Dalla rassegna stampa Cinema

Una commedia al Festival Avvio in salita per Roma

«Soap opera» divide. Poi il film sul raid contro i rifugiati

ROMA «Il mio film non ha pretese intellettuali, sono emozionato, contento e onorato di essere qui», dice il regista Alessandro Genovesi. A tenere banco è il gesto (raro) di inaugurare il Festival del cinema di Roma con una commedia, affidata ad attori da cassetta, cercando di forzare i pregiudizi. Il titolo del film, Soap opera (dal 23 in 450 copie) è quanto di più dissonante in una rassegna di cinema. Il risultato? Applausi e qualche fischio alla proiezione per la stampa. «Il coraggio fa parte del mio lavoro — continua Genovesi —, ma ancora più coraggioso è chi mi ha voluto per l’apertura».
Una commedia a suo modo «autoriale», con punte di melò e noir, ambientata in un universo inventato in cui non si capisce dove siamo, in un’epoca non precisata (ma è la vigilia di Natale). «Mi interessava creare un mondo a parte». I personaggi, tutti strampalati inquilini di una stessa palazzina (con l’eccezione di Diego Abatantuono, il maresciallo chiamato a svolgere un’indagine), «vengono catapultati in un contesto di realismo magico. Non mi piace il mondo fuori, rappresentarlo al cinema mi sembra troppo». In un’atmosfera sopra le righe, ma niente parolacce, incontriamo Ale e Franz, fratelli che vivono insieme; Fabio De Luigi innamorato della sua ex, Cristiana Capotondi; Ricky Memphis dagli incerti orientamenti sessuali e per una volta non borgataro; Elisa Sednaoui, la bella di turno che rimescola le carte di equivoci, intrecci e paradossi. «I miei riferimenti sono nel cinema anglosassone, Wes Anderson è uno dei pochi che ha inventato un nuovo modo di raccontare storie, grandi cast all’interno di una cornice bizzarra». Battuta cult, quella di Chiara Francini, nel film l’attrice della soap opera: «Non sono io a essere più brava, sono le altre che sono cagne».
Il secondo film, di segno diverso, è il tedesco Wir sind jung, Wir sind stark ( Noi siamo giovani, noi siamo forti ). Burhan Qurbani, figlio di rifugiati di guerra afgani, racconta le violenze contro gli immigrati che ebbero luogo a Rostock nel 1992. Tremila neonazisti incendiarono un centro di accoglienza che ospitava rifugiati vietnamiti.
Un branco di sbandati. Giovani e disoccupati, svastica e molotov, fanno gli spiritosi rievocando il motto sulla cancellata di Auschwitz: «Il lavoro rende liberi». «Mi ha illuminato una frase di Gramsci, scritta dopo la Prima guerra mondiale, presagendo la seconda catastrofe: “Il vecchio mondo muore, e il nuovo non può nascere. Oggi è il tempo dei mostri”».


da La Repubblica

Soap Opera – Garbo, leggerezza e niente più

PAOLO D’AGOSTINI

PARLIAMO del film o della scelta di fargli aprire le danze — con minimo anticipo sulla sua uscita — di un festival dalle cospicue ambizioni internazionali? Diamo tempo al secondo quesito. Soap opera è di Alessandro Genovesi, ispiratore di Salvatores per Happy family e regista di La peggiore settimana della mia vita e del sequel Il peggior Natale della mia vita . Commedie corali, dei cui interpreti ritroviamo qui: Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono. Ai quali si aggiungono l’esuberante Chiara Francini, Ricky Memphis in un ruolo inusuale, la coppia Ale & Franz.
In un bel palazzetto di una bella strada di una città innevata (siamo sotto Capodanno), si incrociano le vite degli occupanti i quattro appartamenti. I gemelli litigiosi e impiccioni Ale e Franz proprietari dello stabile. Un tale che a un certo punto si suicida. La divetta di soap Francini che ha un debole per le uniformi e trova l’anima gemella nel carabiniere Abatantuono. E il single De Luigi la cui porta, come le famose porte di Lubitsch, si apre e si chiude in continuazione accogliendo il via vai: dell’amico d’infanzia Memphis che pur in procinto di diventare padre deve togliersi un dubbio rimasto in lui irrisolto da quando, lupetto, si scambiò un bacio con l’amico, dell’ex fidanzata Capotondi incinta, della bella misteriosa che compare per le esequie dell’inquilino suicida (Elisa Sednaoui).
Interamente realizzato in ambienti artificiali e dal pronunciato gusto fantastico/fiabesco, colorato come il mondo di Amélie e sopra le righe come La buca di Daniele Ciprì, è certamente delizioso e pieno di garbo. Ma nulla di più. VOTO: 3/6

Regia di Alessandro Genovesi Con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Ricky Memphis
SI PUO’ VEDERE

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