Dalla rassegna stampa Giustizia

Ruben primo figlio di due mamme E sindaco di Napoli per un giorno

Ruben primo figlio di due mamme E sindaco di Napoli per un giorno
Dopo una lunga vertenza legale, atto ufficializzato a Palazzo San Giacomo

Soddisfatto de Magistris, al quale il bambino ha «sottratto» la poltrona

Napoli – Ruben ha ufficialmente due mamme. Il piccolo è da ieri stato (nuovamente) iscritto nel registro dell’anagrafe del Comune di Napoli come figlio della napoletana Daniela Conte e della cagliaritana Marta Loi. Porterà il doppio cognome e il suo caso farà scuola: sarà un precedente giuridico cui potranno fare riferimento tutte le coppie omosessuali che hanno un figlio. Il piccolo è il primo bimbo ufficialmente riconosciuto in Italia come figlio di due genitori dello stesso sesso.

Un lieto fine, arrivato all’antivigilia di Natale, di una storia che ha fatto molto rumore e che ha visto il Comune in prima fila per sostenere una tesi che il Tribunale di Napoli ha accolto, a valle di un lungo iter giudiziario, «nel prioritario interesse del minore». I cui diritti, se solo la mamma biologica fosse rimasta indicata sui documenti, sarebbero stati fortemente ridimensionati.

La prima trascrizione di Ruben nel registro dello Stato civile del Comune di Napoli era avvenuta il 30 settembre 2015. Il piccolo aveva appena due mesi e le due mamme — sposate in Spagna e residenti a Barcellona — avevano le necessità di registrarlo in Italia dal momento che è un cittadino italiano. Volevano però la fedele trascrizione dell’atto spagnolo, volevano cioè che Ruben fosse indicato come figlio di entrambe e volevano poter avere in Italia, per il piccolo, gli stessi diritti ed esercitare entrambe la patria potestà.

Il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, il 5 novembre ordinò però l’annullamento della trascrizione perché non conforme alla legge italiana. Contro la cancellazione i genitori, con l’appoggio e il sostegno dell’amministrazione comunale, hanno presentato ricorso e lo scorso 5 dicembre il Tribunale di Napoli ha ordinato la nuova trascrizione dell’atto di nascita. La firma dell’atto si è svolta ieri mattina nella sala giunta di Palazzo San Giacomo alla presenza del sindaco Luigi de Magistris, dell’Ufficiale di Stato civile dell’Anagrafe Luigi Loffredo e delle mamme del bambino. Ruben, che ha sedici mesi e due settimane, ha assistito alla cerimonia di sottoscrizione dell’atto seduto sulla sedia che durante le riunioni di giunta è occupata dal sindaco. Ciuffo ribelle, placido, curioso: il piccolo ha posato per i fotografi e ha dispensato moine e sorrisi. Fino a quando ha deciso che era arrivata l’ora della poppata. Mamma Daniela, la sua mamma biologica, lo ha allattato in disparte mentre il sindaco ha sottolineato il valore «di una grande battaglia e una grande vittoria politica, istituzionale, giuridica, amministrativa e morale. Ogni bambino deve avere i medesimi diritti. Sono orgoglioso da napoletano e da sindaco — ha aggiunto — che queste due donne così coraggiose abbiano potuto coronare il loro sogno che si è tramutato in pienezza di diritti proprio qui a Napoli. La trascrizione di Ruben è il primo caso nella storia della Repubblica italiana ed è un passo conquistato con fatica».

Daniela, 39 anni, e Marta, 33, vivono in Spagna da tempo. La veterana è Marta che è andata via dall’Italia con la famiglia quando aveva appena 15 anni. Daniela è arrivata dopo gli studi fatti in Italia. Si sono conosciute a Barcellona, hanno messo su famiglia insieme, poi la scelta di diventare madri. Ora sono la coppia che ha stabilito un precedente al quale potranno appellarsi i molti che vivono la loro situazione.

Anna Paola Merone


«Una battaglia vinta per tutti quelli come noi»

Napoli – «Sono orgogliosa che Ruben sia stato registrato nel registro dell’Anagrafe di Napoli, la mia città. Fino ad ora avvertivamo una sensazione di esclusione terribile». Daniela Conte è la madre biologica del piccolo e, con sua moglie Marta Loi, è a Napoli dove trascorrerà il Natale in famiglia. «Poi a Capodanno andremo in Sardegna. I nostri parenti? Sono entusiasti per la conclusione felice di una battaglia giuridica iniziata nell’autunno del 2015. Quello che chiedevamo era semplicemente di avere per Ruben gli stessi diritti di ogni altro bambino. Noi chiedevamo soltanto questo. E grazie alla trascrizione ci siamo potute muovere, siamo potute venire in Italia e abbiamo potuto avere l’assistenza sanitaria in Spagna».

Come ci siete riuscite?

«Attraverso un iter giudiziario articolato. L’avvocatura dei diritti del movimento Lgbt ci ha sostenuto in ogni passo. Gli avvocati Antonio Rotelli e Vincenzo Miri hanno fatto un gran lavoro e, cosa non scontata, hanno vinto in primo grado».

Perché volevate la trascrizione nei registri italiani?

«Ruben, figlio di due italiane, non può essere cittadino spagnolo. Tanti nelle nostre condizioni si sono arresi. Altri hanno un compagno straniero e hanno scelto una cittadinanza non italiana per il bambino. Noi abbiamo lottato: per Ruben e per tutti quelli che sono nella nostra situazione».

Un bel regalo di Natale. Come saranno queste feste?

«Tradizionalissime e in famiglia. Non ci piacciono le americanate di questa ricorrenza. Ruben ama il presepe e, più che di Babbo Natale, a lui parleremo di altro».

Resterete a Barcellona?

«È lì che viviamo e lavoriamo. Io mi occupo di arti sceniche, Marta ha un dottorato in studi di genere e insegna. Ruben frequenta uno spazio familiare. È una specie di asilo dove sono ammessi i genitori: ci sono gay, etero, spagnoli stranieri. Lì sono un po’ più avanti rispetto all’Italia, anche se pure in Spagna ci sono ancora tanti passi avanti da fare».

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