Dalla rassegna stampa Cinema

L’Italia esclusa a Cannes

…How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell..

L’Italia esclusa a Cannes

Si salva il film di Castellitto (fuori gara) Kidman superstar, Haneke tra gli autori

A Cannes gli altri si abbuffano, l’Italia continua il digiuno. E non è un’edizione qualsiasi visto che è la numero 70: per il secondo anno consecutivo nessun film italiano in gara. Una situazione che pesa, visto che, tranne il 2000, 2007 e 2016, ci siamo sempre stati.

L’Italia c’è con la bellezza femminile: Monica Bellucci (madrina), Claudia Cardinale (nel manifesto del festival). Poi nella nobile sezione Un certain regard Sergio Castellitto con Fortunata e l’outsider Annarita Zambrano (romana, da anni residente a Parigi) con Après la guerre . Castellitto:«È un onore essere stato invitato, sentire Thierry Fremaux (il direttore artistico ndr ) citare Mamma Roma presentando il mio film, lo considero già un premio». E ringrazia la primattrice Jasmine Trinca e sua moglie Margaret Mazzantini, autrice del racconto da cui tutto muove: una giovane madre, forte e coraggiosa con un matrimonio fallito alle spalle, che ha il sogno di aprire un negozio di parrucchiera per conquistare la sua indipendenza, il suo diritto alla felicità.

Agli altri paesi esclusi che vogliono spiegazioni, Fremaux dà una risposta di circostanza, inciampando nella «grandeur» transalpina: «Cosa posso dire… l’India è un grande paese, l’anno scorso ricorda quanti ne avevamo? Zero anche nel 2016. Bé, la situazione è questa, ma grazie per la domanda». I film che si contenderanno la Palma d’oro sono 18. È il Festival grandi firme. Si comincia da Les Fantomes d’Ismaël del francese Arnaud Desplechin, con Mathieu Almaric, Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard. C’è il due volte vincitore Michael Haneke e il suo Happy End , l’altoborghesia annegata nell’egoismo, nella falsità e nell’infelicità, con Jean-Louis Trintignant e Isabelle Huppert, nel ruolo di una donna incurante dei rifugiati. Uno spelacchiato Louis Garrel interpreta Godard, il maestro della Nouvelle Vague, nel ‘68, in Le redoutable di Michel Hazanavicius: la tentazione del maoismo visto dai comignoli parigini ma soprattutto la sua storia anticonformista con Anne Wiazemsky, all’epoca sua moglie. Wonderstruck di Todd Haynes con Julianne Moore e Michelle Williams è la storia di due bambini sordi vissuti a 50 anni di distanza. La guerra civile USA intriga Sofia Coppola che in The Beguiled cala quattro assi: Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning e Colin Farrell. Kidman e Farrell li rivedremo nel thriller The killing of a sacred Deer di Yorgos Lanthimos, ma l’attrice stakanovista è anche in How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell. Noah Baumbach porta The Meyerowitz Stories , con Dustin Hoffman, Ben Stiller e Adam Sandler. Tilda Swinton nel fantasy thriller Okja del sudcoreano Bong Joon-Ho.

Valerio Cappelli

————–

Ozpetek: «Inflazione di commedie Il nostro cinema esplori altre vie»

«Nessun film italiano a Cannes? Pensa che l’altro giorno Ceylan, il regista turco che lì è un habitué e ha preso quattro premi, compresa la Palma d’oro, mi ha detto: voi italiani… In Turchia mi danno dell’italiano, in Italia mi prendono per turco. Ogni paese mi dà del voi . Ma sono ventisei anni che faccio cinema in Italia».

«Voi italiani»…

Sorride: «Ceylan mi prendeva in giro dicendomi che a Cannes in realtà prendono quasi sempre film italiani, perché in caso contrario temono che i critici reclamino».

Però è il secondo anno di fila che in gara non ne abbiamo.

«Ma il cinema italiano si sta rinnovando, sono ottimista, le cose cambieranno, anzi stanno già cambiando. Perché si è capito che si fanno troppe commedie e sono poche quelle che alle fine vanno bene al botteghino. Non ho nulla contro le commedie, dico che bisogna diversificare il mercato. Io per esempio sto cominciando a girare un thriller a Napoli con Giovanna Mezzogiorno, anche se non ho mai fatto commedie pure, ho sempre mischiato il riso al pianto».

L’Italia ai festival si aggrappa a Sorrentino e Garrone.

«Che sono bravi, come lo è il ministro dei Beni Culturali Franceschini. Fossi in lui riunirei tutti attorno a un tavolo e direi: primo, puntiamo sui giovani talenti e sulla sperimentazione; secondo, rinnoviamo le sale cinematografiche; terzo, la distribuzione non può coprire sei mesi l’anno. Detto questo, c’è una differenza di comportamento e i festival hanno i loro autori prediletti».

Lei a Cannes…

«Portai Harem soirée a Un certain regard e Bagno turco alla Quinzaine: fu venduto in 40 paesi. Nel mondo mi hanno conosciuto grazie a Cannes. Le regole non sono uguali per tutti. Sergio Leone non era ossessionato dai festival: puntava alle sale, voleva essere visto nel mondo»

Ma in gara è stato sia a Venezia che alla Berlinale .

«Sì, alla Biennale con Un giorno perfetto, un film difficile, da festival. Alla Berlinale, dove in anni recenti abbiamo vinto tanto, c’è un’atmosfera stupenda, i temi sociali, i giovani dappertutto. Ma l’importante è fare il film che ti piace ed essere liberi di testa. La soddisfazione più bella è quando uno spettatore mi dice di aver rivisto un mio film per la seconda o la terza volta».

V. Ca.

——————–

Talenti traditi dalla fragilità del sistema

di Paolo Mereghetti

Perché nessun film italiano concorre per la Palma d’oro? Penso che, al di là delle polemiche e dei giudizi opinabili dei selezionatori, la risposta vada cercata nella fragilità del nostro sistema produttivo. Abbiamo molti talenti capaci di fare film anche sorprendenti (e il programma della Quinzaine , che verrà reso noto settimana prossima, sono sicuro che ci riserverà qualche bella soddisfazione) ma ci manca quel prodotto medio-alto di qualità capace di imporsi all’attenzione internazionale. Non basta affidarsi al regista-star e sperare che sia lui a togliere le castagne dal fuoco: ci vogliono progetti ambiziosi e sceneggiature all’altezza, una maggior ricchezza produttiva e volti riconoscibili (ben oltre Chiasso) e soprattutto la voglia di farsi ascoltare da tutti. Non sono qualità impossibili da ottenere ma l’industria italiana sembra capace di trovarle sempre di più per le serie televisive — che infatti esportiamo all’estero — e sempre meno per i film. Sul fronte dell’arte spesso siamo capaci di dare risposte sorprendenti, è su quello dell’industria dove siamo (largamente) deficitari e i risultati si vedono. Specie quando ci tocca giocare fuori casa. Per questo sono sicuro che a maggio, sulla Croisette, molti film del concorso non riveleranno qualità stratosferiche e a noi italiani verrà da dire che forse qualche nostro film non avrebbe sfigurato. Ma sarà troppo tardi: se all’estero non vogliono sentirci, dobbiamo imparare a gridare più forte.



da La Repubblica

Coppola, Haneke e Lynch Cannes arriva a quota 70

Nessun italiano nella selezione ufficiale per la Palma d’Oro In “Un Certain Regard” Sergio Castellitto e Annarita Zambrano

EMILIANO MORREALE

RISPETTO alla parata di maestri consacrati del 2016, quest’anno la selezione di Cannes per la sua settantesima edizione ha un profilo più aperto, o più interlocutorio, a seconda dei punti di vista. Si potrebbe quasi dire che in altri anni molti titoli avrebbero popolato la selezione “Un Certain Regard”, il vice- concorso. Un solo regista ha già vinto la Palma d’oro (anzi due), Michael Haneke. Molti sono passati al Festival in edizioni passate, e sono magari nomi di prestigio: e comunque non c’è nemmeno un’opera prima. I Registi-Divi, però, sono molti meno, e l’età media si è molto abbassata.
Anche gli autori più prestigiosi, come Todd Haynes e Sofia Coppola, sono talenti emersi da una ventina d’anni, non “grandi vecchi”. E inoltre, colpisce che grandi nomi siano presenti con eventi speciali che fanno migrare il cinema verso altre forme: la televisione (la nuova stagione della miniserie di Jane Campion, e soprattutto David Lynch con il nuovo attesissimo Twin Peaks) o addirittura la realtà virtuale, come nel caso di Iñárritu. Qualcosa vorrà dire.
Tra gli americani, sbarcano in concorso due film di indipendenti East Coast, Noah Baumbach e i fratelli Safdie, assai meno noti in Italia. Tra i nomi più affermati, quelli dall’Estremo Oriente e i russi Zvyagintsev (Leone d’oro a Venezia anni fa) e Sergei Lozsnitsa. Autori abbastanza tranquilli per i francesi: Robin Campillo, sceneggiatore di Cantet; Jacques Doillon con un film sullo scultore Rodin; un nuovo film di Francois Ozon, uno dei registi più prolifici in circolazione; più un’operazione che per i cinefili sa già di eresia: un regista easy e addirittura incoronato con l’Oscar come Michel Hazanavicius osa raccontare il maestro Jean- Luc Godard alle soglie del ’68. Il film d’apertura, Les fantomes d’Ismael di Arnaud Desplechin, sembra non puntare al grande spettacolo, anche se ha un buon cast di divi nazionali (Cotillard, Gainsbourg, Garrel, Amalric: ma c’è anche Alba Rohrwacher).
L’Italia, per il secondo anno di fila, non ha film in concorso, e si consola con due nel “Certain regard”: Fortunata di Sergio Castellitto, ritratto di una donna nella periferia romana, scritto da Margaret Mazzantini e interpretato da Jasmine Trinca, e Après la guerre, primo lungometraggio di finzione di Annarita Zambrano, co-produzione franco-italiana che racconta di un ex brigatista scappato in Francia (Giuseppe Battiston) che finisce di nuovo in mezzo a un omicidio.
E poi, certo, c’è Monica Bellucci madrina e Claudia Cardinale nel manifesto ufficiale del Festival. Del resto, nei suoi manifesti, Cannes adora l’Italia e il suo cinema: negli ultimi anni si sono susseguiti Mastroianni, la Capri di Godard, la Vitti in L’avventura… Glamour dei bei tempi andati, splendori perduti?

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.