Dalla rassegna stampa

Nozze gay, la 'rivolta' di Giovanardi e Gasparri

Romano La Russa: “Per la maggior parte sono malati”

Dopo la sentenza della Cassazione i due esponenti Pdl hanno scritto a Napolitano nella sua qualità di Presidente del Csm nella quale gli chiedono di ricordare che le sentenze non possono essere utilizzate per orientare l’opinione pubblica

La recente sentenza della Cassazione, che ‘apre’ alle nozze gay anche in Italia sancendo il diritto delle coppie omosessuali di godere di una vita familiare continua a far discutere. Tanto che Giovanardi e Gasparri sentono il bisogno di scrivere a Napolitano per ricordargli in sostanza che nel nostro ordinamento le sentenze non vanno utilizzate per orientare l’opinione pubblica.
Il senatore Carlo Giovanardi ed il presidente del gruppo parlamentare al Senato Maurizio Gasparri hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nella quale chiedono al Capo dello Stato di voler ricordare che nel nostro ordinamento democratico è il Parlamento a legiferare mentre secondo l’art. 101 della Costituzione sopracitato “i giudici amministrano la giustizia” e le sentenze non possono essere utilizzate per orientare l’opinione pubblica.
Giovanardi e Gasparri sottolineano la grande risonanza che ha avutola sentenza della I Cassazione Civile in materia di non riconoscimento nel nostro paese di matrimonio fra omosessuali: “Salvatore Di Palma, estensore della sentenza controfirmata dal presidente della I sezione Maria Gabriella Luccioli, ha correttamente ed esaustivamente motivato la conferma al diniego della registrazione nel nostro Paese di tale forma di matrimonio, contratto all’estero, sulla base di quanto stabilito nella nostra Costituzione e nelle nostre leggi”.
“Ma – continuano Giovanardi e Gasparri nella lettera- il Dr. Di Palma non si è limitata ad applicare la legge, che è appunto il ruolo fondamentale dell’art. 101 della Costituzione, ma si è avventurata nella stessa sentenza a d esprimere opinioni del tutto personali su come il Parlamento dovrebbe operare in futuro. Per fare questo ha unito le sentenze della nostra Corte Costituzionale, che ha riconosciuto alle formazioni sociali dell’art. 2 il diritto di vivere liberamente una condizione di coppia e di adire i giudici comuni per rimuovere discriminazioni in presenza di ‘specifiche situazioni’ con una sentenza della Corte europea, che come è noto non può avere nessun effetto nella legislazione familiare italiana, che ha parlato invece di una ‘vita familiare’, proprio come vi rientrerebbe la relazione di una coppia eterosessuale nella stessa situazione”.
Lo stesso relatore ha poi aggiunto che è stata ‘radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della “stessa esistenza del matrimonio”.
Secondo i due parlamentari del Pdl non si capisce “a quale titolo un magistrato, che naturalmente ha tutti i diritti di sostenere politicamente e pubblicamente le sue idee, che possono confliggere con quelle di altro magistrato, anche di Cassazione, di orientamento diverso, utilizzi una sentenza per propagandare le sue convinzioni, che inevitabilmente vengono assunte dai media come verità pronunciate in nome del popolo italiano”.
ROMANO LA RUSSA – Ma a rinfocolare la polemica ci sono anche le parole di Romano La Russa, assessore regionale del Pdl in Lombardia e fratello di Ignazio. “Per quanto mi riguarda nella maggior parte dei casi sono malati ed è una malattia da cui si può uscire. Possono essere curati”, aveva detto a proposito dei gay ai microfoni de La Zanzara di Radio24.
“C’è anche chi è affetto da questa malattia – ha aggiunto La Russa: non è una cosa che sto dicendo io per la prima volta, non è una novità assoluta. So che è una tesi molto, molto contestata e non so se è quella giusta, ma non mi va di metterla subito da parte e di non considerarla”.
Ai conduttori del programma radiofonico che gli hanno chiesto se, a suo avviso, esiste una lobby gay, Romano La Russa ha risposto: “Altroché, ed è giusto che sia così, è una specie di setta, di massoneria. Negli anni ‘70 – ha aggiunto – se un camerata era in difficoltà, prima di tutto era un camerata e lo si aiutava e poi gli si chiedeva perché era in difficoltà. Lo stesso avviene per la lobby gay. Se fanno parte di una certa comunità, è giusto aiutarsi. Certo questo non deve travalicare e arrivare alla sopraffazione di chi gay non è perché oggi c’è questa tendenza da parte di qualcuno, non di tutti”.
Parole sulle quali è ritornato anche oggi per spiegarne il senso. “La sostanza è che sono assolutamente contrario all’ostentazione esagerata dell’omosessualità, poi ognuno è libero sessualmente di fare quello che vuole a casa sua”, ha puntualizzato all’Ansa. “Notoriamente – ha concluso – da cinquant’anni non sono politicamente corretto. Del resto quella non è una tesi solo mia e in democrazia si può affermare quello che si vuole senza offendere, e io non ho offeso nessuno”.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.