Dalla rassegna stampa Libri

San Berillo, polmone tentacolare

…In copertina, seminudo, gli slip attraversati da un serpente, un probabile “ragazzo di vita” mostra i trapezi …

“Non abbiamo paura del serpente. Ben venga la tentazione. Quella di mordere la vita, senza preoccuparci se la carne è diabolica”. Nulla di più sensibilmente wildiano nella dedica degli autori – Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese – a “San Berillo ed altre tentazioni”, il libro edito da La Croce, presentato alla libreria Trinacria da Anna Di Salvo, Giovanni Caloggero presidente dell’Arcigay Ct, Stefania Picone, Fabrizio Cavallaro, fotografo e “pasolinologo” accorto e sensibilissimo, il poeta di strada Tony Bergarelli.
In copertina, seminudo, gli slip attraversati da un serpente, un probabile “ragazzo di vita” mostra i trapezi e la stessa immagine punteggia il libro, alternandosi a scorci di via Pistone, via delle Finanze, via Di Bartolo, via Buda, via De Marco. Ma non c’è solo Von Gloeden, Wilde, Pasolini, non solo “il dio serpente” Jim Morrison nelle cento pagine di “manifesto estetico scritto in tre racconti” in cui il catanese Turi (alter ego di Di Salvo) immagina d’intervistare Igor (alter ego di Marchese), un nordico dandy ansioso di visitare l'”altra” Catania.
In realtà è come se la waste land di San Berillo dove trasgressione e santità sono più sinonimi che contrari e il vilipendio della gente perbene (che intanto se ne aggiudica spazi a prezzi irrisori in attesa di “tempi migliori” e di migliori speculazioni) lascia spazio a un rispetto antico e veramente cristiano, non senza le suore di Madre Teresa della chiesa del Crocifisso della Buona Morte che sono oggi necessari punti di riferimento per i “peccatori” del quartiere a luci rosse. Ebbene, è come se questo scenario biblico e biblicamente impietoso riuscisse ad essere la più autentica porta d’accesso per l’accettazione di tutto ciò e di tutti coloro che sono “dannatamente” altro da noi. Qui si impara a convivere civilmente con la diversità, con gli outcast, i “reietti” ricercatissimi da persone “rispettabili” che, alla luce del giorno, nella migliore delle ipotesi scuotono la testa con vittoriano paternalismo.
Di Salvo e Marchese, compagni di vita e di scrittura, da lunga pezza “incatenati” a poesia, narrativa, giornalismo (il primo, segretario Agedo, è docente nelle scuole superiori, il secondo, nativo di Voghera poi adottato da Catania, fu a suo tempo ribattezzato “emulo padano di D’Annunzio”) licenziano un “documento creativo” carico di umane e disumane contraddizioni.
Non “messaggi” ma interrogativi. Per esempio l’urgenza di restituire San Berillo a San Berillo, proteggendone alla maniera olandese il quartiere “hard core” e sdoganando la prostituzione, una volta ritenuta sacra e oggi terra non di etere ma di streghe sottomesse al demonio più che a Dioniso. Non “messaggi” ma lacerazioni. Come la voce nobilissima del “trans” Francesco, liceo classico e passione per la storia dell’arte, memoria storica e “scomoda” per i puritani etnei che, in massacri individuali o in branco, gli urlano “Meglio andare con una vecchia che con un puppu”. Già. Antisemita o no, l’Uomo ha sempre praticato lo sport del pogrom. (C. Ce.)

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