Dalla rassegna stampa Libri

La spia che venne dal freddo della Svezia

… Anche la sua vita privata (a brandelli) è fuori dagli schemi: un instabile legame omosessuale con un partner sieropositivo…

ROBERT Karjel, 49 anni, è un tenente colonnello dell’Aeronautica militare svedese e comanda uno squadrone di elicotteri. È laureato in Fisica, ha combattuto i pirati somali nel Golfo di Aden, conosce bene la Biblioteca Apostolica Vaticana. Uno così meriterebbe subito un film interpretato da Ben Affleck. E invece le storie le scrive lui, quando ha tempo, tra un’operazione e l’altra. In Italia esce per la prima volta il suo appassionante thriller Lo svedese : niente di completamente autobiografico, ma certo di vissuto sì. Sarebbe impossibile descrivere determinati ambienti, le prigioni, gli atolli persi nell’Oceano, le basi segrete americane, senza conoscerne i dettagli. Così come sarebbe difficile per chiunque avere una conoscenza approfondita dei servizi segreti, di come lavorano, delle coperture, degli informatori, dei sistemi informatici . Lo svedese è una spy story, ma anche uno psicothriller e, comunque, un giallo internazionale che si spinge oltre le atmosfere e gli intrighi di Le Carré, perché in mezzo ci sono i terroristi islamici, le sette religiose, la cronaca, i governi, estremisti di ogni genere. La sottile linea rossa comincia dallo tsunami del 2004 nel Sud est dell’Asia, sfiora Stoccolma, passa per New York e poi Topeka nel Kansas, infine Diego Garcia, isola dell’arcipelago Chagos, un puntino strategico nell’Oceano Indiano. Dietro tutto questo ci sono un manipolo di uomini in fuga dal cataclisma che li ha lasciati vivi per miracolo, una donna che veste solo di nero con un gatto tatuato alla fine della schiena, un predicatore battista che ha bisogno di soldi, l’Fbi, la Cia, la polizia di vari stati Usa, agenti di tutti i tipi. E Ernst Grip, lo svedese, ex poliziotto di sicurezza a Stoccolma, agente di scorta dei sovrani, “comandato” dal Ministero degli esteri per una missione negli States, ovviamente top secret. Grip è lontano anni luce dagli stereotipi di agenti segreti genere James Bond: trasandato, sudato, palestrato, mastica spesso zollette di zucchero e cubetti di ghiaccio. Anche la sua vita privata (a brandelli) è fuori dagli schemi: un instabile legame omosessuale con un partner sieropositivo. Tutto gira intorno a un losco, imprendibile figuro, che spunta in ogni dossier, ma naturalmente è introvabile. Ma quando ormai l’ultimo tassello di questo sanguinoso intrigo internazionale sembra essere andato a posto, rispunta una strana vicenda: chi e perché ha rubato prima le preziose sculture di Jan Arp, e poi il Gates velato di Christo, una delle circa duecento installazioni messe dall’artista a Central Park? Hitchockianamente però la soluzione non è nel finale.

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IL ROMANZO

Lo svedese

di Robert Karjel (Rizzoli, traduzione di Flavio Santi pagg. 316 euro 18)

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