Dalla rassegna stampa Cinema

Margherita Buy: così sono diventata il fantasma di Ferzan Ozpetek

L’attrice e il suo regista: litighiamo spesso perché tra noi c’è intimità. Lui ha una grande libertà di pensiero, io sono molto più razionale

ROMA – Una donna d’altri tempi. Diversa da tutte quelle che ha interpretato finora, frutto di un’epoca indecifrabile, sospese tra problemi, nevrosi, incertezze. L’ultimo inganno di Margherita Buy si chiama Lea Marni, languida diva nella compagnia teatrale di trapassati che abita la casa di Elio Germano in Magnifica presenza. Capelli color platino, abito tempestato di paillettes dorate, stola di pelliccia su una spalla e azzurro smarrimento nello sguarda. Insomma, tutta un’altra Buy: «Sì, mi è piaciuto interpretare quest’attrice di provincia, con un look esagerato, che s’ispira a Marlene Dietrich, costretta, come i suoi colleghi, a vagare tra presente e passato. Mi ha fatto tenerezza, è una signora adulta, scalzata da una primadonna più giovane…».

Tra lei e Ozpetek c’è una consuetudine, dai tempi delle Fate ignoranti, sul set non vi risparmiate battibecchi. Stavolta come è andata?
«Mi sono divertita, sui set di Ferzan le discussioni sono all’ordine del giorno, ma siccome tra di noi c’è un rapporto lungo, un po’ più di intimità, i confronti sono più coloriti».

Che cosa vi unisce e che cosa divide?
«Ferzan ha una grande libertà di pensiero, lui osa, va avanti per la sua strada, ha coraggio, e questo mi attrae. Io, invece, sono più razionale, mi spaventa il suo modo di non mettere mai un punto su niente, questo suo cappello a cilindro da cui vengono fuori continuamente immagini e suggestioni nuove…però ammiro la sua capacità di non fermarsi, e l’autonomia conquistata anche attraverso le persone che ha intorno e che gli vogliono bene. Intendiamoci, alla fine fa quello che vuole lui, però dando l’idea di mettere insieme le idee di tutti».

In cosa è diverso dagli altri autori con cui ha lavorato? Nanni Moretti per esempio?
«Lavora per tanto tempo sul copione, arriva a un’ipotesi che ritiene giusta e quando è sul set, la sceneggiatura è quella che è».

E Soldini?
«Anche lui è molto legato alla scrittura, lavora tanto prima delle riprese, le discussioni avvengono in quella fase, sul set le cose non si cambiano».

E Virzì?
«Lo divertono molto gli attori, segue il suo percorso, anche attraverso di loro, ed è molto attento».
Il personaggio di Lea Marni è lontanissimo dalle figure di donne problematiche a cui ci ha abituato.

Le piacerebbe fare più spesso ruoli così?
«Si, sarei contenta di staccare un po’ dalla realtà, sono una romantica, amerei personaggi con una vena di follia, poetesse, scrittrici…il fatto è che da noi film così non se ne fanno proprio».

Ha mai pensato di trasferirsi all’estereo, come tante sue colleghe?
«Si, ma non l’ho fatto, avrei potuto buttarmi in avventure diverse, me l’ha impedito il mio carattere, l’incapacità di vedermi lontana dalle cose che amo, il bisogno di essere rassicurata, di restare in un ambito conosciuto».

Guardando la sua carriera, si ha l’impressione che lei si sia divertita a passare per nevrotica, instabile, quando invece non lo è affatto. Giusto?
«Giusto, in realtà sono molto equilibrata, e anche forte, mi è piaciuto interpretare personaggi con certe debolezze, con cui , in verità, non c’entravo niente».

Però nessuno riesce a dimenticare il suo ritratto di ragazza allo sbando in Maledetto il giorno che t’ho incontrato.
«Con Carlo Verdone ci siamo tanto divertiti, recitare con lui è come ricevere un premio, nonostante tutte le sue nevrosi, è uno che riesce a farti sentire sempre a tuo agio. Beh, a quell’età certe insicurezze le avevo, ma non quelle del film..».

Attraverso i suoi ruoli, ha interpretato l’evoluzione femminile italiana. A che punto siamo oggi?
«Non penso certo che le donne debbano restare a casa, ma quello che è successo in questi anni, il disagio, e la fatica per emanciparsi e realizzarsi, ha provocato l’inaridirsi degli affetti…Non lo dico in modo reazionario, però è diventato tutto molto più complicato, gli uomini hanno acquistato la consapevolezza di stare uno scalino sotto di noi, e questo provoca sbandamenti».

Non le è mai venuto in mente di fare la regista?
«Non sono una che si butta, vedo le mie colleghe che lo fanno e capisco che sia un’esperienza che fa crescere…Potrei farlo solo se fossi convinta di avere una storia che posso raccontare meglio di chiunque altro».

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