Dalla rassegna stampa Cinema

“Queer Festival” se la marginalità diventa vincente

… risulta chiaro come il programma del Sicilia Queer FilmFest si proponga, anche in questa edizione, come macchina produttrice di trasversali consonanze tra differenti specifici, con il cinema a fare da crocevia di tutte le arti…

Non di formule ma di forme si tratta quando parliamo di quelle che hanno affermato l’identità singolare e coinvolgente del Sicilia Queer FilmFest , arrivato quest’anno alla sua quinta edizione. Il suo lavico programma (dal 24 al 31 maggio) è stato presentato nell’alveo protettivo dell’Institut français, una delle più efficienti istituzioni culturali cittadine che, di questo festival, si sono fatte non a caso sodali (le altre sono il Goethe Institut e il Cervantes). E nemmeno è casuale che per la seconda volta a ospitare la manifestazione siano i Cantieri culturali alla Zisa, con il cinema De Seta come fulcro e teatro principale delle proiezioni oltre all’arena e ai dehors ; quei Cantieri (l’ha ribadito ieri l’assessore alla Cultura Cusumano) tornati recentemente a essere fucina di eventi che però ormai chiedono di trasformarsi in organica filiera di avvenimenti debitamente organizzati.

Esempio felicemente positivo (sebbene ancora sostenuto da un volontarismo e da una precarietà imposti dalle deficienze contributive e dai legacci burocratici) è di sicuro la forma stessa del Sicilia Queer FilmFest , progettualmente orientata ad affermare la logica del queering , secondo la lucida strategia di Andrea Inzerillo, ovvero di colui il quale, con paziente tenacia, ne ha preso le redini (dopo l’ esordio nel 2010 della lungimirante direzione di Alessandro Rais) e che firma il variegato percorso di quest’anno. Che queering significhi proporre in modo critico ciò che di out, divergente o destabilizzante esprimano ancora oggi le cosiddette “scritture della differenza”, lo spiegherà bene il filosofo spagnolo Paul B. Preciado, autorità riconosciuta della teoria Queer che sarà uno degli ospiti della “Summer School delle Differenze e delle Identità plurali”, e a cui verrà assegnato il “Premio Nino Gennaro”, dedicato a quell’esempio di coerenza esistenziale e politica che è stato il poeta e militante corleonese scomparso vent’anni fa, e a cui il festival rende omaggio attraverso rare schegge del filmmaker palermitano Pippo Zimmardi.

Già da questo esempio risulta chiaro come il programma del Sicilia Queer FilmFest si proponga, anche in questa edizione, come macchina produttrice di trasversali consonanze tra differenti specifici, con il cinema a fare da crocevia di tutte le arti (anche di quelle in fieri ), più che come semplice superficie riflettente e valorizzante di tutto quello che di civilmente e poeticamente utile è stato internazionalmente prodotto a partire dalle tematiche (ancora ben vibranti e sovversive) della cultura Lgbt genericamente detta omosessuale. Garanzia di detour sorprendenti saranno dunque le opere, presenti nel Panorama Queer come in altre sezioni, di quei cineasti annodati per vocazione o per scelta alla tematica eletta, dal Greenway impegnato a sondare i turbamenti di Ejzenstein nel Messico, alla Je suis Annemarie Schwarzenbach ovvero la compagna di Erika Mann secondo Veronique Aubony (presente alla proiezione), fino al Fassbinder ritratto con implacabile tenerezza da Christian Thomsen o al Pasolini di Salò o le 120 giornate di Sodoma . Sono queste le affinità elettive espresse da un festival che, nelle sue precedenti edizioni, ha contribuito a diffondere opere di cineasti poi valorizzati (basti l’esempio di Rita , film d’esordio di Grassadonia e Piazza proiettato nel 2010, due anni prima che gli autori palermitani vincessero a Cannes con Salvo ). E dunque, Genet, Chéreau e Schroeter accanto a cineasti che, affermando la loro autorialità in modo indipendente, si sono conquistati facilmente la patente queer : prima degli altri Paul Vecchiali che, nel 2013 è stato presidente di giuria al concorso Queer Short e a cui, in quella occasione, è stata dedicata una piccola personale, mentre il cartellone attuale prevede la proiezione del suo Nuit blanche sur la jetée , limpida versione del romanzo breve di Dostoevskij che fu, su grande schermo, di Visconti e di Bresson. E poi Raul Ruiz, autore assoluto. Al regista cileno è dedicato un omaggio (in collaborazione con la Filmoteca Regionale) nella sezione Carte Postale à Serge Daney ( demiurgo della critica francese) che prevede la proiezione del suo capolavoro Genealogia di un crimine accanto alla proposta di un rarissimo suo cortometraggio, Il pozzo dei pazzi , ispirato alla pièce del nostro poeta teatrante Franco Scaldati. Altro segno di felice trasgressività della presente edizione è certamente l’essere riusciti ad affidare il ruolo di “madrina” della manifestazione a Fulvio Abbate, scrittore tra i più talentosi e “trasversalmente” provocatori.

Ma a trasformare l’esperienza del Sicilia Queer FilmFest in laboratorio permanente e (ri)generatore sono sicuramente tutte quelle attività sviluppate in

progress e riguardanti la sezione Letterature Queer, condotta da Mirko Lino e Silvia Antosa, l’attività ricreativa e di accoglienza per bambini curata da Cucù, e il ciclo di concerti en plein air organizzati da Serena Ganci. Sono questi i segni forti di una manifestazione che, come ha dichiarato Eva Truffaut presidente di giuria della scorsa edizione, ha saputo trasformare la propria marginalità in valore propulsivo, ad affermare il valore differente di una qualità queering che oggi più che mai sa farsi necessaria.

Il lancio di registi poi valorizzati altrove come Grassadonia e Piazza il premio dedicato a Nino Gennaro e il sostegno degli istituti stranieri

IL DIRETTORE Andrea Inzerillo e sotto un dettaglio del film di Peter Greenaway che apre la rassegna il 24 maggio

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