Dalla rassegna stampa Cinema

Ma queste icone della vita sprecata sono troppo perfette

Walter Salles porta in concorso la sua gioventù bruciata, che tanto bruciata non è: un film troppo “pulito” per riuscire a ridare il senso di una generazione perduta in un´America intollerante, razzista e classista

Gli attori hanno l´aria troppo contemporanea, anche perché già celebri
Per apprezzare un film spesso è dannoso aver letto il romanzo da cui è tratto

CANNES – Quanti film americani on the road abbiamo visto, a cominciare dal più celebre, Easy rider, che ha più di 40 anni? Decine, e si pensava che questo mito si fosse ormai estinto. Invece no, ecco che arriva sugli schermi, il capostipite di tutti i viaggi sconsiderati e simbolici di un´epopea americana, il celebre viaggio letterario, canto mortifero della beat generation, l´autentico On the road vissuto da Jack Keruac a 25 anni assieme alla massima icona beat delle vita sprecata, Neal Cassady, e a una delle due di lui mogli, la quindicenne bellissima Luanne Henderson, alla fine degli anni 40. Scritto in tre settimane nel 1951 su 37metri di carta da telescrivente infilata nella macchina da scrivere, respinto da tutti gli editori per tutta quella droga e omosessualità e scopate e orge e stile anomalo, fu finalmente pubblicato negli Usa nel 1957, rendendo di colpo famoso l´autore: che se nel suo romanzo aveva raccontato la rivolta contro il perbenismo ma anche il più violento maschilismo, era diventato nella vita un sostenitore del maccartismo, anticomunista fervente e guai a definirlo beatnik, lui rispondeva, io sono cattolico, e un po´ buddista.
Ora si vorrebbe chiedere sia al bravo regista brasiliano Walter Salles (I diari della motocicletta, sul viaggio sudamericano del giovane Che Guevara) che ai sapienti produttori tra cui la famiglia Coppola e quella madre Teresa di Calcutta del cinema in difficoltà che è il francese Marin Karmiz, cosa gli è venuto in mente di fare oggi, 55 anni dopo, un film a cui in tanti avevano in passato rinunciato, da Marlon Brando a Jean Luc Godard, da Brad Pitt allo stesso Francis Ford Coppola che ne aveva acquistato i diritti nel 1979? On the road, in concorso, è troppo ansiosamente perfetto per riuscire a ridarci il senso di una generazione perduta, in un´America intollerante, razzista e classista, che ci avevano dato, più o meno negli stessi anni del successo del romanzo di Keruac, film come Gioventù bruciata con James Dean e Il selvaggio con Marlon Brando. E per esempio gli attori hanno l´aria troppo contemporanea, anche perché già celebri, come l´ex Twilight Kristen Stewart, l´ex Maria Antonietta Kirsten Dunst, l´ex Freud Viggo Mortensen, in più come protagonisti i quasi indistinguibili Garrett Hedlund e Sam Riley. Certo per apprezzare un film non è necessario, anzi spesso è dannoso, aver letto il romanzo da cui è tratto o conoscere la vita del suo autore, soprattutto se il primo è un capolavoro è l´altro il monumento di una controcultura i cui rappresentanti oltre ad annientarsi di droga, alcol e sesso, hanno prodotto e influenzato per anni musica, letteratura, arte.
Ma in questo caso, il film racconta una storia e un´epoca già viste tante volte sullo schermo: due giovanotti insulsi, Sal e Dean, e la mogliettina Marylou, attraversano l´America su un´auto scassata, il primo scribacchia su un lurido albumino, l´altro fa l´amore: uno va a trovare l´amata zia, l´altro una seconda moglie con figliolino, che lo caccia. Benzedrina, marijuana, jazz, be bop, Celine e Proust, piccoli furti, pensioncine fetenti, amici che vanno e che vengono recitando poesie, separazioni crudeli, addii umilianti. Per 137 minuti. Allora, certo sbagliando, ci si chiede: se il regista ha tenuto conto anche della prima versione originale del romanzo, quella battuta a macchina sul rotolo di carta della telescrivente nel 1951, perché non ne ha mantenuto anche i nomi veri dei personaggi? Cioè di Jack Keruac e Neal Cassady, i due amici, di Luanne e Carolyn, le due mogli di Cassady, ma anche del venerato poeta beat Allen Ginsberg (nel romanzo e nel film, orrore, si chiama Carlo Marx) che per vent´anni si tenne come amante Neal Cassady, e William S. Burroughs, perennemente drogato e autore del celebre Pasto nudo che nel film gioca con un fucile con cui poi nella realtà ammazzerà sua moglie. Forse non si poteva. Eppure tranne Carolyn, che oggi ha 88 anni, e Al Hinkle, 86, gli altri sono tutti morti: Cassady nel ´68 a 42 anni, di coma barbiturico, Keruac l´anno dopo, a 47, di cirrosi.

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Parlano gli interpreti: Kirsten Dunst, Kristen Stewart, Garrett Hedlund, Sam Riley e Viggo “Burroughs” Mortensen

“I ragazzi della beat generation non sono diversi da quelli di Occupy”

MARIA PIA FUSCO

CANNES – «Ho conosciuto Carolyn Cassady, ha 88 anni, è una donna che ha abbandonato la sua carriera di scenografa, una professione negli anni 40 riservata soprattutto agli uomini, per amore di Neal Cassady, ed è una madre coraggiosa che ha cresciuto i tre figli avuti da lui. È stata lei a farmi entrare nello spirito del tempo e ad avvicinarmi alla personalità di Neal, affascinante, inafferrabile, aperto a ogni esperienza estrema. È stata di grande aiuto, mi ha dato una parola chiave, la sua “rispettabilità” contro il caos degli altri», dice Kirsten Dunst, che in On the road di Walter Salles è Camille, alias Carolyn. Come tutti gli altri del cast, l´attrice ha sentito la responsabilità di rendere un personaggio reale, conosciuto attraverso le immagini del tempo, raccontata da Jack Kerouac nel suo libro culto per molte generazioni.
L´altra donna di Cassady, Luanne Henderson, Marylou nel libro e nel film, è Kristen Stewart, sue sono le sequenze più calde. «Kerouac per me è una scoperta recente, il libro mi ha appassionato, ma l´ho sentito come una storia del passato, parla di un mondo che non conosco, che forse non esiste più. Non ho nulla in comune con Marylou, salvo la marca delle sigarette. Tra le scene di sesso quella in macchina, io tra Garrett al volante e Sam, tutti nudi, è stata la più difficile, ma mi sono sentita protetta da Walter e dalla troupe e ho cercato di capire la psicologia di Marylou, la sua ribellione, l´ansia di libertà totale, anche nel sesso, contro la mentalità chiusa e maschilista dell´epoca».
Quanto a Garrett Hedlund e Sam Riley, interpreti di Dean Moriarty e Sal Paradise – cioè Cassady e Kerouac – Salles ha già previsto che molti fanatici del libro potranno non aderire al loro immaginario e saranno delusi. Anche per loro è stato importante l´incontro con familiari e testimoni dell´epoca e il viaggio del film li ha aiutati a ricreare un rapporto di amicizia che dura nella loro vita. A Cannes ci sono anche Tom Starridge – Carlo Marx, cioè Allen Ginsberg nel libro e nel film – e Viggo Mortensen, che ha compiuto una lunga ricerca per rendere credibile William S. Burroughs: «Ho trovato una registrazione di Burroughs e Kerouac che parlano, l´ho ascoltata per ore. E mi sono reso conto dell´attualità del loro pensiero, del “credo” della beat generation, volevano liberarsi del clima cupo e chiuso del dopoguerra americano, cercavano libertà, apertura al mondo, a una vita diversa. Non è la stessa cosa che vogliono i giovani che manifestano a Wall Street e in tutto il mondo?».

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