Dalla rassegna stampa

Prete gay Tony Adams sposato da 8 anni. «Si sa, ma tutti zitti»

…Tony Adams, il prete americano dichiaratamente gay che non ha mai lasciato la tonaca né mai è stato cacciato da Santa Romana Chiesa per essere venuto meno all’obbligo della castità (con uomini, tra l’altro)….

di Carmela Formicola e Lia Mintrone

TERLIZZI – «Era polacco anche il potente arcivescovo con cui ebbi una relazione, quando vivevo in Vaticano». Sorride Tony Adams, il prete americano dichiaratamente gay che non ha mai lasciato la tonaca né mai è stato cacciato da Santa Romana Chiesa per essere venuto meno all’obbligo della castità (con uomini, tra l’altro).

Torniamo a incontrare father Adams a Terlizzi, nella tenuta di Paul Cappelli, il manager italo-americano che, dopo essere stato un uomo di successo negli Stati Uniti nel campo della comunicazione, ha fatto coming out con moglie e figlie, è tornato nella sua natia Terlizzi e ha trasformato un casale diroccato in una ricercata meta turistica per il jet set internazionale degli omosessuali. Due anni fa, avevamo incontrato Tony Adams in questa stessa tenuta mentre rivelava, al mondo, un passato turbolento in Vaticano quando era un giovane cerimoniere d’oltretevere e sul soglio pontificio di Pietro sedeva Papa Paolo VI. Oggi father Tony , 73 anni, laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, vive nel Connecticut, ha un compagno da trentatré anni e lo ha sposato otto anni fa. L’unico caso al mondo di un prete cattolico sposato con un uomo.

Due anni fa ci raccontò, in esclusiva, la sua storia di prete omosessuale sfidando il clima generale di conservazione reintrodotto da papa Ratzinger. Ma dopo la sua esplosiva intervista, non accadde nulla. Da Roma nessuno si fece vivo. Soltanto l’anno successivo la Diocesi di Hartforf, gli ha scritto una lettera. «Mi chiedevano un incontro per “risolvere” la questione. Mi proposero lo stato laicale. Ovviamente ho risposto di no, che non mi interessa», racconta Adams mentre a Villa Cappelli riceve anche la visita di una troupe di Mediaset. Ovvio che il coming out di Krzysztof Olaf Charamsa, 43 anni, officiale della Congregazione per la dottrina della fede e secondo segretario della Commissione teologica internazionale (che ha rivelato di avere anche un compagno), abbia riacceso l’attenzione sulle cose che il Vaticano tace.

«Io resterò un prete per sempre, non intendo uscire dalla mia Chiesa che non è quella degli affari economici e delle lobby di potere ma quella delle parole di Gesù. E quando mai Gesù ha detto qualcosa contro l’amore omosessuale? Non mi sento un peccatore, ho fatto esattamente quello che Gesù diceva ai suoi discepoli, di avere una vita autentica e di seguire i comandamenti. Io sono nel Regno di Dio».

Frasi intense, decise, forti quelle pronunciate da quest’uomo che oggi ha i capelli bianchi, che mentre parla ci presenta suo marito e che ha origini calabresi (i nonni erano di San Basile, in provincia di Cosenza, ndr). Nulla a che vedere con il giovane Krzysztof Olaf Charamsa. «Oggi è molto più semplice ammettere una cosa del genere, ai miei tempi era impossibile – confida padre Adams – Quando ero giovane, ed ero al Vaticano, tutti sapevano dell’omosessualità che regnava sovrana tra i preti, tutti sapevano delle relazioni anche tra cardinali e giovani sacerdoti, ma nessuno diceva e faceva niente. Si sapeva e basta, e si copriva tutto. E si faceva sesso anche per fare carriera in Vaticano, anche io l’ho fatto con quell’arcivescovo polacco. Ma non feci carriera. Anzi, dopo quella storia capii che molti uomini che lì dentro portavano la tonaca più che Dio amavano il potere. Ecco perché decisi di lasciare Roma e il Vaticano e di ritornare nel Connecticut dove, poi, ho incontrato l’amore della mia vita».

Eppure su monsignor Charamsa aleggiano tanti dubbi. C’è perfino chi pensa che il suo coming out sia un’operazione studiata a tavolino con tanto di agenti pubblicitari, web master, book fotografici, sponsor e voglia di fare business. «Se dopo questa storia farà soldi, buon per lui – sorride padre Adams – La sua storia mi sembra un po’ strana, un po’ troppo studiata. Non avrà già pronto un libro da dare alle stampe? O forse il suo aitante compagno avrà velleità cinematografiche? Comunque, mi piacerebbe incontrarlo, e parlargli».

E in attesa di scoprire se nel 2015 è possibile immaginare una versione gay di «Uccelli di rovo», padre Adams riflette su Papa Francesco. «Bergoglio ha voglia di effettuare il grande cambiamento nella Chiesa, è una convinzione che secondo me ha già maturato nel cuore, deve farlo ancora nella testa. Ha paura, questo sì, ma non dei cardinali. Secondo me ha paura dello stesso cambiamento e, invece, solo lui può scrivere una nuova e rivoluzionaria pagina nella storia millenaria della Chiesa. Mi piacerebbe vedere questo cambiamento finché sono in vita».

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