Dalla rassegna stampa Libri

Le peripezie della “banda della culla”

Francesca Fornario presenta il suo libro al circolo Pick Week

Le peripezie della “banda della culla”

Francesca Fornario presenta il suo libro al circolo Pick Week

VIGEVANO. Mettere su famiglia, al giorno d’oggi, è più difficile che vincere alla lotteria. E Francesca Fornario, giornalista satirica nonché scrittrice, lo racconta nel suo libro “La Banda della culla” edito da Einaudi.

«A dire il vero – spiega Fornario – in questo libro c’è più realtà che satira, Anche quelle “scene” che fanno sorridere sono reali e provocano un riso amaro. Come si dice “si ride per non piangere”».

Fornario, che sarà ospite questa sera alle 20.30 al Circolo Pick Week (corso Novara 229) nel suo romanzo racconta in modo divertente, ma profondo, le difficoltà di essere genitori nella società contemporanea. Protagoniste sono tre coppie: Giulia e Miguel, dove lei ha 39 anni, l’endometriosi, un ovaio mancante e non riesce ad avere figli perché, per cercare il lavoro “stabile, ha finito con l’aspettare tanto prima di provarci. Camilla e Veronica sono sane, giovani, hanno un lavoro stabile “ma” sono omosessuali. E poi ci sono due studenti che arrancano per pagare l’affitto, risparmiano sui preservativi e per questo, “fanno il danno”.

Chi sono, nella realtà, tutti questi personaggi?

«Lo spunto arriva da decine e decine di persone che ho conosciuto o intervistato, anche amici. Ho iniziato a scrivere nel 2013, quando una sera dovevo moderare un dibattito della Cgil sulla precarietà: dovevano intervenire Zingaretti, Camusso e Marzano, ma non sono potuti venire e mi sono trovata da sola a moderare decine di precari di tutta Italia. Quello è stato l’incipit».

Lei ironizza molto sul fatto che la sua denuncia sia rimasta lettera morta, nonostante siano passati anni.

«Dal 2013 a oggi non è cambiato nulla. All’inizio io pensavo di scrivere quello che sarebbe stato un “romanzo storico”: parlavo del fatto che in Italia non c’era la garanzia di mantenere il lavoro se si resta incinta, che non c’è una legge che consenta alle coppie omosessuali di avere figli, non c’è una legge contro l’omofobia ed esiste ancora il reato di clandestinità. Non essendo cambiato nulla ho capito di avere grandi fans, perché hanno fatto di tutto per mantenere il mio libro estremamente attuale».

C’è la possibilità che nei prossimi dieci anni possa cambiare qualcosa?

«Non leggo il futuro però vedo che in altri Paesi le cose vanno già meglio e che qui basterebbe imitarli. Qui i giovani hanno solo contratti precari, solo 1 su 10 che ha un contratto di lavoro subordinato ha meno di 30 anni. Tutti gli altri sono precari, oppure a partita Iva dove si guadagnano 12mila euro lordi l’anno, da cui vanno tolte le tasse, le spese vive per lavorare, come telefono, internet, macchina, benzina, e soprattutto le spese del commercialista».

Un luogo comune definisce i giovani italiani come “mammoni” che non lasciano il nido per non spezzare il legame con la mamma.

«Purtroppo c’è questa idea e forse in passato sarà anche stato così. Ma oggi i giovani non hanno scelta: ci sono città in cui l’affitto di un monolocale costa quasi quanto uno stipendio. Come potrebbero uscire di casa? Come potrebbero mettere su famiglia?».

Selvaggia Bovani

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