Dalla rassegna stampa Libri

Il Papa dalla parte di don Milani «Era ferito, amava la Chiesa»

Il Papa dalla parte di don Milani «Era ferito, amava la Chiesa»

di Cristina Taglietti

Don Milani, presente/assente non previsto nell’alfabeto di Tempo di Libri, è stato il protagonista dell’ultimo giorno della Fiera milanese. Riabilitato da papa Francesco in serata, nel corso della presentazione del monumentale Meridiano Mondadori diretto da Alberto Melloni (due tomi di 3 mila pagine complessive) dopo che, in mattinata, era stato di nuovo tirato per la tonaca nell’incontro che ha visto duellare in punta di fioretto Walter Siti e Michela Marzano: lui autore del romanzo più discusso del momento Bruciare tutto (Rizzoli) in cui affronta il tema della pedofilia attraverso la figura di un prete ispirato, in parte, a don Milani (a cui il libro è dedicato); lei autrice di una stroncatura senza appello del volume.

Melloni presenta come la «prima recensione» di un Papa il video di nove minuti in cui Francesco fa giustizia della condanna fatta nel 1958 dalla rivista dei gesuiti «Civiltà cattolica» a Esperienze pastorali , il primo libro del priore di Barbiana. Figlio di «genitori non credenti e anticlericali, abituato a una dialettica intellettuale e a una schiettezza che talvolta potevano sembrare troppo ruvide, quando non segnate dalla ribellione» lo ha descritto papa Francesco, sottolineando che queste caratteristiche non potevano non suscitare «scintille» con le strutture ecclesiastiche. Il Papa ha riconosciuto a don Milani di aver praticato «percorsi originali, a volte troppo avanzati e quindi difficili da comprendere nell’immediato». «Mi piacerebbe — ha detto ancora Francesco — che lo ricordassimo come un credente innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra una risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi». Secondo il Papa la sua inquietudine «non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata». Un’inquietudine spirituale, dice il Pontefice, «alimentata dall’amore per il Cristo, per la società e per una scuola che immaginava come un ospedale da campo per soccorrere i feriti».

La pubblicazione del Meridiano Mondadori che — come ha ricordato uno dei curatori, Federico Ruozzi — dà corso a un appello della Fondazione Dossetti per impedire di «lasciare a maggese» il patrimonio enorme di parole lasciato da don Lorenzo, raccoglie anche testi e lezioni orali trascritte integralmente, oltre a più di mille lettere, tra cui 123 inedite e altre ripristinate senza tagli e censure. «La radicalità di don Milani passa attraverso la lingua e l’ironia», ha detto ancora Ruozzi citando un passo in cui don Milani promette che farà di tutto per smettere con il «linguaggio sboccato» e un altro in cui dice: «Non misuro molto le parole e non calcolo che cosa conviene dire, ma fa parte di un mio preciso programma».

Quasi una risposta, senza chiamarlo direttamente in causa, a Walter Siti che proprio in alcuni passi delle lettere di don Milani, dal linguaggio forte e provocatorio, ha letto una forma di attrazione del priore per i ragazzi. Anche per questo a molti è sembrata inadeguata la dedica del romanzo «all’ombra ferita e forte di don Milani». «Non la prendo neanche in considerazione. Sono contenta del Meridiano», ha detto la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli alla presentazione del volume, dove ha annunciato un evento, il 5 giugno al Miur, dedicato al priore.

Ieri, nel suo confronto con Michela Marzano, prima di abbandonarsi a un palleggio in cui ognuno è rimasto sulle proprie posizioni sideralmente lontane e siglare la pace con un ironico «siamo due brave persone», Siti ha voluto ribadire che la sua dedica è stata fatta in uno spirito di omaggio. «Avevo 21 anni nel Sessantotto quando lessi Lettera a una professoressa : è stato per me un testo guida. Dopo di allora ho letto tutto di don Milani, con stima e ammirazione. In un libro ho trovato affermazioni che linguisticamente mi hanno scioccato e poi anche in altri. Lo dico in modo sincero: ho sempre dato per scontato che don Milani non abbia mai dato adito a niente che potesse scandalizzare i ragazzi. Credo che se in lui c’era una pulsione sia sempre riuscito a tenerla nel recinto della propria mente». Siti ha aggiunto di essere consapevole che le parole usate dal priore sono informate a un registro sarcastico, paradossale, «ma ho ritenuto che fossero un residuo linguistico inerte di pulsioni rimaste dentro di lui. Ho sempre visto un atto di sublimazione straordinario nella decisione di dedicare la propria vita a un grande sforzo pedagogico. E questo si contrapponeva al prete che stavo immaginando per il mio libro, che quel coraggio non lo ha avuto».

Siti si ribella all’idea che il libro venga considerato «una cinica operazione editoriale»: «Posso essere stato maldestro, può esserci stata malagrazia da parte mia, ma niente di più». Massimo Turchetta, direttore Rizzoli Libri Trade chiarisce la posizione della casa editrice: «Il libro è di chi scrive e di chi legge. È vero che eravamo preoccupati per il tema trattato ma, conoscendo la profonda ammirazione di Siti per don Milani, non della dedica». Dall’uscita, 10 giorni fa, Bruciare tutto ha venduto 13 mila copie.



da La Repubblica

Dopo i giorni delle polemiche va in scena l’incontro Siti-Marzano tra botta e risposta e fair play
Confronto alla Fiera di Milano. Lo scrittore: “La mia dedica al sacerdote non è cinica, al massimo malaccorta” La filosofa: “Però chi scrive ha una forma di responsabilità”

MILANO.
I duelli piacciono. Il ring è sempre piaciuto, anche se si parla di argomenti spinosi. E ieri mattina in una sala eccitata dalla tifoseria si sono confrontati la filosofa Michela Marzano e lo scrittore Walter Siti. La scaletta viene ribaltata. Non più un dialogo a quattro voci con il giornalista dell’Avvenire Zaccuri e lo scrittore Trevi ma un vis à vis diretto, con l’unica mediazione di Bruno Ventavoli. Per chi ha perduto le puntate precedenti: esce un romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, che narra i tormenti di un prete pedofilo; la dedica è “all’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani”. Segue un articolo di Marzano (uscito in queste pagine) che critica aspramente l’intera operazione. Un passo successivo è l’intervista di Siti a Repubblica in cui dice: per il mio personaggio di don Leo mi sono ispirato al prete di Barbiana. E cita alcuni brani d’una lettera che secondo lui lascerebbero intendere una dimestichezza del sacerdote con desideri pedofili. Non importa che le frasi siano estrapolate male, e interpretate peggio. Torniamo al duello. Fin dal principio Siti si preoccupa di chiarire che con quella dedica non ha voluto infangare don Lorenzo, che è stato grazie a una Lettera a una professoressa che ha imparato come si insegna la letteratura. «Non ho mai pensato che don Lorenzo potesse scandalizzare i suoi ragazzi. Se c’era una pulsione di quel tipo, è rimasta nel recinto del suo inconscio». Ma tutto questo, aggiunge Siti, non fa che ingigantirne la figura, capace di «sublimare una pulsione nascosta diventando un pedagogista straordinario». Non fango, dunque, ma solo ammirazione. «Ci può essere stata malagrazia, ma nessun cinismo editoriale». Marzano non sembra convinta: «La dedica di Siti riapre un capitolo che confonde tra oscuro desiderio e pratica sessuale. La pedofilia è una cosa che fa morti e feriti. Chi scrive ha una forma di responsabilità».
È seguito un dibattito a tratti surreale per le domande poste da Siti: esiste un confine anagrafico che distingua pulsione omosessuale e pedofilia? Qual è l’età del bambino che segna il cambiamento? A Marzano, che non teme certo i tabù avendo appena scritto un romanzo su una madre e il suicidio della figlia ( L’amore che mi resta, Einaudi), interessa ribadire la natura morale, non moralistica, delle sue domande. Il pubblico parteggia, applaude, come davanti a uno spettacolo di piazza. Ma si sentiva davvero il bisogno di avviare una discussione pubblica sui desideri inconsci di don Milani? E incrinarne, seppure involontariamente, la straordinaria figura di educatore? Poniamo la questione a Massimo Turchetta, il timoniere di Rizzoli che ha pubblicato il libro: non ha provato un sussulto, leggendo la dedica? Non ne ha immaginato le ripercussioni? Replica: «L’editore rispetta sempre la libertà dell’autore». Il romanzo in pochi giorni ha venduto 13.000 copie, già alla sua terza edizione.
S. Fio.
QUI MILANO
Qui accanto, folla allo stand di Robinson Sopra, Walter Siti e Michela Marzano: ieri i due hanno dialogato sul libro di Siti, Bruciare tutto
( Rizzoli). Di Marzano invece è appena uscito per Einaudi il romanzo L’amore che mi resta

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