Dalla rassegna stampa Libri

BUSI: “LO STREGA? VINCA IL PEGGIORE”

Lo scrittore conferma la candidatura: “Dovevano darmelo prima”

Due giorni dopo l’annuncio dell’editore che El especialista di Barcellona correrà al Premio Strega, Aldo Busi, che da una decina di giorni è a Madrid e divide il suo tempo tra un corso avanzato di spagnolo al mattino, una visita programmata per il pomeriggio al Prado e tanti giri nelle librerie, conferma.
Ma non ha l’aria di voler prendere la gara troppo sul serio: «Cosa mi aspetto? Proprio nulla, l’ho saputo da Internet ancora prima che Dalai mi telefonasse per dirmelo, e in effetti non sono io che vado al premio, è il romanzo che partecipa. È un gioco dell’editore, che volentieri gli concedo, altra pubblicità gratis, come in questi mesi mi sono sacrificato per il libro accollandomi tutta la promozione a costo zero, con apprezzabili risultati: 33mila copie vendute, mi dicono, e 20mila in distribuzione. Della tiratura, in magazzino ne restano cinquemila appena, quasi un sold out… Mi sembra di averle vendute io una per una, porta a porta. Un supplizio, però divertente».
I premi servono anche a vendere, certo, ma il più importante d’Italia è una arena particolare…
«Guardi, lo Strega avrebbero dovuto darmelo quasi trent’anni fa per il Seminario sulla gioventù, hanno perso il treno della strega italiana per eccellenza…».
Vuol dire che resterà alla finestra, proprio quando tutti i riflettori saranno puntati a caccia delle polemiche? Mancano mesi, ma si profila già la possibilità di un confronto con Walter Siti, probabile candidato Rizzoli, o magari con Veltroni…
«Non conosco gli altri libri che partecipano, e in ogni caso non ne parlo, non vorrei fare pubblicità, visto che quella negativa non esiste e anche questa serve a me. E poi mi ci vede a telefonare in giro per chiedere il voto?».
Quindi lascerà fare, mentre per altre candidature aveva reagito indignato.
«Quando un paio di anni fa Elisabetta Sgarbi si è permessa di mandare il mio Aaa! Al premio Bari, intitolato al fascista Tatarella, le ho tolto il saluto. Anche a Mondadori è sempre stato espressamente vietato. Ma stavolta è diverso: allo Strega partecipa un piccolo editore che ha stampato il libro benissimo. Oddio, giusto qualche refuso di virgole. Naturalmente me ne sono accorto solo io, ma questo è il grave. Comunque, se vuole, Dalai El especialista de Barcelona lo può mandare anche al Campiello o al premio Mirandolina di Chioggia ».
Con lo Strega ha mai avuto contatti?
« Una volta, quindici anni fa, ho preso non ricordo se un cappuccino o un aperitivo con Anna Maria Rimoaldi. Tutto il tempo le ho parlato di fica e galateo, cose così. Lei è stata straordinaria, rideva dentro ma restava impassibile. Poi mi hanno chiamato per dirmi: è pazza di te, non si è mai divertita tanto. E io che a un certo punto ero stato talmente disperato che stavo per farle un disegnino sul tovagliolo! ».
Altri premi?
«Nell’84, quando è uscito Seminario sulla gioventù, mi cadde in testa il Mondello opera prima, ma non avevo fatto niente per averlo, e credo neanche Adelphi che lo pubblicava. Mi ritrovai a ritirarlo in Sicilia con il poeta Carlo Porta, Raboni e Calvino, che prese il premio maggiore. Quando sento parlare di Calvino così controllato e disinteressato al denaro mi torna in mente che continuava a chiedermi agitatissimo, “ma l’assegno quando ce lo danno?”. Io ebbi 300mila lire, abbastanza rispetto all’anticipo per il libro, 800mila, poco se si pensa che l’anno dopo da Mondadori ebbi venti milioni per Vita standard di un venditore di collant ».
Ma cosa ci fa, lì in Spagna, mentre in Italia comincia la pretattica per lo Strega?
«Gliel’ho detto, scuola di lingua, parlata soprattutto, perché sulla grammatica so tutto. Poi andrò qualche settimana a Monaco, per il tedesco. E stasera mi iscrivo a un corso molto avanzato di inglese a Londra, in una scuola piuttosto cara. Ma sto in alberghi modesti, mangio per conto mio, alle 8 di sera sono a letto e alle due mi sveglio, leggo, studio, guardo un po’ di tv. E canto, per conto mio, un po’ in falsetto, su terrazzino, tanto, chi mi sente? L’eleganza è vivere con poco e bene, e raschiarsi la gola tra sé e sé».
Lei ha tradotto classici e moderni da tre lingue, come mai questo “ripasso”?
« Le stavo dimenticando, le mie quattro lingue straniere, parlando poco a causa dell’eccessiva timidezza, e di un riserbo diventato quasi morboso. Sto spesso da solo, a volte mi stupisco di ricordarmi persino l’italiano».
Nessuna tentazione di un po’ di mondanità al Ninfeo di Villa Giulia?
«Allo Strega non ci sono eccezioni. Come ogni anno, vinca il peggiore. In un caso o nell’altro, non può che andarmi bene».

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