Dalla rassegna stampa Cinema

La classe operaia al cinema Vittoria in fabbrica con rabbia

Alle Giornate degli Autori il film di Stefano Mordini dal libro di Silvia Avallone, con Michele Riondino

VENEZIA – L’Isola d’Elba è un paradiso per turisti tedeschi e torinesi, inaccessibile alla classe operaia che vive al di qua della lingua di mare: un fronte di ruggine e sabbia, le case popolari di Piombino, la grande fabbrica siderurgica. Alla Mostra di Venezia ( Giornate degli Autori) è di scena la trasposizione di Acciaio (accolto in sala tra gli applausi), firmato da Stefano Mordini e benedetto dall’autrice Silvia Avallone (Premio Campiello opera prima e finalista allo Strega 2010). Scrittrice e regista hanno lavorato insieme per un film che cambia il tono e ambienta all’oggi le storie intrecciate che ruotano attorno alla Lucchini, che inquina e aliena e mantiene gli operai e le loro famiglie. Tra quest’umanità scondonna, fitta e rassegnata si consumano le esistenze di due adolescenti, anche loro d’acciaio: Anna e Francesca, amiche che si perdono e ritrovano. Dice Silvia Avallone: «Mordini ha rispettato in pieno lo spirito del libro, mettendo al centro la storia della fabbrica e delle due ragazzine». Il film deve molto alle due protagoniste, le diciassettenni Anna Bellezza e Matilde Giannini. Reclutate davanti scuola, scelte tra centinaia di aspiranti: belle, fresche e consapevoli. Rispetto al libro lo sfondo alle loro vicende è attualizzato. Mordini spiega: «Siamo a un passaggio epocale, è il momento delle speranze disattese. Una volta alla proprietà spettava la responsabilità dei lavoratori, il trucco è stato far scomparire la proprietà, eliminare la responsabilità. Agli operai manca un referente, questa classe muore per mancanza di dialogo». Mordini e Avallone hanno parlato e soprattutto ascoltato i metalmeccanici, i pensionati, le donne.
Si è immerso nella vita di fabbrica anche Michele Riondino, che interpreta Alessio, operaio che crede ancora nel proprio lavoro. È innamorato di una Elena, «che ha studiato ed è tornata in fabbrica con una nuova testa: sa che il futuro è il cambiamento» dice l’attrice Vittoria Puccini. Per Alessio, invece, la lotta è la conservazione di quel posto: «Sono cresciuto a Taranto, figlio di operai, senza conoscere la fabbrica da dentro e questa è stata l’occasione: ho visitato i reparti, osservato la scansione del lavoro: ripetitivo, ma che richiede grande allerta. La noia può uccidere». Riondino si scalda quando lo si interroga sull’Ilva: «I media oggi parlano di bustarelle e intercettazioni, ma a Taranto tutti sapevano. La politica non s’interessa davvero del problema. La famiglia Riva si è schierata con ogni partito, con la Chiesa. Non ci resta che strappare la scheda elettorale. Potrebbe sembrare gesto non costruttivo, ma è un segnale per la mia parte politica, che non è mai stata al potere».

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