Dalla rassegna stampa Televisione

Littizzetto , l’ironia in cattedra «Tra i ragazzi torno una prof»

L’attrice: ho insegnato 9 anni, sul set rivivo anche la mia dimensione familiare

Luciana Littizzetto convinca i telespettatori a guardare la terza stagione di «Fuoriclasse», la serie tv di cui è protagonista, al via domani su Rai1 .
«In tempi in cui tutti litigano, si arrabbiano e fanno polemica, è un racconto divertente, una storia lieta. Fuoriclasse è un momento di alleggerimento notevole, non di estremo godimento come il Müller, ma quasi».
Ha definito la sua protagonista, Isa Passamaglia, «una che ce la fa. Perché, anche se spesso nessuno ci crede, le donne ce la fanno! Sempre!». È un manifesto femminista?
Ride. «Le donne pur stramazzando sui gomiti come i soldati di Platoon alla fine ce la fanno, anche se devono tenere insieme tante cose. Pare che le donne abbiamo il corpo calloso del cervello più spesso di quello degli uomini, insomma ce l’hanno più grosso… E quindi le connessioni tra un emisfero e l’altro sono più veloci. Facciamo le cose più velocemente, ne facciamo tante insieme, forse facciamo anche più casino».
La donna che interpreta non è ossessiva con la figlia appena nata e non si vuole sposare. È proprio una donna da fiction, una così nella realtà non esiste.
Ride di nuovo. «Un po’ ha ragione. Qui c’è un motivo di sceneggiatura. Enzo, il mio compagno (Fausto Maria Sciarappa), è già stato sposato e non ha figli, mentre lei è già madre, ha un approccio più rilassato. Vedrete colpi di scema e scena».
Lei nella vita vera è fidanzata da quasi 20 anni e come nella fiction non vuole sposarsi. Perché?
«Non ho mai sentito questa urgenza. Vengo da una famiglia molto cattolica, i miei ci tenevano, ma io non ho la loro stessa dimensione religiosa. E poi l’idea di dire “per sempre” mi mette ansia. Solo Totti e Ilary Blasi si risposano, ma quello è un caso eccezionale».
Che voto si dà come attrice?
«Non saprei. È un’altra dimensione rispetto a quella televisiva, che è molto aggressiva, anche molto potente. Nella fiction interpreto una parte vicina a me, non faccio così fatica, sono stata professoressa per nove anni. E poi c’è il tema dei figli adolescenti e io ne ho due: non devo immedesimarmi in un personaggio così lontano da me. Però mi piace essere altro da me e soprattutto fare quello che mi dice un regista, essere guidata».
Un’attrice che ammira?
«Margherita Buy mi piace fuori dal set, perché fa veramente ridere, e poi mi piace come attrice, la sua faccia, lo sguardo, come recita. Nel nuovo film di Moretti poi c’è Giulia Lazzarini che per me è il massimo dei massimi. Quando la vedo penso che non potrò mai essere così brava».
Ora va in onda a reti unificate, come il presidente della Repubblica: Rai1, Rai3, SkyUno… Il successo non le fa montare la testa?
«No, mantengo i piedi per terra perché conosco il posto da dove vengo, sono figlia di lattai, ho cercato di emanciparmi, mi sono laureata, ho insegnato tanti anni, piano piano sono riuscita a fare quello che volevo. Vivo ancora in una dimensione familiare di tranquillità: i miei figli non dicono che sono figli miei; mia zia mi diceva che non ero adatta per Sanremo, veda lei…» .
In «Italia’s got talent» c’è una Littizzetto diversa da quella che ci si aspetterebbe. Fa il giudice buono?
«Non ci sono ruoli predefiniti. Anche quella è una parte di me. Sono una mamma, una donna, una che vive una vita normale. Ci sono concorrenti che hanno talmente tante aspettative, tanto desiderio, hanno scommesso tanto su quei 100 secondi: ti vien da dire non ti preoccupare, stai tranquillo, come ai figli, mi viene un atteggiamento protettivo».
Tre aggettivi per Fazio?
«Sapiente, preciso, sfinente».
Tre per Bisio?
«Umano, agitato, vitale».
E tre per lei?
«Balenga, balenga, balenga… Cerco di essere obiettiva: empatica, sanguigna, e anche timida».
Si pensa che chi sta sul palco sia l’opposto del timido.
«Il palco è una messinscena, devi essere up. Invece ci sono certi momenti in cui sei normale e sei diversa da quello che sei sul palco».
La parte che non piace del suo lavoro?
«Le aggressioni del web, che ti chiede sempre il politicamente corretto. Come persona di spettacolo siamo tutti molto esposti, è una cosa faticosa da reggere per gli artisti».
Cosa risponde a chi l’accusa di dire troppe parolacce?
«Nel mio modo di pensare il comico, per far ridere devi trasgredire, se no puoi far solo sorridere».

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