Dalla rassegna stampa Libri

Il rimpianto delle cose mai possedute

Il rimpianto delle cose mai possedute

Raccontare la biografia amorosa di un uomo, dalla pubertà alla soglia della vecchiaia, è un percorso letterario che si può affrontare prendendo diverse strade, da quella rettilinea dell’erotismo a percorsi più complessi e tortuosi. André Aciman, scrittore massimalista dalle suggestioni proustiane, ha scelto nel suo nuovo romanzo Variazioni su un tema originale la strada delle occasioni mancate, dei malintesi, di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Come a dire, non senza nota struggente: la vita amorosa può essere anche questo, e forse addirittura è solo questo.

La distanza e l’esilio sono da sempre il tema di questo autore ebreo nato in Egitto che è cresciuto abbeverandosi alla cultura italiana e a quella francese, per diventare infine uno scrittore newyorkese (chiamarlo americano sarebbe una grossa imprecisione). Chi conosce la sua opera, sa che la distanza dalla terra amata dello splendido memoir Ultima notte ad Alessandria si è trasformata in distanza dal passato nel romanzo di formazione erotica Chiamami col tuo nome . Se oggi Aciman torna al tema della distanza in Variazioni su un tema originale , è per mostrarci invece quella che inesorabilmente separa gli amanti. Non a caso, in un momento di questo romanzo costruito su cinque racconti interconnessi, il protagonista Paul si sveglia da un sogno in cui cammina tenendo per mano la persona desiderata, e si rende conto «con incrollabile certezza che quei pochi minuti in cui camminiamo insieme mano nella mano sono, persino in sogno, più reali e più belli di qualsiasi cosa mi sia mai capitata in vita mia, e mentirei se chiamassi vita quanto ho fatto in questi anni».

Variazioni su un tema originale , tradotto da Valeria Bastia per Guanda, è un romanzo sinfonico che dà voce ai diversi strumenti di cui si compone la personalità di un essere umano, dalle note «audaci e dissolute» del pianoforte in una sonata di Shostakovich a quelle «piagnucolose e smarrite» della tromba che lo accompagna.

Nel primo di questi racconti il ventiduenne Paul torna all’isola italiana della propria infanzia, dieci anni dopo l’ultima svogliata vacanza che vi ha trascorso con i genitori, quando fu investito dalla spaventosa novità del desiderio per un giovane ebanista, Nanni. E con lo stupore e l’irruenza dei suoi 12 anni, di fronte a quel giovane uomo dagli occhi chiari e le mani delicate, Paul non riesce a trattenersi dal dirsi confusamente «voglio stare con te, voglio essere tuo figlio, voglio aprire la bottega prima del tuo arrivo e chiuderla dopo che te ne sei andato, voglio portarti il caffè e il pane caldo la mattina, farti la spremuta di limone, spazzare e lavare il pavimento e, dovessi chiedermelo, rinnegare i miei genitori, la mia casa, tutto. Voglio essere te».

Da un’isola fittizia dell’Italia meridionale all’isola reale di Manhattan, dai colori caldi dell’estate a quelli lividi dell’inverno, dalla preadolescenza all’età adulta, da un uomo a una donna: nel secondo racconto Paul vive con Maud e, sorprendendo la sua compagna a pranzo con uno sconosciuto in un ristorante, è colto da una gelosia rabbiosa. «Maud mi sta tradendo, la mia Maud a letto con un altro uomo, a fare cose che non fa, non può fare, non farà con me perché lui sa ottenerle, da lei». Salvo poi scoprire, a una cena apparentemente brillante ma in realtà crudele, che il presunto amante della sua compagna è un uomo affascinante e sicuro di sé che nel corso della serata farà la corte a Paul, non a Maud.

Il terzo racconto è invece incentrato sul corpo, quello liscio e muscoloso di un trentenne newyorkese che Paul spia ogni mattina negli spogliatori del circolo di tennis dove giocano entrambi prima di andare al lavoro. E il desiderio di quel corpo diventa per Paul l’occasione per macerarsi in un voyeurismo ossessivo che gli impedisce di farsi avanti e accorciare le distanze. «Evito di avvicinarmi perché voglio avvicinarmi», si strugge. Anche se paradossalmente «volere te mi rende felice».

È nel quarto racconto di questo romanzo, ferocemente sincero nell’affrontare l’enigma della bisessualità, che tutte le storie convergono, ancora una volta in un amore pieno di tranelli, con una ex compagna di università che Paul incontra a intervalli regolari di 4 anni, sempre allo stesso noioso party a New York: una serata che si conclude ogni volta nel monolocale surriscaldato di lei, in amplessi sublimi che iniziano il venerdì notte e terminano la domenica pomeriggio, senza che vi sia una vera ragione perché i due amanti si separino, al di là del fatto che riescono ad amarsi «con tutti gli organi tranne il cuore».

L’ultimo racconto, in cui il protagonista invecchiato corteggia una ragazza «nata l’anno in cui ho smesso di fumare», è un minuetto di piccoli e grandi malintesi a cui non è estranea l’umiliazione. Il suo finale a sorpresa obbligherà il lettore a riconsiderare l’intero romanzo da una prospettiva imprevista. «Fumare non mi manca», dice Paul con disarmante sincerità alla ragazza, «mi manca chi ero prima di smettere». E mentre quest’uomo che ha imparato ad amare «servendo due padroni», ragiona sul fatto che il rimpianto è il prezzo da pagare per le cose non fatte, e il rimorso il prezzo pagato per averle fatte, Aciman il mago dell’osservazione ossessiva, l’interprete instancabile di ogni pensiero fugace che inquina l’innamoramento, ogni sospetto, ogni giudizio, ogni certezza e ripensamento, ci lascia con l’amara consapevolezza che al di là di ogni illusione, l’amore è anche diffidenza, paura, disprezzo, e «il rimpianto non è altro che lo strumento per desiderare cose perdute da tempo, ma in realtà mai possedute».

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