Dalla rassegna stampa

“Voglio sposare Ed e adottare un bimbo” la nuova vita di Vendola dopo la politica

…«Ma da cosa va difesa la famiglia tradizionale? Dalle coppie gay che rivendicano i propri diritti? Dai bambini delle cosiddette “famiglie arcobaleno”? O non è forse vero che tutte le forme di famiglia vanno difese dalla povertà, dall’ingiustizia sociale, dallo svuotamento del welfare?…

BARI .
Presidente Nichi Vendola, si sposa?
«Da maggio, per il sottoscritto, cambierà tutto».
Non sarà più il presidente della Regione Puglia.
«Ho vissuto dieci anni col cuore in gola».
Onori e oneri, come si dice. Adesso che le bocce politiche si fermano, vuole conquistare pure l’altare?
«Sì, vorrei farlo. Ma uso provocatoriamente il mio desiderio per sostenere la necessità di assumere come bersaglio critico la pigrizia della politica sul tema dei diritti civili, che devono essere uguali per tutti e per tutte».
Non è facile?
«Dobbiamo decidere che Paese siamo. Ecco tutto. Somministrare solo frammenti di diritti, non serve a nessuno. È maturo il tempo per rivoltare l’Italia come un calzino ».
Confessa a Chi di volersi unire in matrimonio con Ed Testa, che da dieci anni è il suo compagno. «Ma solo se me lo chiederà» racconta. E se non dovesse accadere?
«Ciò che conta è sempre la qualità di una relazione. Conta l’amore. A me piacerebbe vivere il matrimonio come festa, appunto come cerimonia dell’amore. L’unica remora è proprio legata al clamore mediatico che questa cosa produce, anche se ciascuno ha il dovere di provare a rompere il muro dei pregiudizi e delle fobie».
Ci riesce?
«È capitato sempre nella mia esistenza di essere un precursore, un anticipatore: ne ho pagato qualche prezzo, ma penso che sia bellissimo darsi la libertà di non nascondersi e di non essere ricattabile».
È vero che non ha nessuna intenzione di trasferirsi in Canada, la terra di Ed, perché per lei sarebbe troppo difficile vivere troppo lontano da sua madre?
«Non potrei vivere in un Paese freddo, io sono una creatura mediterranea. Non potrei vivere lontano dai miei affetti, da mia madre, dai compagni con cui ho condiviso le battaglie di una vita. La retorica patriottarda mi dà l’orticaria, però il Sud d’Italia è proprio la mia culla e la mia casa ».
Dolce e Gabbana difendono la famiglia tradizionale e si scatena il putiferio. Hanno ragione o torto?
«Ma da cosa va difesa la famiglia tradizionale? Dalle coppie gay che rivendicano i propri diritti? Dai bambini delle cosiddette “famiglie arcobaleno”? O non è forse vero che tutte le forme di famiglia vanno difese dalla povertà, dall’ingiustizia sociale, dallo svuotamento del welfare?».
Boicotterebbe il marchio D&G, come suggerisce Elton John?
«Io penso che i due stilisti italiani abbiano usato parole inappropriate. Non ci sono bimbi chimici o sintetici. Conosco molti bambini meravigliosi, accompagnati con immensa cura nei loro percorsi di crescita: e sono figli di coppie gay. Mettiamola in questo modo: spero che Dolce e Gabbana sappiano correggere la loro caduta di stile…».
Lei più di una volta aveva rivelato la voglia di avere un figlio. È ancora di questa idea o l’ha messa da parte una volta per tutte?
«Per quanto riguarda la mia persona, ogni volta che leggo di un neonato abbandonato in un cassonetto dell’immondizia mi viene voglia di correre a prendermi cura di quella creatura».
D’accordo, però non risponde alla domanda.
«Appena lascerò l’incarico di governatore rifletterò anche se affrontare la paternità oppure no: questo è un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Una cosa, però, vorrei fare subito».
Quale, scusi?
«Scrivere un libro di filastrocche per bambini».
Quale sarà il futuro politico di Vendola?
«Io sto provando a guidare Sel oltre se stessa, senza nessuna ossessione per l’identità e l’appartenenza, cercando di dare una mano alla crescita di una generazione più giovane, con l’obiettivo di ricostruire una grande sinistra in Italia».
Perché Vendola non è riuscito a diventare lo Tsipras italiano?
«Io credo di aver incarnato un’esperienza peculiare di sinistra di governo, su questo terreno ho agito e faticato per un decennio nel laboratorio pugliese. La sinistra italiana, inclusa la storia che io mi porto addosso, è stata sconfitta».
Il celebrato “rivoluzionario gentile” alza bandiera bianca?
«Tutt’altro. Ma oggi occorre un grande coraggio per ricominciare, senza nostalgia e aperti al futuro. Senza miti da importare, ma con l’umiltà di mettersi tutti a disposizione di un’impresa così grande ».

A me piacerebbe viverlo come festa, come cerimonia dell’amore. L’unica remora è legata al clamore mediatico
Hanno usato parole inappropriate. Non ci sono bimbi sintetici. Spero che correggano la loro caduta di stile


da Il Tempo

Vendola: voglio sposarmi e avere figli

Il leader di Sel replica a Dolce e Gabbana: in questo Paese l’omofobia uccide «Il pensiero di diventare padre c’è sempre stato ma finora l’ho rimandato»

L’ha ridetto un’altra volta. In un’intervista a Chi. «Vorrei sposarmi con Ed». Il soggetto è Nichi Vendola che, dell’anelito al suo matrimonio, ha fatto un’antologia, piuttosto martellante nel corso degli ultimi anni. La controparte è Ed Testa, al suo fianco da oltre un decennio, rivoluzionario del lessico tanto da chiedere al mondo, qualche anno fa, dalle colonne di un’intervista a Vanity Fair, di essere chiamato «First Gentleman», genialata così innovativa da aver ampiamente bruciato sul tempo le trovate di Laura Boldrini, allora non ancora approdata alle istituzioni. Si vogliono sposare, dunque, Nichi ed Ed, ma non è una novità. Come non è una novità che il Presidente uscente della Puglia dichiari di «riflettere sulla paternità». Anche questo desiderio, infatti, l’aveva già espresso in passato. L’aggancio all’attualità di questi giorni viene perciò automatico: «Che cosa penso di Dolce e Gabbana e della loro difesa della famiglia tradizionale? Credo che dall’alto del loro rango sociale non comprendano davvero che cosa vuol dire vivere in un Paese dove l’omofobia uccide e il deficit di diritti pesa su molte vite». Tu quoque, Nichi? Sì, anche lui si è pronunciato. E non poteva essere diversamente, visto che contro Domenico Dolce, reo di aver detto un no categorico ai figli in provetta per le coppie omosessuali, si è scatenata tutta l’orda possibile del politicamente corretto. Un rumoroso e variopinto popolo ammassato sul torpedone Priscilla, la Regina del deserto (dal celebre film di Stephan Elliott su simpatiche drag queen). Su cui è montato di buona lena anche Vendola. Che con il suo eloquio pindarico, ha fatto un minestrone con tutto dentro: omofobia, violenza, diritti. Aggiungendo confusione a quella, già nutrita, di questi giorni. Nel corso dei quali ognuno, spezzettando il proprio vissuto e mercificandolo con il proprio linguaggio, ha creato una gaia macedonia, colorata come tutte le macedonie, ma indigesta se propinata in abbondanza. Dove c’è finito dentro di tutto. Ed è finito dentro, triturato, anche Stefano Gabbana che, pur avendo difeso la libertà di Dolce di rivendicare la sua opinione, sul merito dei figli si è espresso in maniera diametralmente opposta, ma evidentemente nel mondo alto il brand assorbe la persona. Dolce&Gabbana sono, come Dolce&Gabbana vanno attaccati. Siamo partiti da una questione molto seria, cioè di bambini e amore omosessuale, e siamo finiti ad una mascherata di mutande da boicottare, vestiti da bruciare e guerra a suon di tweet e di interviste. Un fumettone dove il lato mediatico prevale sugli aspetti culturali e civili e tutto viene distorto per alimentare un banchetto infarcito di promozione di sé a cui accorre, a mano tesa, ogni componente del salotto buono internazionale. L’impressione è che, con questo andazzo, non si capirà più nulla. Come non si è capito più nulla sulla questione dei matrimoni tra omosessuali contratti all’estero. Anche lì, la ribellione dei sindaci al divieto di trascrizione ha assunto i contorni di una iniziativa rumorosa a beneficio di telecamere, titoli dei giornali e propaganda politica, che ha fatto sfociare una materia importante, il modo in cui affrontare le richieste delle coppie omosessuali, in una vicenda di guerre burocratiche e ricorsi amministrativi. Ora, con il discorso figli, la stessa cosa. Ognuno, com’è normale che sia, la vede a proprio modo. Vendola, sempre a Chi, ha detto che «la paternità è un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Sicuramente ho sempre amato il mondo dell’infanzia e vorrei scrivere un libro di filastrocche per bambini». Però, per com’è montata la storia, sarà incasellata nell’archivio delle fragorose boutade del vippame. Non sarà la prima né l’ultima. Ma discutere sui diritti è un’altra cosa. Intanto, se davvero sarà la volta buona, auguri a Nichi Vendola. Per i figli maschi, però, sia consentito, tacciamo.

Pietro De Leo

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