Dalla rassegna stampa Cinema

L’amore normale di Buy e Ferilli «Con i sentimenti si fa anche politica»

Maria Sole Tognazzi alla regia di «Io e lei»: la quotidianità di una relazione al femminile

Il sentimentale è politico. Almeno in Italia, dove una questione accettata e risolta praticamente in ogni Paese d’Europa — il riconoscimento di pari diritti civili alle coppie gay — diventa una montagna da scalare. E così Maria Sole Tognazzi si trova a mandare nelle sale (200 le copie che usciranno il prossimo 1° ottobre) il suo quinto film, la commedia d’amore Io e lei ideata oltre due anni fa, proprio mentre le vicissitudini del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili richiamano toni da tragedia o cinepanettone.
Io e lei sono Sabrina Ferilli e Margherita Buy, coppia di donne borghesi: Marina, ex attrice alla guida di un’enoteca frequentatissima nel cuore di Roma, lesbica da sempre e Federica, architetta di successo, separata con figlio ventenne. Stanno insieme da anni, vivono in una bellissima casa, cucinano una per l’altra e fanno indigestione di puntate della serie prediletta ( Top of lake , firmata Jane Campion) sul divano. Cercando di cacciare i fantasmi di un rapporto a rischio di arrendersi alle insidie del tempo. Insomma, una coppia simile a mille altre. «Volevo raccontare esattamente la normalità non la straordinarietà della loro relazione — conferma Maria Sole Tognazzi —. Una storia come altre, mossa da sentimenti identici. Se tutte le storie sono uguali anche i diritti devono esserlo. In questo sì, la mia commedia sentimentale ha un significato politico. Il fatto che esca proprio in questi giorni lo leggo come un segno fortunato, non è un film pensato a tavolino».
Ancora prima che pensato è «arrivato dal cielo», racconta. «Tornavo da Cannes dove avevo rivisto Sabrina che volevo dirigere da tempo. E pensavo mi sarebbe piaciuto vederla accanto a Margherita, con cui dopo Viaggio sola cercavo un bis. Ho acceso la tv e facendo zapping mi sono imbattuta in una scena de Il vizietto con mio papà. L’ho preso come un suggerimento arrivato dall’alto», scherza ma neanche tanto. Si è sdebitata del «regalo» attraverso il personaggio dell’ex della Buy, Ennio Fantastichini, patriarca di una famiglia allargata: «È un po’ Ugo».
Dai tempi del film con suo padre e Michel Serrault sono passati quasi quarant’anni, la società è molto cambiata, eppure di storie omosessuali il cinema italiano ne ha raccontate poche. Per quelle con protagoniste donne anche le dita di una sola mano sono troppe: Riparo , Viola di mare . «Una commedia su due donne di oggi che si amano non c’era», osserva la regista. Io e lei , prodotto da Indigo, Lucky Red (che cura anche la distribuzione) e Rai Cinema, l’ha scritta con i suoi co-sceneggiatori di sempre, Ivan Cotroneo e Francesca Marciano avendo in mente fin da subito le due attrici. Tutta cuore e passione (anche politica) Ferilli; maestra di nevrosi e ironie Buy. «Senza di loro non ci sarebbe stato il film. Ci hanno creduto fin dal primo istante». Le dirette interessate confermano e rilanciano (oltre a farsi molti complimenti). «Ci piacciamo da tempi non sospetti — dice Ferilli —. Siamo psicotiche in modo diverso: io esco di casa con ogni tipo di medicina e non sono mai stata male. Lei sta male sempre e non ha mai con sé un farmaco. Io non ho mai fame e in borsa ho di tutto, lei mangia come una depravata e non ha mai dietro nulla». Insomma, è nata una coppia comica e magari Io e lei non resterà un caso isolato.
Intanto si dedicano all’uscita del film nelle sale. «Ha ragione Sole, non è un film bandiera — sostiene Buy —. Non spetta al cinema risolvere i problemi ma può far riflettere sull’egoismo di chi non vuole capire cosa significhi vivere senza diritti». Un Paese «bigotto», rilancia Ferilli. Se ne è accorta, dice, anche girando in rete («ho un nickname, mi sono attrezzata»). «Ci sono paura e pregiudizio. Per questo serve di più un film come questo, fatto in punta di piedi, che affronta il tema dal lato “omo-sentimentale”. Le legge? C’è un governo di sinistra: se non ora, quando?».
Intervistata da una giornalista sul suo passato da attrice, Marina-Ferilli ha un solo rimpianto: di non aver detto che la persona che amava era una donna. «È una scena chiave. Fa capire quanto sia importante per lei dire al mondo quel che è. Ma, attenzione, il coming out è un diritto, non un dovere, la vita privata è privata. Ognuno deve essere libero di scegliere», conclude Tognazzi.
Stefania Ulivi

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E l’anteprima del film lancia il #tempodelledonne

Quattro giorni di incontri. Anche musica e cinema con Negramaro, Ambra, Muccino e Nannini

MILANO Maria Sole Tognazzi con Margherita Buy e Sabrina Ferilli, gli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Francesca Marciano, i produttori. Ci saranno tutti stasera a Milano al cinema Colosseo per presentare l’anteprima di Io e lei . Un’anteprima un po’ speciale che ci porta verso la seconda edizione del Tempo delle donne 2015 che si terrà alla Triennale dal 1° al 4 ottobre. Un film che, come dice la sua autrice, è «un invito a non avere paura di scegliere di essere fino in fondo se stessi», molto in sintonia con la volontà di trovare nuove strade, individuare cambiamenti in corso e in divenire della quattro giorni nata dal blog «La 27 ora».
Quattro giorni ispirati al tema della maternità in cui saranno molti i nomi dello spettacolo ad essere coinvolti, spesso in vesti diverse da quelle consuete. Come Antonello Venditti e Gabriele Muccino, entrambi chiamati a parlare in quanto papà in «Amici mai: come sono i genitori di oggi» e «Padri (troppo) materni». Sono attesi venerdì, come Francesca Archibugi che la sera accompagna la proiezione del suo film Il nome del figlio . O Liliana Cosi, protagonista delle performance «Madrina sulle punte», nell’incontro «Di mamma ce n’è una sola, ma…» dove sarà presente anche Lucia Mascino.
Ambra Angiolini (con il corto Era bellissima ) e la comica Maria Timo aiuteranno a rispondere alla domanda: «Son tutte buone la mamme del mondo?», Pamela Villoresi regala quattro sfumature della relazione madre e figlia con la regia di Federica Santambrogio («Mammine care, adorate bambine»). Elisa e Andrea Mirò si raccontano («Sempre connessa. A me stessa»). E Paola Turci, Enrico Ruggeri e Gianna Nannini si prendono sabato sera il palco del Teatro dell’Arte della Triennale per «Il mio canto libero».
Serena Dandini indaga le nuove nonne, ma anche le figlie. Simona Izzo con Silvia Ballestra sui maschi («L’uomo che vorrei»). Michelle Hunziker si presenta accompagnata da mamma Ineke. Le Scemette da un lato («Lui, lei, noi. Viaggio contromano nei luoghi comuni») e le Brugole dall’altro («L’arcobaleno delle nuove famiglie») smontano con ironia gli stereotipi. Le ragazze napoletane di Scampia e quelle milanesi del Corvetto lo fanno attraverso cortometraggi girati con la supervisione di Leonardo Di Costanzo («Le ragazze di periferia»). E Francesca Isola con un monologo «Che vita da favola!». Ci sarà anche Enrica Mou con una performance musicale.
All’insegna della sorpresa quella dei Negramaro, che chiuderanno la maratona di eventi — incontri, inchieste, spettacoli, conversazioni, workshop, video, set fotografici, installazioni — domenica alle 21.30. Intervistati da Serena Dandini parleranno della canzone «Ti uccido» e di Rita Fonte, uccisa dalla mafia pugliese per la sua battaglia per salvare Porto Selvaggio. «La rivoluzione di questa donna giusta può e deve continuare, attraverso le nostre scelte di ogni giorno».
S. U.

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