Dalla rassegna stampa Televisione

Kevin Bacon in tv “Tre anni per trovare un serial fatto bene”

L’attore nel thriller “The following”

NEW YORK – Ancora più disturbante di Dextere The Walking Dead, la nuova serie televisiva The Following, grazie ai buoni risultati di audience, ha già ricevuto dalla rete Fox il via a una seconda stagione, annunciata proprio in questi giorni. Il suo creatore, Kevin Williamson, fan di un altro serial innovativo di successo, 24, si è ispirato proprio al personaggio di Jack Bauer per la figura del protagonista, l’agente Fbi in pensione Ryan Hardy, richiamato in servizio dopo che il serial killer che aveva catturato, Joe Carroll evade di prigione. Serie ad altissima tensione, con qualche emozione horror, The Following( in onda in Italia su Mediaset Premium e Fox) racconta la rete creata dal serial killer attorno a Hardy grazie a una setta di assassini che ha reclutato via Internet. Il telefilm deve il suo successo anche all’attore che interpreta il dolente agente Hardy: Kevin Bacon, 54 anni, reso popolare da Footloose (1984), ha ceduto alla televisione quando ha letto il copione di The Following.
Lo abbiamo incontrato a Manhattan, dove vive. Mr. Bacon, pensa che il successo di sua moglie Kyra Sedwick nel serial tv “The Closer” abbia avuto un ruolo nel suo debutto sul piccolo schermo? «Indubbiamente. Anni fa io non guardavo molta televisione. Quando Kyra ha cominciato The Closer ne sono diventato un gran consumatore, la guardavo diversamente. Ma da quando ho deciso di cercare qualcosa di interessante in televisione ci sono voluti tre anni prima di imbattermi in The Following, un esempio di grande scrittura».
Ha studiato i serial killer e la loro psicologia?
«
The Following è una combinazione di due elementi: da una parte l’aspetto del serial killer, e ho letto tantissimi libri e rapporti dell’Fbi, ho visto documentari e interviste con serial killer. Dall’altra ci sono le figure che idolatrano e seguono ciecamente i serial killer. Tutte cose interessanti da esplorare, ma io mi sono concentrato nel cercare di capire chi è Ryan Hardy, quali sono i motivi che lo hanno portato a entrare nella polizia e poi dedicarsi a questo caso, il suo problema con l’alcol e con gli altri. Ho sentito la responsabilità di capire chi fosse questo tipo».
Il suo agente non è certo un supereroe.
«E’ quello che mi piace di lui. Nel cinema ho interpretato buoni e cattivi. Ho pensato, se siamo abbastanza fortunati da continuare questo show devo interpretare questo personaggio almeno un paio d’anni. Non me la sentivo di essere sempre il cattivo, né di fare il semplice eroe, ma ero attratto dalle complessità di un personaggio che era qualcosa di più. Nelle prime versioni della serie zoppicava addirittura, poi hanno deciso di dargli un problema al cuore, un’ottima idea perché è come una bomba a orologeria, la metafora di un cuore danneggiato, di un uomo che lotta contro qualcosa che non sa bene cosa sia».
La serie è un continuo omaggio a Edgar Allan Poe: le piace?
«Non particolarmente. Ma io non sono un grande amante dei libri, leggo poco, e quasi solo sceneggiature, a malapena ho finito il liceo. Solo ora, con questa serie, sono costretto a leggere Poe».
The Following ha ricevuto critiche per aver portato la violenza a nuovi livelli per la televisione. Lei cosa ne pensa?
«È un thriller, deve essere spaventoso. Il nostro lavoro è creare uno show che tenga col fiato sospeso. È proprio quello che mi aveva colpito di questa storia, la violenza ne fa parte, se vogliamo essere onesti nel raccontarla».

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