Dalla rassegna stampa Cinema

Mi chiamo Balducci, faccio l'attore e non sono più raccomandato

Il 6 aprile arriva nelle sale la prima gay-commedia italiana, Good As You, regia di Mariano Lamberti.

Dice uno dei protagonisti, Lorenzo Balducci, classe 1982: “Si parte dall’idea che essere gay è normale. Abbiamo un traguardo: non essere più costretti a cercare legittimazioni”. Balducci ha fatto tante fiction tv e, nei film, questo è il suo quarto ruolo gay. “La tv usa i gay come macchiette. Personaggi tiepidi, ai quali viene abbassato il volume. Un gay non è così, ma non è neppure l’opposto di così. Esiste una vasta gamma di colori”.
Essere gay, per Balducci, non è solo una maschera da attore. Ma nel suo caso la faccenda è più complicata. Lorenzo è figlio di Angelo Balducci, il gran commis dell’inchiesta sul G8 dell’Aquila. In quell’occasione, i giornali pubblicarono le intercettazioni su un giro di prostituzione maschile che risaliva fino al “coro di San Pietro” del Vaticano, di cui Balducci senior era “gentiluomo di camera”.
Non basta. Altre intercettazioni hanno fatto di Lorenzo l’icona di un rapporto distorto tra padri e figli di famiglie potenti. “Non ho ancora fatto nulla per mio figlio” diceva Balducci senior. Eppure il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che lo chiamava per sapere se gli fosse piaciuto il servizio sul figlio attore.
Adesso, però, quello stesso figlio spiega: “Dai politici al Papa, che è il primo responsabile, quanti danni sul tema omosessualità! Dicono che i gay sono ammalati da curare. E influenzano l’opinione pubblica. Per loro i gay si rotolano sui letti. Sempre sesso, mai amore”.
E suo padre?
“Non ero pronto ad apprendere di lui dai giornali. Per due anni e mezzo ho cercato dentro di me una difesa. Oggi ho capito quanto sia importante accettare un fondo di verità in quel che si diceva di me. Mi ripetevo: sono un bravo attore, ho la stima dei colleghi. Tutto vero. Ma c’è dell’altro. Ho lavorato anche grazie a segnalazioni. Non le avevo mai chieste. Non trovo scandaloso che si possa lavorare grazie a un aiuto. Trovo scandaloso che non lo si ammetta. Sì, sono stato raccomandato. Ma sul set non mi hanno fatto sconti”.
Altri,però, non hanno avuto uguali aiuti.
“Io mi assumo la responsabilità di aver fatto finta di non aver ricevuto aiuti e di non aver fatto nulla per fermarli. La voglia di lavorare era più forte del disagio che provavo nell’essere raccomandato… Oggi parlo di queste cose non per difendermi, ma per essere sincero…”.
Vicende che le pesano?
“Quei film non hanno cambiato la mia vita o la storia del cinema. Però un disagio l’ho sempre sentito. Mai andato da mio padre a chiedere favori e mai mio padre mi ha preso per mano e portato dai produttori. Queste cose accadono su linee più sottili. C’è un sistema di conoscenze: persone che si sentivano in dovere di trattarmi bene”.
Ha parlato con suo padre?
“No, finora mai”.
Un giorno lo farà?
“Si, ma non tramite i giornali. Non voglio parlare della vita degli altri”.
Cosa prova oggi?
“Sono distaccato”.
Si è sconvolto ad apprendere tutto dai giornali?
“Non sospettavo nulla. Ma non mi sono scandalizzato o sorpreso. Qualcuno mi ha detto che ora avrei potuto approfittarne, ed essere più rock. Non mi piace. Preferisco chi mi ha aiutato a capire chi sono. Preferisco chi mi ha detto che ora ho un’opportunità: essere soltanto me stesso, da solo, senza rete di protezione”.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.