Dalla rassegna stampa Televisione

Brothers and sisters all’italiana

…Certo, se non si conosce l’originale, Una grande famiglia è un passo avanti rispetto a quel che propone Raiuno…

Problema: la fiction-copia di celebre telefilm non regge il confronto con l’originale; tale copia però è meglio di certe fiction nostrane (sai che ci vuole…); dovremmo quindi graziare la copia? È partita su Raiuno Una grande famiglia, family drama che si vuole diverso (produzione Magnolia, autori Cotroneo, Bises, Rametta, gli stessi di Tutti pazzi per amore).
Eleonora (Sandrelli) e Ernesto (Cavina) Rengoni, industriali brianzoli felicemente sposati, hanno cinque figli, Edoardo (Gassman), Laura (Bergamasco), Raoul (Marchesi), Nicoletta (Felberbaum), Stefano (Reggiani), e ben tre nipoti. Il giorno del compleanno del patriarca, tutti si raccolgono nella dimora di famiglia, ma il primogenito Edoardo scompare nel lago causa incidente sul suo aereo privato.
La morte (vera? Inscenata? Il corpo non si trova…) innesca il dramma: saltano gli equilibri e vengono alla luce le irregolarità compiute da Edo nella gestione dell’azienda. C’è qualcosa di misterioso, e pare saperlo la segretaria di fiducia del defunto (Piera degli Esposti).
Con qualche variazione, siamo di fronte a Brothers and Sisters, celebre serie americana dedicata alla famiglia Walker (là moriva il patriarca). La copia è così sfacciata da volersi fare omaggio palese, e così la madre qui si chiama Eleonora con diminutivo Nora, stesso nome della matriarca di quel telefilm. I Walker, sebbene lagnosi, erano però ben più complessi: famiglia liberal con figlia attivista repubblicana (il dramma politico!), conoscevano la tragedia di un figlio in Iraq (la Storia che si fa storia) e mettevano in scena tutta la fluidità della famiglia allargata con tocco melodrammatico (figli in provetta, coppie gay, paternità dubbie).
Una grande famiglia è molto più prevedibile, meno complessa, pure ridicola qua e là. I Walker non avrebbero mai pensato di tenersi a servizio due domestici di colore con tanto di divisa, o di mettersi a fare un pistolotto sul made in Italy da preservare! I Walker avevano scelto in che campo stare, i Rengoni paiono fare i furbetti buonisti, un po’ a destra un po’ a sinistra un po’ Lega.
A differenza dei Walker, sono senza identità politica e forse anche senza una vera identità narrativa: se togliamo i riferimenti al modello americano, rimane poco (ovvero l’intrigo finanziario: quanto saprà esser simbolico in questa era di crisi?). Certo, se non si conosce l’originale, Una grande famiglia è un passo avanti rispetto a quel che propone Raiuno. Vuole alzare il tiro. Basterà?

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da La Repubblica

QUELLA GRANDE FAMIGLIA COME SI DEVE

A RaiFiction dicono che stavolta c´è un prodotto come si deve. Hanno ragione, ma hanno anche effettiva coscienza di quello che passa il convento (il loro), solitamente. E così Una grande famiglia – altre quattro puntate su RaiUno, da domenica – ridà respiro al genere: è come se qualcuno un giorno si mettesse a tavolino e dicesse “Ripartiamo dall´abc”. I Rengoni, industriali tessili, Brianza velenosa, hanno nel patriarca Ernesto il capostipite, un abisso di fragilità dopo una malattia. I cinque figli sono un compendio Istat del paese, ognuno a rappresentare una categoria: divisi e tormentati, ma senza unità non si va avanti. La crisi morde e il primogenito scompare nel nulla. Drammi e dinamiche hanno intensità e lasciano il minimo agli effetti speciali: Stefania Sandrelli e Gianni Cavina guidano con saggezza, Ale Gassman e gli altri vanno oltre le convenzioni. Merito al gruppo autoriale, Riccardo Milani in regia, Ivan Cotroneo, Stefano Bises e Monica Rametta in sceneggiatura.

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