un inequivocabile movimento della testa dell’attore. Molti utenti della rete parlano di battutaccia, o che forse gli sarà scappata lì per lì, diciamo uno scivolone. Niente di più fuorviante.

Il testo è stato preparato con cura, Favino lo ha seguito con attenzione, con il copione tra le mani. Un’operazione voluta, pensata e propinata al pubblico. Quindi, oltre la responsabilità morale e materiale del bonone romano, che c’ha messo del suo per sottolineare il disprezzo nei confronti di una manifestazione internazionale cui partecipa di diritto il vincitore di Sanremo, bisogna chieder conto a Claudio Baglioni, che del concorso canoro e il “dittatore artistico”, come ama incensarsi da giorni.

Sappiamo che nessuno si scuserà né con l’Eurovision e neppure con Conchita, offesa deliberatamente come artista e transgender. Nel Festival sanremese ci sta di tutto, dagli insulti studiati a tavolino agli omaggi a Bindi, che ora tutti rimpiangono, ma che quando era in vita, quasi nessuno ha difeso perché escluso dallo scintillante mondo dello spettacolo nostrano, appunto perché era troppo visibilmente omosessuale.

Siamo certi che Favino, Baglioni, gli autori avranno tanti amici gay, che se mai accennassero a un pentimento, li userebbero come scudo, allontanando da loro l’affronto di esser bollati come omofobi. Ci sta pure che, magari, qualche scriba del successone nazional-popolare, sia omosessuale, dichiarato o meno, il che confermerebbe la triste piaga dell’omofobia interiorizzata.

La finiamo qui, ma sì certo. Vedrete che, mancando ancora due serate, qualche altra perla ci sarà servita a gratis. Una sola ultima chiosa, se dai destrorsi di tutte le arti te la puoi aspettare una schifezza del genere, imbattibili sono i vate della pseudo-sinistra intellettuale. Alla prossima porcata….

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