Dalla rassegna stampa Cinema

C’era una volta la Defa, il cinema al di là del Muro

Da non perdere anche Coming Out di Heiner Carow, unico film gay girato in Ddr, proiettato per la prima volta la sera della caduta del Muro e vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale.

C’era una volta la Defa, il cinema al di là del Muro
Al Palaexpò in rassegna capolavori della Germania Est

La sigla, Defa, stava per Deutsche Film-Aktiengesellschaft, prima e unica compagnia di produzione cinematografica della Repubblica democratica tedesca. Gli studi erano quelli di Babelsberg, vicino Berlino, già sede della Ufa (Universum-Film Aktien Gesellschaft), dove avevano girato — prima di fuggire a Hollywood lasciandosi alle spalle gli orrori del nazismo — nomi leggendari come Billy Wilder, Douglas Sirk, Fritz Lang e Marlene Dietrich. Lì nacquero i capolavori di Murnau. Dopo la caduta del Terzo Reich divennero il quartier generale della Defa.

Dal 1946 al 1990 fu la fabbrica del cinema della Ddr. Un mondo a parte, separato da un muro non solo di mattoni, dove il regime puntava a costruire un nuovo immaginario con le armi della censura e della propaganda. In quegli studi furono girati dei film oggi considerati capolavori, frutto degli sforzi di autori coraggiosi e pieni di talento capaci di muoversi in quel reticolo di regole e divieti. Una produzione ricca e sorprendente che arriva al Palazzo delle Esposizioni grazie alla rassegna «C’era una volta il muro» (www.palazzoesposizioni.it). Venti titoli pescati dagli Archivi della Defa Stiftung, associazione no-profit che opera per mantenere viva questa memoria culturale, un mosaico ampio e composito che si chiude il 28 maggio con il documentario Es werden ein paar Filme bleiben – Das war die Defa (Rimarrà un paio di film-Questa era la Defa) di Ullrich Kasten.

La rassegna si apre (stasera alle 21) con un’opera fondamentale, Der geteilte Himmel (Il cielo diviso) di Konrad Wolf, dal romanzo di Christa Wolf che, attraverso la storia d’amore di Rita e Manfred, storia all’ombra del Muro e della separazione tra Germania Est e Ovest, raccontò egregiamente le passioni e le ferite di quegli anni. Dello stesso regista è in programma anche Ich war neunzehn (Avevo diciannove anni).

La rassegna comprende l’unico film della Germania dell’Est a essere stato candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1975, Jacob il bugiardo (Jakob, der Lügner) di Frank Beyer, l’Olocausto narrato nei suoi paradossi, ispiratore non solo del remake con Robin Williams ma anche di pellicole come La vita è bella di Benigni. Altro classico è Die Mörder sind unter uns (Gli assassini sono tra noi) di Wolfgang Staudte, girato all’indomani della guerra tra le macerie della Berlino devastata dai bombardamenti e dall’interrogativo «che fine hanno fatto i nazisti?».

Film come il vietatissimo Das Kaninchen bin ich (Io sono il coniglio) di Kurt Maetzig del 1965 o Karla di Herrmann Zschoche, su una giovane insegnante dai metodi innovativi, danno conto di un fermento giovanile che la cortina di ferro non poteva bloccare. Cosi come la commedia romantica Die Legende von Paul und Paula (La leggenda di Paul e Paula) o Sieben Sommersprossen (Sette lentiggini) di Herrmann Zschoche, ambientato in un campo estivo. Da non perdere anche Coming Out di Heiner Carow, unico film gay girato in Ddr, proiettato per la prima volta la sera della caduta del Muro e vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale.

Stefania Ulivi

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