Dalla rassegna stampa Cinema

Ellen Page a Roma con “Freeheld”: «È la mia battaglia per i diritti gay»

Quel progetto è diventato un film, che ha alimentato il dibattito sui diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) in America e non solo.

È la storia (vera) di una detective che prima di morire di cancro lotta per passare la sua pensione alla fidanzata. Prodotto e interpretato dall’attrice, ora in prima fila per i diritti della comunità LGBT

Lo scorso settembre Ellen Page raccontava a Io donna come fossero anni che pensava al suo coming out. «Voleva dire a tutti che era lesbica, che era stufa di tenerlo nascosto, depressa per dovere fare finta di avere storie eterosessuali» spiegava ad Alessandra Venezia, la nostra corrispondente da Los Angeles.

A San Valentino l’attrice ventisettenne, durante la conferenza d’apertura della Human Rights Campaign Foundation aveva esordito dicendo: «Sono qui, oggi, perché sono gay».
Da allora, ci raccontava, era diventata un’altra persona. Finalmente felice. E tra i molti progetti cui stava lavorando ce n’era uno, Freeheld, a cui teneva in modo particolare. Quel progetto è diventato un film, che ha alimentato il dibattito sui diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) in America e non solo.

Il film di Peter Sollett con Julianne Moore, Ellen Page, Michael Shannon, Steve Carell verrà presentato alla Festa di Roma (in Sala Sinopoli domenica 18 alle 19.30), per poi uscire in sala con il titolo Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza. Ed Ellen Page è a Roma per parlare con la stampa e con il pubblico.

Guarda la gallery delle dive di Hollywood che hanno fatto coming out


da Vanity Fair

Ellen Page: «Io non mi nascondo (più)»

di Marco De Martino

(Julianne Moore nella parte di Laurel Hester a Ellen Page nella parte di Stacie Andree, dal film Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza)

Quando chiedo a Ellen Page se risponderebbe come il suo personaggio alla domanda della fidanzata, lei esita un attimo e poi dice: «È quello che vogliamo tutti, no? E basterebbe questo per capire l’impatto devastante che la discriminazione ha sulle vite dei gay. Anche a me piacerebbe sposarmi, sono una romantica, sarebbe una cosa speciale, ci penso. Sono meno sicura sull’avere dei figli: a volte la immagino come una cosa bellissima, a volte ho dei dubbi. Credo che sia un passo molto importante, e voglio prendere tempo prima di decidere. È ancora presto».

Ellen Page è la più giovane attrice dichiaratamente gay di Hollywood. Ha fatto coming out il giorno di San Valentino dell’anno scorso, durante il gala annuale dell’associazione Human Rights Campaign, con un discorso bellissimo la cui parte più importante era questa: «E sono qui oggi perché sono gay. E perché forse posso fare la differenza nell’aiutare altri a vivere in modo più facile e pieno di speranza. Innanzitutto io sento di avere un dovere personale e una responsabilità sociale. Ma lo faccio anche egoisticamente, perché sono stanca di nascondermi. E sono stanca di mentire per omissione. Per anni ho sofferto perché avevo paura di dichiararmi. Hanno sofferto il mio spirito, la mia salute mentale, le mie relazioni. E oggi sono qui davanti a voi, davanti a tutti voi, sull’altro lato di quella sofferenza».

Ellen Page sapeva di essere gay quando nel 2007 divenne famosa per la sua interpretazione in Juno, il piccolo film indipendente (premiato a Roma) che lei trasformò in un fenomeno di massa, e che le fece guadagnare anche una nomination per l’Oscar. Lo sapevano i suoi genitori, che divorziarono quando lei era piccola, un’infanzia passata tra una casa e l’altra ad Halifax in Nova Scotia, Canada. Lo sapevano i suoi amici e quelli con cui lei ha lavorato sui set di kolossal come X-Men o Inception. In un certo senso lei aveva già fatto coming out tante volte. Ma ora è un’altra cosa. Ora che il suo discorso è stato visto più di 5 milioni di volte su YouTube, ora che può andare alle prime dei film mano nella mano con la sua fidanzata, ora Ellen Page può finalmente raccontare il percorso che l’ha portata a non nascondersi più.

E la prima cosa che dice quando comincia è che una tappa fondamentale di quel viaggio fu proprio vedere il documentario su cui si basa Freeheld, film di cui Ellen Page è anche produttrice. Ovvero la storia vera di una detective del New Jersey, Laurel Hester, che prima di morire di un tumore al polmone lotta per passare la sua pensione alla fidanzata. Una storia d’amore struggente, ma anche un momento importante nella marcia del movimento dei diritti civili. Non solo Laurel riuscì a trasferire i suoi benefit alla fidanzata: pochi mesi dopo la sua morte nel 2006, la Corte suprema del New Jersey votò per dare alle unioni tra gay gli stessi diritti di cui godono le coppie eterosessuali.

Quando vide il documentario?
«Me lo segnalarono quando uscì. Avevo 21 anni e ricordo che mi fece piangere tantissimo. Dissi immediatamente sì all’idea di farne un film, ma per realizzarlo ci vollero molti anni durante i quali avanzò anche il mio percorso interiore: è incredibile come le due cose siano andate di pari passo. E ora posso dire che anche se mi sentivo già pronta a dichiararmi, fui molto ispirata dalla storia di Stacie e Laurel. Perché di fronte a una tragedia grande come la loro, quella di perdere l’amore della propria vita, sentii che il mio dramma interiore di persona privilegiata era poca cosa. Che era ora di smetterla di soffrire e di dichiararsi al mondo».

Lei parla di sofferenza, di depressione: cosa ha vissuto esattamente?
«Una finzione, ed è quella che fa soffrire, non solo a Hollywood. Molti mi dicevano che la soluzione era semplicemente non parlare della mia vita privata, ma è giusto? Non mi sembra che gli eterosessuali abbiano il problema di nascondersi».
Ha dovuto mentire?
«Non ne ho avuto bisogno: i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, hanno conosciuto tutte le ragazze che ho avuto. E lo stesso i miei amici. Ho avuto qualche difficoltà, come tutti, ma non sono mai stata vittima di bullismo. E se mi avessero chiesto direttamente se ero gay non avrei mai risposto di no. Ma certo ho nascosto una parte di me, come capita a tanti nella comunità LGBT, e quindi ho come iniettato nella mia vita una sostanza tossica che ha riempito le mie giornate fino a tracimare: alla fine la tristezza di non potere essere me stessa era insostenibile. E poi mi sentivo in colpa».

(…)
È stato difficile fare quel discorso? Mi ricordo che allora disse che ebbe quasi un attacco di panico.
«È stata un’esperienza molto intensa, da crisi di nervi».


da gossip.it


Per l’attrice un selfie con Miley Cyrus, che ringrazia per il supporto nella lotta ai diritti gay, e Linda Perry

Elle Page, gay senza volersi mai nascondere: ‘I miei genitori mi hanno sempre sostenuto, hanno conosciuto tutte le ragazze che ho avuto’
Dichiaratamente gay e felice del coming out fatto lo scorso febbraio Ellen Page
‘Se mi avessero chiesto direttamente se ero gay non avrei risposto di no’

Ellen Page è dichiaratamente gay. Il coming out è arrivato il 14 febbraio scorso, a San Valentino, durante il gala annuale dell’associazione Human Rights Campaign. Il discorso dell’attrice 28enne, che dice di non volersi più nascondere, è stato visualizzato più di 5 milioni di volte su YouTube. “E sono qui oggi perché sono gay. E perché forse posso fare la differenza nell’aiutare altri a vivere in modo più facile e pieno di speranza. Innanzitutto io sento di avere un dovere personale e una responsabilità sociale. Ma lo faccio anche egoisticamente, perché sono stanca di nascondermi. E sono stanca di mentire per omissione. Per anni ho sofferto perché avevo paura di dichiararmi. Hanno sofferto il mio spirito, la mia salute mentale, le mie relazioni. E oggi sono qui davanti a voi, davanti a tutti voi, sull’altro lato di quella sofferenza”, ha affermato quella sera commuovento tutti.

Ellen Page, dichiaratamente gay, non ha più voglia di nascondersi

Gay, Ellen Page ha sempre accettato la sua omosessualità, l’hanno accettata tutti quelli che la conoscono e con cui ha lavorato, che hanno sempre saputo. Ma, dopo quel discorso, può camminare sul red carpet con la sua fidanzata, senza volersi, doversi più nascondere. Il grazie va anche al documentario su cui si basa “Freeheld” la pellicola che Ellen Page ha pure prodotto e che racconta la storia vera di Laurel Hester, detective del New Jersey. Prima di morire per colpa di un tumore al polmone la donna ha combattuto per passare la sua pensione alla fidanzata. Laurel non solo riuscì a trasferirla alla compagna, pochi mesi dopo la sua morte, nel 2006, la Corte Suprema del New Jersey votò per dare alle unioni tra gay gli stessi diritti di cui godono le coppie eterosessuali.

“Me lo segnalarono quando uscì. Avevo 21 anni e ricordo che mi fece piangere tantissimo. Dissi immediatamente sì all’idea di farne un film, ma per realizzarlo ci vollero molti anni durante i quali avanzò anche il mio percorso interiore: è incredibile come le due cose siano andate di pari passo. E ora posso dire che anche se mi sentivo già pronta a dichiararmi, fui molto ispirata dalla storia di Stacie e Laurel. Perché di fronte a una tragedia grande come la loro, quella di perdere l’amore della propria vita, sentii che il mio dramma interiore di persona privilegiata era poca cosa. Che era ora di smetterla di soffrire e di dichiararsi al mondo”, ha raccontato Ellen Page in esclusiva a Vanity Fair. Oggi apertamente gay senza volersi più nascondere, ha spiegato di aver vissuto “una finzione”: “Ed è quella che fa soffrire, non solo a Hollywood. Molti mi dicevano che la soluzione era semplicemente non parlare della mia vita privata, ma è giusto? Non mi sembra che gli eterosessuali abbiano il problema di nascondersi”. Nessuna menzogna, però: “Non ne ho avuto bisogno: i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, hanno conosciuto tutte le ragazze che ho avuto. E lo stesso i miei amici. Ho avuto qualche difficoltà, come tutti, ma non sono mai stata vittima di bullismo. E se mi avessero chiesto direttamente se ero gay non avrei mai risposto di no. Ma certo ho nascosto una parte di me, come capita a tanti nella comunità LGBT, e quindi ho come iniettato nella mia vita una sostanza tossica che ha riempito le mie giornate fino a tracimare: alla fine la tristezza di non potere essere me stessa era insostenibile. E poi mi sentivo in colpa”. Ma è arrivato quel discorso, “un’esperienza molto intensa”, costruttiva e, a distanza di giorni, di mesi, salutare. Ellen ora è completamente se stessa.

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