Dalla rassegna stampa Cinema

Fabio Mollo, regista de Il padre d’Italia: “Io e mio marito ci siamo chiesti se diventare genitori”

… Io sono gay, ho un compagno, stiamo insieme da tanti anni e ci siamo sposati civilmente. ..

Fabio Mollo, regista de Il padre d’Italia: “Io e mio marito ci siamo chiesti se diventare genitori”
Abbiamo intervista il regista dell’intensa commedia drammatica con Luca Marinelli e Isabella Ragonese sulla paternità omosessuale.

Roberto Schinardi

Paternità gay, è ora di discuterne. Non potrebbe essere più attuale l’intensa commedia drammatica Il padre d’Italia di Fabio Mollo, in uscita giovedì 9 marzo per Good Films. Vi sfido a non commuovervi nel finale dell’emozionante storia di Paolo e Mia (Luca Marinelli e Isabella Ragonese, vibranti) che intraprendono insieme un lungo viaggio verso il sud e apparentemente non potrebbero essere più diversi: lui è gay e si è lasciato col compagno dopo otto anni di fidanzamento, lei è in avanzato stato di gravidanza ma non vuole prendersi le responsabilità dell’essere madre. Un tema importante raccontato con sensibilità e intelligenza, uno dei migliori film gay italiani degli ultimi anni.

 

Il padre d’Italia arriva al momento giusto, dopo la storica sentenza del tribunale di Trento che riconosce due papà allo stesso bambino. Che cosa ne pensi?

La sentenza è arrivata il giorno dell’anteprima nazionale del film a Roma. È stata una grande gioia, abbiamo festeggiato. In realtà il film l’ho scritto cinque anni fa ma nessuno voleva fare un film così in Italia. Poi, qualche anno fa, ho trovato una produttrice e due attori come Isabella Ragonese e Luca Marinelli che hanno capito quanto fosse centrale quest’argomento nella mancanza di dibattito italiano. Nel giorno dell’approvazione della legge Cirinnà abbiamo girato col ciak rainbow. Il padre d’Italia non voleva essere un film di denuncia ma voleva raccontare la storia di due esseri umani, una che non è pronta a diventare madre e uno che ha paura di diventare padre perché, in quanto omosessuale, crede che sia contronatura. Poi la vita e l’amore sono più forti e vanno oltre, riescono a festeggiare una nuova vita a prescindere dal legame biologico.

La frase più potente del film è “ogni miracolo, per definizione, è contro natura”. Come è nata?

È nata da una riflessione. Il primo titolo del film era ‘Contro natura’. Qualche anno fa ho anche provato a fare un documentario sul primo Gay Pride calabrese che si chiamava proprio così. Non è stato però possibile farlo. Io sono gay, ho un compagno, stiamo insieme da tanti anni e ci siamo sposati civilmente. Abbiamo provato a domandarci se è arrivato o no il momento di diventare genitori. Ci siamo domandati anche noi se fosse naturale o contro natura. L’amore va oltre il pensiero.

C’è anche un miracolo nel film: nel sex club gay è come se apparisse la Madonna, ossia Mia con la Vergine cucita sul giubbotto. È abbastanza sorprendente…

Hai ragione, per me è un’apparizione. La dark room è un po’ una metafora di smarrimento. In quel momento Paolo trova una mano che lo trascina fuori da quel buio e lo porta verso la luce. Più che provocatorio voleva essere onirico, conferire a Mia un’aura mariana.

Dove l’hai girata, quella scena?

La discoteca era il torinese Centralino, la darkroom al Doctor Sax dei Murazzi.

C’è un collegamento col tuo doc su omosessualità e religione, il bellissimo Vincenzo Da Crosia?

Tengo molto a quel documentario. L’ho scritto tanti anni fa. Ho fatto nove anni di scoutismo. Sono calabrese e il mondo iconografico religioso per me ha molto importanza anche se non sono praticante.

Si percepisce una forte alchimia tra Isabella Ragonese e Luca Marinelli. Come li hai scelti?

Amavo entrambi da tanto tempo. Luca l’aveva conosciuto alla Berlinale quando avevo presentato Il sud è niente, Isabella la pedinavo da molto tempo. Luca si è innamorato della sceneggiatura e ha detto sì da subito. Ho visto i fuochi d’artificio tra di loro.

Tra l’altro nel film si sente dire che ‘al sud non c’è niente’: Mia si scontra con i pregiudizi del meridione…

Io, Luca e Isabella abbiamo provato molto, un lavoro intimo e quotidiano, praticamente un ménage à trois. Mano e mano che andavamo al sud il clima tra di noi diventava sempre più forte. Abbiamo aggiunto alcune scene come quella in cui si tengono per mano e la gente li guardava. Volevo omaggiare questa spregiudicatezza che avevano loro come coppia: mi sono rivisto prendere per mano il mio fidanzato per strada a Reggio Calabria, quella voglia di dire ‘eccomi’. Il padre d’Italia lo vedo come un film d’amore, verso un figlio, una vita che nasce.

La passione per la Bertè è tua o no?

È mia ma neanche più di tanto: andrei più su Mia Martini. Ho un animo un po’ più dark. Io e Isabella ascoltiamo tantissima musica, mi porta spesso lei ai concerti. Abbiamo iniziato a lavorare sul personaggio in termini musicali prima ancora che attoriali: quale musica ascolta? È più Courtney Love, Loredana Bertè o Lady Gaga? Abbiamo pensato a Mia come una versione moderna e contemporanea della Bertè che andava col pancione sul palco di Sanremo. Lei, poi, è di Bagnara Calabra.

La vittoria di Moonlight sicuramente aiuterà il cinema gay a raggiungere un pubblico più vasto. È anche vero che è riduttivo definire il tuo film ‘gay’ poiché il protagonista sembra tentato, a un certo punto, anche dall’eterosessualità. Che ne pensi?

Secondo me il mio film Il sud è niente è più gay de Il padre d’Italia. Non lo sento come un film gay. Paolo, fin dall’inizio, è più un orfano che un gay. Molte volte, in Italia, quando fai un film gay è come se tutto il resto sparisse. Questa cosa ha anche rallentato il processo dei diritti civili. Volevamo raccontare la quotidianità di un personaggio che è anche gay. Spero che questa storia emozioni non tanto per le preferenze sessuali ma per i contatti emotivi, umani.

Hai realizzato altre opere a tematica LGBT?

Al Centro Sperimentale di Cinematografica fui quasi cacciato perché avevo fatto il primo corto a tematica omosessuale in settant’anni, si chiama Al buio. È ispirato al romanzo breve Mr. Brother di Cunningham. Siamo andati anche al Festival di Venezia. Poi ho fatto Carmilla, su due ragazzine alla ricerca della loro identità sessuale, e Giganti che andò alla Berlinale in concorso nel 2008 e vinse il Festival LGBT di Torino.

Per il prossimo film, hai già qualche idea?

Ho appena finito di girare un film tv con Cristiana Capotondi su un assessore donna ucciso in Puglia nel 1984, Renata Fonte. Si oppose alla speculazione edilizia a Porto Selvaggio. Sto inoltre iniziando a scrivere il prossimo film.

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