Dalla rassegna stampa Spettacolo

In piedi per Baglioni dopo l’amarcord con Kessler e Valeri

… Lezioni di stile da Rufus Wainwright. Sia nella musica, con la sua «Cigarettes and Chocolate Milk» e «Across the Universe» dei Beatles, sia nelle parole: «Sono gay, ho fatto coming out. Ho lottato per essere me stesso»…

da Corriere della Sera

La seconda serata – Rufus e l’omosessualità: ho lottato per essere me stesso

Claudio commosso: qui dopo 30 anni

SANREMO — Ah, i cantanti. Ci sono anche loro al Festival e ieri sera — senza colpi di scena e con ospiti amarcord e Claudio Baglioni che fa alzare tutti in piedi — li abbiamo sentiti. Che sia un bene poi… Le canzoni di quest’anno faticano a entrare nelle orecchie. E anche quando il brano c’è, vedi Francesco Renga, è la voce che si inceppa: «Ho finito la saliva». A volte sono proprio i pezzi a non esserci, vedi Giuliano Palma che perde l’occasione per togliersi l’etichetta di re delle cover. E dire che non viene da un talent… Nina Zilli gli regala la brutta copia del suo pezzo di due anni fa («Così lontano») e lui non ci mette nulla di proprio.
Meglio rifugiarsi nella nostalgia. Si parte con l’autopromozione. Si celebra Alberto Manzi, il maestro che negli anni Sessanta dalla tv insegnò agli italiani a leggere e scrivere, per lanciare la fiction di Rai1 con il protagonista Claudio Santamaria. Qui è facile trovare l’aggancio alla bellezza, faro di questo Festival. Più difficile immaginare come verrà giustificata la presenza di Brignano, ma Fazio è maestro nel mischiare alto e basso… Si resta nel passato. Le gemelle Kessler, che nella tv in bianco e nero scandalizzavano per le gambe, ora stupiscono perché a 77 anni ballano ancora. Meglio della Littizzetto, «la gemella diversa» la chiama Fazio che finalmente si prende una rivincita.
Fabio e Luciana tornano alla bellezza: «Bello è…» è un elenco di tante banalità con qualche sprazzo di innocenza. Torna la gara. L’emozione fa inciampare anche Noemi che non prende l’attacco del primo brano. Renzo Rubino, quello che arriva dal Sanremo giovani dell’anno scorso e dovrebbe essere il più emozionato, va tranquillo. Standing ovation a lui che è il più giovane e alla decana Franca Valeri, 93 anni, che riporta in vita la Sora Cecioni in una gag generazionale con la Littizzetto. Ron sta fra cantautorato e folk con «Sing in the Rain».
La bellezza ha anche un opposto. Tocca a Gian Antonio Stella, firma del Corriere , fare un elenco delle bruttezze dell’Italia. Per sistemarle tutte ci vorrebbe un cantiere. Claudio Baglioni («ci ho messo una trentina d’anni per tornare su questo palco») ha un’idea. Dopo un’esibizione sull’onda dei suoi classici si infila un caschetto da cantiere. «Lo useremo in tutte le sere del mio tour — annuncia —. L’onestà fa paura alla gente. Ma nessuno si può chiamare fuori da questo momento che è un cantiere per un Paese danneggiato».
Solo dopo la mezzanotte arrivano i primi quattro giovani. Lezioni di stile da Rufus Wainwright. Sia nella musica, con la sua «Cigarettes and Chocolate Milk» e «Across the Universe» dei Beatles, sia nelle parole: «Sono gay, ho fatto coming out. Ho lottato per essere me stesso», e mette a tacere le polemiche che arrivavano dal mondo cattolico sulla sua presunta blasfemia. La marcia in più ce l’ha messa Pif nel pre-Festival: dal didascalico della prima puntata al surreale di ieri con un tenero corteggiamento alla Casta e la campagna contro i privilegiati del pass che mette fuori giri pure Beppe Grillo.


da La Repubblica

Standing ovation per Franca Valeri e Baglioni, “Litti” balla con le Kessler È uno show che guarda al passato dagli ospiti alle canzoni. Tra i giovani passano in finale Diodato e Zibba

Indietro tutta
Il varietà delle vecchie glorie rinnega la sua anima “social”

GIUSEPPE VIDETTI

SANREMO – Questo Sanremo è molto più social. Lo dicono e lo ripetono ma nessuno ci crede veramente. Però fa tanto chic. E anche up to date.Come una volta si diceva mondano, l’aggettivo che meglio si addice al nostalgico varietà andato in scena ieri sera all’Ariston. Polveroso, arsenico- e- vecchi- merletti. Sanremo vuole parlare ai giovani, lo recitano come un mantra in ogni edizione. E difatti: apertura con Claudio Santamaria che legge una lettera che il Maestro Manzi scrisse ai bambini di quinta elementare nel 1976, di seguito Luciana Littizzetto che balla e sballa con le gemelle Kessler (prima volta al Festival), più avanti nella serata Franca Valeri, che commuove, e Baglioni (assente dall’85) portato in trionfo dopo un medley-karaoke e lo sfoggiodel Claudio-pensiero. Ospiti di tutto rispetto, il Sanremo della memoria (non sarebbe più social sbriciolare nel varietà gli interventi di Pif? Esilarante il suo incontro con Grillo durante il comizio fuori dall’Ariston).
Caos calmo dopo i colpi di scena e i patemi dell’esordio. «È un grande gioco popolare e tale vogliamo che rimanga», dice il presentatore introducendo la gara. Ma ancora una volta le canzoni dei big fanno da contorno allo straripante protagonismo della coppia di fatto Fazio-Littizzetto, ormai lanciatissimi sotto le luci del varietà. Sangue sudore e lacrime non scorrono quando inizia la gara dei big; tutte canzoni da sei meno meno, nessun guizzo, testi piatti, esubero di melodia. Ma grazie a Noemi per averci fatto spettegolare su abito e acconciatura come all’epoca di Milva e Vanoni. Si fa breccia nel vintage la magnifica performance di Rufus Wainwright. Lui sì molto social, e con messaggi importanti da inviare, ma è passata la mezzanotte. Più agguerrita lasfida dei primi quattro giovani; i migliori, Diodato e Zibba, passano il turno. È notte fonda.
Perché hanno azzoppato un Festival che correva spedito? Ci sarà un motivo se Fazio, che l’anno scorso aveva operato una sobria, elegante mediazione tra Che tempo che fae la lisa liturgia festivaliera, quest’anno si è buttato senza paracadute tra le braccia del varietà. Colpa della Rai che non smette di autocelebrarsi eche quest’anno per i sessant’anni della televisione l’ha costretto all’amarcord? Colpa della sua vanità se si è voluto cimentare in un terreno scivoloso per tutti, figuriamoci per lui che ormai è più anchor man che comico? Colpa dell’ostinazione con cui entrambi hanno preteso di apportare dei cambiamenti alla formula vincente per timore che una ripetizione avrebbe causato emorragia di ascolti? Oppure, consapevoli della scarsa qualità e varietà delle proposte – contrariamente alla scorsa edizione – hanno concordato di compensare inzeppando il programma di ospiti e superospiti che vengono a vendere la propria merce e volti noti razzolati da ogni dove che sembra di leggere un numero speciale diChi – e allora avrebbe avuto perfettamente senso che Kasia Smutniak avesse dato al mondo la buona novella: è incinta (Fazio l’ha fatto intendere col suo candido omaggio floreale).
«Sanremo è una parola complicata, vittima di giudizi e pregiudizi difficili da sradicare»: parole di Fazio. C’era riuscito, come mai ha fatto dietro front? «Sanremo è cafone? Ma anch’esso ha la sua grande bellezza; si può essere belli nella leggerezza, anche in una festa popolare come questa »: parole del presentatore. Ma allora perché ha appesantito lo show a rischio di vanificare il segno forte – e positivo – che ha sempre dato ai suoi programmi? L’anno prossimo che si fa? Diamo fondo alle teche Rai? O seguiamo i Brit Awards in diretta streaming da Londra? Very social.


da L’Unità

Wainwright a Sanremo: «Io gay»

… E’ solo dopo la pausa per il tg1, intorno alla mezzanotte, che Fazio introduce Rufus Wainwright, osteggiato dagli intregalisti cattolici italiani spaventati dal suo brano “Gay Messiah” e da Ncd. Il cantautore statunitense-canadese canta “Cigarettes and Chocolate Milk”, fa una cover di “Across the Universe” dei Beatles e rivendica con orgoglio e rilassatezza il suo essere gay. Nulla di blasfemo, i professionisti dell’integralismo e quei parlamentari Ncd che temevano chissà cosa sono rimasti con un palmo di naso. E il teatro, giustamente, lo applaude…

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