Dalla rassegna stampa Cinema

Con il sogno di Kerouac - Viaggio nell'innocenza perduta

Kristen Stewart: dai vampiri alla generazione «beat»

Viaggio nell’innocenza perduta Kristen Stewart: dai vampiri alla generazione «beat» CANNES – «Il nostro film, come il libro di Jack Kerouac On the road, è un viaggio dalla giovinezza alla maturità. Non cercate, sarebbe un errore, tutte le filosofie o controculture del movimento beat e molto altro: cercate di entrare nel cuore, nei sensi, nei sogni, nelle disillusioni di questi ragazzi che perdono l’innocenza vivendo le loro verdi esistenze». Walter Salles, il regista brasiliano dei Diari della motocicletta sul giovane Che Guevara è emozionato nel consegnare alla platea di Cannes quello che così a lungo è stato il suo desiderio.
Non solo il suo. Kerouac immaginava Marlon Brando protagonista. Da Godard a Coppola, tanti progetti sono poi rimasti incompiuti. Solo 55 anni dopo la pubblicazione del romanzo il mito di parecchie generazioni diventa film.
A Salles l’impresa è costata otto anni di lavoro. Prima ha girato un documentario, attraversando i settemila chilometri descritti dall’autore. Ha fatto tante interviste, si è documentato con meticolosità. Sembrava impossibile anche a lui la sfida di portare al cinema il vagabondare di Kerouac poco più che ventenne dal ’47 al ’50, dall’Est all’Ovest dell’America.
Ed ecco sullo schermo Sal Paradise (alter ego di Jack Kerouac) aspirante scrittore newyorkese che dopo la morte del padre incontra Dean Moriarty (in realtà Neal Cassidy) con cui comincia un viaggio. Con loro la disinvolta Marylou. «I due protagonisti — dice Salles, didascalico come è e ha voluto fosse anche il suo film — si incontrarono, divennero amici “per la vita”, consumarono tutta la complicità e le affinità e le fratture profonde del loro virile legame e… Viaggiarono. Perchè c’è un legame forte tra i personaggi de I diari della motocicletta e questi di On the road: tutti spinti al viaggio come conoscenza, cambiamento, scoperta del mondo».
Kristen Stewart, la dolce protagonista della saga di Twilight, stavolta è la libera Marylou. Unisce i due ragazzi ma concorre a separarli perché sono diversi, uno nato nella puritana middle class americana, l’altro spirito libero, disinibito. Spiega l’attrice: «Volevo interpretare e vivere questo film a tutti i costi e non solo perchè ho fatto mio da ragazza il libro, ma perchè ho sempre sentito in modo speciale Marylou, la sua vulnerabilità, il suo coraggio di essere sempre se stessa, il suo bisogno, pari a quello di Jack e di Neal, di partire verso qualcosa».
Il poliglotta e colto Salles parlerebbe per ore, per giorni di quel viaggio in simbiosi con un libro che aveva letto per la prima volta in Brasile ai tempi della dittatura e che gli aveva acceso il cuore, gli aveva regalato ogni libertà di pensiero e spinte verso culture diverse. Anche i suoi attori, tutti, vorrebbero dire tante cose, in particolare Viggo Mortensen, Kirsten Dunst e il produttore, con altri, Roman Coppola il cui padre Francis per anni aveva annunciato di avere i diritti del libro e che ne avrebbe fatto un film. Spetta al regista condensare l’intera architettura del film: «Il grande romanzo della beat generation nasconde tante cose anche nel film: la curiosità e scoperta del jazz, la fuga nei grandi spazi, le frontiere che cadono, la perdita di se stessi negli spazi e nella natura. Vorrei che i figli degli immigrati di oggi (e anche Kerouac era nato da una famiglia di immigrati) sentissero il film o il libro come un documento di verità di chi vuole andare lontano per trovarsi, per riconoscersi in altri, per cercare un qualche modo di individuare una strada per adattarsi alla società».

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