Dalla rassegna stampa Cinema

Lando-Carlo, coppia sul set - Buzzanca: debutto come gay al cinema con Delle Piane

Lando-Carlo, coppia sul set

Buzzanca: debutto come gay al cinema con Delle Piane

Nessun imbarazzo, ero stufo di fare il «Merlo maschio»

Il maschio alfa al cinema, l’uomo dominante, e ora Lando Buzzanca riceve al suo capezzale una rosa rossa al giorno da Carlo Delle Piane, il compagno di una vita, nel film Chi salverà le rose? Di Cesare Furesi, in uscita il 16 marzo.

Buzzanca, le avevano mai offerto un ruolo da omosessuale?

«No, è la prima volta. Ed è la prima volta che recito sempre disteso sul letto, in pigiama. Mi piace sperimentare. Sa cos’altro vorrei interpretare? Un killer, uno di quegli insospettabili che la sera cena coi nipotini».

Lei che ha fatto lo sciupafemmine per una vita…

«Non ci sono smancerie tra me e Delle Piane, non ci diamo nemmeno un bacio. Potevo avere un compagno più carino? (ride) Beh… Non ho avuto alcun imbarazzo. Ho accettato perché è un personaggio delicato, tenero, diverso da tutti quelli che ho fatto nella mia vita. Sono due compagni anziani che vivono ad Alghero, hanno problemi economici, Carlo torna nei panni dell’avvocato Santelia che aveva in Regalo di Natale di Pupi Avati, perde tutto al poker ma mi fa credere che non è cambiato nulla nel nostro benessere, ha un rapporto complicato con sua figlia, Caterina Murino».

Non si è mai stancato di fare l’homo eroticus?

«Mi pagavano cifre record, 180 milioni a film non li prendeva nessuno, nemmeno Gassman. Ne giravo cinque all’anno. E andavano ovunque, dal Nordafrica all’Iran. Poi ho commesso errori, ho dilapidato il mio patrimonio, ho sanato 600 milioni col Fisco perché mi sono fidato di persone sbagliate».

Lo sciupafemmine…

«Ma ho una storia cinematografica di 110 pellicole, non ho fatto solo il conquistatore compulsivo. Questo mio debutto come omosessuale ha una sua poesia».

Era stanco di girare attorno al Merlo maschio?

«Alla fine non ne potevo più. Mi ha dato tutto e non lo rinnego. L’ambasciatore dell’Argentina mi disse che quando un giovane si vantava di andare con due ragazze gli dicevano: cosa credi di essere, Lando Buzzanca? Al cinema facevo sempre una brutta fine. Ero meno intelligente delle donne, perché noi uomini non ci siamo evoluti, pensiamo solo a quella cosa lì».

Faceva battute sui gay?

«No, le trovo di cattivo gusto. La comunità gay mi premiò quando, nel 2005, nella fiction Mio figlio ero il padre di un ragazzo omosessuale. Però se mi chiedete cosa penso delle unioni civili, le considero una sciocchezza. Il matrimonio è una cosa cristiana tra due persone che fanno un figlio».

Il quadro è più sfumato. Comunque lei fu il nemico delle femministe.

«Mi distruggevano senza vedere i miei film. Negli anni 70 ero il loro bersaglio. Il titolo del film La schiava io ce l’ho e tu no fu una mia idea. Non rinnego nulla, non c’erano volgarità. Poi siccome sono di destra e al cinema erano tutti di sinistra… Oggi sono parole vuote, non ci sono più differenze. Però non è stato facile essere un attore di destra e mi hanno boicottato. Roberto Faenza, che in politica non la pensa certo come me, quando non mi diedero il David per I Viceré mi disse: “Lo meritavi tu, ti hanno derubato perché non sei di sinistra”. Io me ne sono sempre infischiato».

Dicevano che le sue commedie erano volgari.

«Sono stato scalzato da Pierino e dai peti. Il giorno che proposero, a me e a Edwige Fenech Adamo ed Eva, di indossare solo una foglia di fico, ho detto basta. I produttori me la giurarono. E ho fatto teatro. E sul palco ho avuto nove anni di soddisfazioni».

La passione per il cinema?

«Ero il primo di otto figli, mio padre a un certo punto si ritrovò a fare il proiezionista a Mazara del Vallo. Il piccolo protagonista di Nuovo Cinema Paradiso potevo essere io. Papà mi vedeva avvocato. Io scappai a Roma. Avevo 17 anni. E cominciò la mia avventura al cinema».

Valerio Cappelli

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