Dalla rassegna stampa

«I miei figli a lezione dai gay? Denuncio tutti»

Diop Mbaye, senegalese e musulmano, boccia il gender a scuola: «Solo ipocrisie»

Livorno – «SE VENGO a sapere che gay, lesbiche e trans fanno lezioni di identità sessuale ai miei figli, denuncio tutti». Chi lo ha detto? Un estremista di destra ultracattolico? Un omofobo? Nessuno di questi. Sono le parole, scevre da buonismi e ipocrisie, del senegalese Diop Mbaye, punto di riferimento della comunità africana a Livorno e fedele di Allah. L’introduzione di lezioni gender nelle scuole elementari e medie, finanziata dal Comune di Livorno e affidata alla «Rete Genitori Rainbow – lesbiche, gay e trans» fa infuriare il musulmano Diop Mbaye.
Com’è noto, la religione islamica non si dimostra particolarmente tollerante nei confronti degli omosessuali, tanto che in molti Paesi è prevista la pena di morte per i gay. Non è questo il caso del Senegal «fra i paesi islamici più rispettosi dei diritti degli individui», precisa Mbaye, che, dell’introduzione di lezioni gender a scuola, non ne fa soltanto un caso religioso. «Sul tema dell’omosessualità, noi islamici siamo molto vicini alle posizioni dei cattolici. Non condanno gay e lesbiche – spiega il senegalese –, ognuno è libero di vivere la propria sessualità. Dico solo che la scuola è un luogo fatto per studiare. Che necessità c’è di parlare di sesso e di identità sessuale ai bambini? Perché vogliono confondere i nostri figli? Lasciateli in pace. Quando cresceranno faranno le loro scelte».

Mbaye, se la scuola frequentata dai suoi figli adottasse uno di questi progetti finanziati dal Comune, cosa farebbe?
«Denuncio tutti. Che utilità hanno? Sono davvero indispensabili? L’educazione dei bambini spetta alle famiglie, non ’è bisogno di insegnanti gay. I nostri figli hanno già abbastanza pensieri. Il primo fra tutti è quello di capire e imparare la lingua italiana e come funziona questo Paese. La scuola dovrebbe insegnare ai nostri figli l’orgoglio di essere italiani e a vivere secondo le regole, è così che si evitano le discriminazioni».

Il progetto sul gender nasce proprio con questo spirito: combattere discriminazioni e omofobia.

«Allora perché non fanno anche progetti contro l’islamofobia, gli immigrati-fobia…

Fobie su fobie …
«Eh sì. Cosa faranno? Per ogni fobia inventeranno un progetto? La sessualità è una cosa privata e non è questo il modo di educare contro l’omofobia. Ci sono le leggi a doverci pensare».

Anche voi immigrati e islamici siete talvolta discriminati.

«Siamo tutti sulla stessa barca. Come i gay. Ma con questi progetti gender, sembra quasi che gay e lesbiche siano come una riserva indiana in via di estinzione da proteggere. A furia di parlarne ed esibire progetti si fomenta la discriminazione perché si sottolineano le differenze. E’ un autogol. Se io fossi gay mi arrabbierei».
Troppa ipocrisia su questo argomento?
«Sì, troppa ipocrisia».

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