Dalla rassegna stampa Cinema

Gender Bender, 12 giorni «A bocca aperta»

Dal 26 ottobre il festival indaga il corpo e le sue rappresentazioni in 130 appuntamenti

Gender Bender, 12 giorni «A bocca aperta»
Dal 26 ottobre il festival indaga il corpo e le sue rappresentazioni in 130 appuntamenti

Se Festival di nicchia è stato, la pagina ormai è chiusa. Sarà che i tempi cambiano, ma la 14ma edizione di Gender Bender, a Bologna dal 26 ottobre al 6 novembre (12 giorni: un record), propone molteplicità forse mai raggiunte prima. Prodotto dal Cassero Lgbt bolognese, l’edizione 2016, afferma il direttore Daniele Del Pozzo, si distingue per «complessità di approccio». Insomma, da poco più che riserva indiana di gay, lesbiche, trans, ora è «una chiave di lettura per interpretare la realtà culturale, sociale e politica». Tant’è che la parola festival «la si usa per comodità – ancora Del Pozzo – ma il termine più idoneo è progetto perché si sviluppa nell’arco dell’anno e costituisce un ponte tra Bologna e il resto del mondo».

Eppure, forse mai come oggi Gender Bender punta sul corpo, attraverso oltre 130 appuntamenti dislocati in 21 location, 30 titoli al cinema, 13 spettacoli (34 rappresentazioni), 2 tavole rotonde, 4 concerti, 3 mostre, 7 party, master class di danza, laboratori e altro. Ce n’è per restare «A bocca aperta», come recita lo slogan. Quanto al logo, spiazzante, mostra due labbra maschili in primissimo piano, contornate da barba e baffi, ma ritratte in verticale alludono ad altre labbra.

Il taglio del nastro è alle 19 del 26 al Cassero. Ma prima, Indie Pride «Indipendenti contro l’omofobia», il 22 al Tpo (ore 21). L’idea di fondo ruota intorno all’incontro con l’altro da sé. Non vetrine, ma esperienze, dunque. Per questo sono così numerosi i workshop, come quello della coreografa Giorgia Nardin che darà vita alla sua nuova creazione Minor place su vocabolario femminile e quotidianità con residenza artistica lungo tutta la durata del festival e primo studio aperto al pubblico (3 novembre teatro dei Maicontenti). Nardin terrà anche un workshop gratuito di twerking al pubblico. Danza sempre più regina. Paesi Bassi, Regno Unito, Belgio, Germania, Israele sono i Paesi ospiti oltre al nostro. Molte le prime nazionali e tra i titoli segnaliamo l’ultima produzione della belga Wooshing Machine, Happy Hour , i cui coreografi, Alessandro Bernardeschi e Mauro Paccagnella, ci parlano di incontri tra corpi simili e diversi al tempo stesso (Arena del Sole, 28 e 29). E se Paradox , tre lavori sul maschile e femminile, è la nuova produzione del Balletto di Roma (il 27, Arena del Sole), Antonia Baehr e Valérie Castan (5-6 novembre al Baraccano) in Delle Miss e dei Misteri propongono un lavoro liberamente ispirato al Lago dei cigni con descrizione audio per non vedenti. In Ra-me Lara Russo invece mette in scena tre performer che costruiscono relazioni con aste di rame (1 e 2 novembre, teatro Duse). Si è pensato anche ai più piccoli. È il caso di L’Après-Midi d’un Foehn , nell’ambito di Francia in scena, coreografia di Phia Menard che fa danzare nell’aria eterei pupazzi di buste di plastica. Il teatro incrocia invece Hello Stranger, il focus del Comune di Bologna dedicato ai Motus, con Mdlsx (3 e 4, Teatri di Vita), mentre per il cinema guai a perdersi Check it , storia della gang di gay e transgender neri e della loro lotta per sopravvivere in un violento quartiere di Washington, tra rossetti, mascara e tirapugni, e Hamlet , il cui principe di Danimarca è interpretato da una donna. Una dedica a Luki Massa, ricordata dal presidente del Cassero Vincenzo Branà, era doverosa, con una serata dedicata ai suoi lavori. Gender Bender è sostenuto da Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna (25 mila e 86 mila euro). Info www.genderbender.it.

Paola Gabrielli

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