Dalla rassegna stampa Libri

La locanda degli amori diversi

La locanda degli amori diversi
AUTORE: Ito Ogawa
TRADUZIONE DI: Gianluca Coci
GENERE: Romanzo

EDITORE: Neri Pozza – 2016
ARTICOLO DI: Milena Lazier

Sulla banchina del treno, immobile, c’è una ragazza quasi in lacrime che porta la divisa da liceale. Si chiama Chiyoko. Sembra voglia buttarsi sulle rotaie. Izumi sta rientrando dal lavoro, suo figlio Sōsuke di sei anni quella sera non è con lei perché è andato al campo estivo per una settimana. Impulsivamente si avvicina a quella giovane ragazza e l’afferra per un braccio tirandola verso di sé. È bellissima, ha gli occhi di un cerbiatto. Izumi inizia a parlarle, senza sapere cosa dire, la convince a scendere e senza nemmeno accorgersene accompagna quella sconosciuta verso il suo appartamento. “Io abito al primo piano, ma sul tetto del palazzo c’è un terrazzino con una bellissima vista. Non ci va mai nessuno, si sta davvero in pace”. Ma la casa è davvero un disastro, il lavello della cucina è colmo di piatti sporchi, il bucato è da fare e sul pavimento c’è il suo pigiama tutto spiegazzato. Ma Chiyoko non si scandalizza, si mette a riordinare come fosse la casa di un’amica. Così inaspettatamente iniziano a parlare fino a scoprire aspetti intimi della propria vita. Izumi vive sola con il figlio, è separata da sei mesi. Chiyoko è stata ripudiata dalla propria famiglia perché omosessuale. Cenano insieme sulla terrazza e quando hanno finito si stendono per terra all’aria aperta. Poi nel silenzio si prendono per mano, guardano il cielo stellato e provano ad esprimere il loro desiderio di libertà. E Izumi pensa che quella sera voleva salvare una persona che conosceva appena, ma, a ben vedere, era quella sconosciuta che stava salvando lei…

“Nessun fiore può cambiare il suo colore a proprio piacimento. Anche se i colori degli altri fiori sono molto belli, ciascuno deve accontentarsi del suo. Il colore lo si porta con sé fino alla fine, per tutta la vita”. Ito Ogawa, attraverso la storia d’amore di una coppia gay, ci racconta come nasce una famiglia arcobaleno, tratteggiando la strada a volte difficile che si deve percorrere per affrontare l’intolleranza e il pregiudizio all’interno di una società come il Giappone, in cui l’omosessualità sembra essere ancora meno accettabile che in Occidente. Una storia dolce e tenera, che calma e conforta e sembra racchiudere fra le pagine il vero significato della parola “famiglia”, ripresa più volte nel libro con il termine hawaiano “ohana”. E qui il pensiero corre alla favola Disney Lilo & Stitch, nella quale ohana “significa famiglia, e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato”. Proprio come nelle favole, la Ogawa sembra suggerirci una morale limpida e sincera: tutti devono essere accettati per come sono, ma per essere accettati ci vogliono perseveranza e pazienza. Un’ode alla diversità e alla tolleranza, idealmente rappresentate dalla bandiera multicolore affissa sul tetto della loro casa, la Locanda Arcobaleno. Simbolo di accoglienza per un luogo che ospita chiunque cerchi asilo interiore. Ed è con una gentilezza e una cura contagiose che la famiglia Takashima accoglie tutti: coppie gay, studenti, persone sole, persone che soffrono… La coralità del romanzo permette al lettore di avere una visione particolare di tutti i personaggi narrati. Nell’ultimo capitolo l’autrice lascia la parola ai bambini, spiegando come e quando si sono resi conto che i loro genitori non erano “come gli altri”, e lo fa con intelligenza senza essere mai banale. La locanda Arcobaleno è un paradiso di pace, un posto protetto e felice che nessuna insidia della vita potrà mai contaminare. Ed è forse questa illusione a limitare la carica emotiva di tutto il libro.

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