Dalla rassegna stampa Personaggi

Busi: povera Italia culturale ridotta a ricette, giallisti e bestselleristi da salotto

“Se dovessi pubblicare oggi ‘Seminario sulla gioventù’ o ‘Sodomie in corpo 11’ non riuscirei a trovare un editore”

Lo scrittore, tornato alla narrativa dopo 10 anni, presenta in anteprima nazionale alla Triennale il suo nuovo romanzo

BOOKCITY

ALDO Busi torna alla narrativa dopo dieci anni e sceglie BookCity per presentare in anteprima nazionale El especialista de Barcelona (Dalai), quarantesimo titolo forse — anche lui ha perso il conto — un grande romanzo autobiografico. Oggi pomeriggio alle 17 in Triennale sarà protagonista di un botta e risposta con il pubblico nell’incontro con un titolo à la Forrest Gump: «Il mio romanzo è come una cipolla, non si sa mai qual è il suo cuore ».
El especialista de Barcelona viene dal soprannome di uno dei ventiquattro personaggi, un docente universitario legato al protagonista/alter ego, che ricostruisce la sua vita tra realtà e flash back passando le giornate in un bar sulla Rambla, parlando con una foglia di platano. Un lungo monologo interiore che sarebbe piaciuto a Joyce per lo stile visionario e a Verga per l’affresco sociale. La fotografia di come siamo diventati, sperando di essere meglio di come ci vede Busi: «umanotteri ubbidienti che basta comprarli».
Qual è il cuore di un romanzo a cipolla ovvero a strati?
«La memoria e l’oblio, matrimoni, nascite e morte, successo e fallimento. Il tema centrale è la profilassi al dolore. Ho capito, dando il colpo di grazia alla psicanalisi, che se ti piace la bellezza della vita devi fartene piacere le bruttezze, come accogli la gioia devi accogliere lo sfinimento da eterno giro dell’oca, guardarli in faccia con la stessa gratitudine con cui sorrideresti a una cornucopia colma di cose buone. Poi niente di ciò che accade può dissanguarti».
Il protagonista è uno scrittore, ha conosciuto il plauso degli intellettuali e fatto scene in televisione nelle “isole dei famosi”. Perché lascia la vita pubblica e si nasconde a Bar- cellona?
«Ho 64 anni, penso di averne vissuti già 24 di troppo consumando aria, energie, materie prime destinate ai giovani. Mi hanno offerto molto, mi sono preso di più. Rifarei tutto, anche la televisione. L’Italia culturale è diventata un non Paese: ricette, gialletti, bestselleristi da salotto, venditori di grigie sfumature di cellulosa. Se dovessi pubblicare ora Seminario sulla gioventù (il suo esordio clamoroso del 1984, ndr) o Sodomie in corpo 11non troverei un editore. Ho in mente El especialista da vent’anni, l’ho scritto negli ultimi nove mesi rinunciando a ogni relazione umana, sessuale, affettiva».
Anche questo nuovo romanzo ha un dietro le quinte controverso. Ha restituito l’anticipo al suo editore storico Mondadori, ha ottenuto gli stessi 200.000 euro da Giunti, ha rimborsato anche loro. Ci volevano Dalai, che non ha toccato una virgola, e una copertina di Goya scelta da lei (il Capriccio n. 15) per riportarla in libreria. Busi fa ancora paura?
«È un romanzo politico oltre che storico e filosofico. In Spagna Zapatero ha lottato per i diritti civili, noi abbiamo i governanti che ci meritiamo. Abbiamo bisogno di una società più bella, civile e artistica, di un nuovo Rinascimento. Dobbiamo assumerci di nuovo la responsabilità individuale: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. La madre del protagonista gli insegna fin da bambino l’onestà, condannandolo alla solitudine in un mondo che non distingue più il bene dal male».
Che rapporto ha con Milano, non distante dalla sua Montichiari dove mantiene il domicilio fiscale, ambientazione di tante sue opere?
«Ci voleva Milano per invitarmi a un festival e un festival che ospita Aldo Busi non può che essere il più grande di tutti ».

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