Dalla rassegna stampa Cinema

Cattive senza redenzione

Mavis Gary, bella, altera e senza alcun freno morale. Ecco i nuovi mostri metropolitani raccontati dal regista di «Juno»

YOUNG ADULT DI JASON REITMAN, CON CHARLIZE THERON E PATRICK WILSON, USA 2011

«Charlize Theron è già apparsa in un film chiamato Monster, un titolo che si adatterebbe anche al suo ultimo lavoro, Young Adult», scrive A.O. Scott sul New York Times. Il nuovo «mostro» (il primo, da Oscar, era stata la serial killer Aileen Wournos) che l’attrice sudafricana, interpreta in questa commedia tra le più nere, scomode e affascinanti dell’anno, si chiama Mavis Gary ed è una scrittrice di romanzi adolescenziali. Belle, altere, indomite, indifferenti alle «bassezze» che popolano la vita quotidiana delle «gente comune» che le circonda, le eroine di Mavis galleggiano in una stratosfera superiore, inscalfibile dai semplici dettagli della realtà – reginette di innumerevoli balli del liceo, destinate a una vita dorata e, soprattutto, lontano dal detestato, incolore, paesino di provincia dove sono nate.
Come i suoi personaggi, la bionda, bellissima, Mavis, ce l’ha fatta a lasciare Mercury, e a coronare il sogno di una carriera e di una vita glamour in città. Ma il quadro è un po’ diverso da quello dei suoi romanzi: nel triste, disordinatissimo, appartamento in un grattacielo di Minneapolis dove abita, Mavis si sveglia ogni mattina con un volpino affamato, l’ultima, russante, conquista caricata in un bar che le occupa metà del letto, e i postumi di una sbornia micidiale. Se questo fosse Hangover, o una delle commedia di eterni, sbrodolatissimi, bambinoni, che hanno fatto la fortuna di Judd Apatow, quei risvegli in stato confusionale -capelli irsuti, occhi iniettati di sangue- le emicranie alcoliche curate con secchielli di fast food fritto consumato davanti a un reality, sarebbero chiaramente «per ridere». Il miraggio di non crescere mai, è un leit motiv della commedia Usa da sempre -con punte nei cocktail esplosivi di Jerry Lewis e Frank Tashlin, Animal House, la new wave anni ottanta, dei Porkys, fino a magnifici, orribili, ugly Americans di Bill Murray….
Ma dalle iperboliche, indigeribili (mostruose), incarnazioni di Lewis e Murray, o dal demenziale intenibile di Landis ad oggi, le cose sono diventate molto più soft. In una normale commedia «alla Apatow», la questione dell’eterna infanzia si risolve, alla fine, con un equivalente più o meno credibile del mettere la testa a posto, almeno per il momento. In confronto agli spigolosissimi, balletti della crudeltà di Lewis, con i loro cromatismi color caramella impazzita, l’universo della commedia maschile contemporanea -non importa quanto pieno di calzini sporchi e vomito- sembra accomodante come un battuffolo d’angora.
Il look di Young Adult non è stilizzato come quello dei Tashlin. Come in Thank You for Smoking, e ancora più di Juno, il regista Jason Reitman opta per un’ambientazione «realistica». Accantonato il manierismo dei dialoghi e la zuccherosa ipocrisia finale che facevano di Juno un film sbagliato non solo politicamente, la sceneggiatrice Diablo Cody qui sceglie una via senza ritorno, e senza compromessi. Theron accetta la sfida con grandissima intelligenza e rinunciando alle scappatoie che una star potrebbe facilmente esigere al confronto con una parte del genere: Mavis Gary è un personaggio privo di qualsiasi redenzione, un mutante che sta tra la dark lady e un rottame d’auto, e lo shock tra i critici Usa (che in genere apprezzano il film ma sono inorriditi da lei) è ancora maggiore perché si tratta di una donna. Sempre quest’anno, anche Bridesmaids (Le amiche della sposa) e Bad Teacher lavoravano su un simile capovolgimento femminile del «mito». Non è solo la sua adolescenza di provincia che ispira i libri di Mavis (che poi non sono nemmeno firmati da lei): vale lo stesso per la mancanza di senso della realtà.
È l’invito a una festa per celebrare la nascita di un bambino che la spinge a tornare a Mercury con una missione precisa: riconquistare il suo fidanzato di un tempo, Buddy (Patrick Wilson). Non importa se lui è felicemente sposato e ha appena avuto un figlio. «Psycho, prom queen, bitch» (ovvero, stronza reginetta psicotica), il commento sibilato a mezza voce da un’ex compagna di scuola, dà la temperatura del ricordo che Mavis ha lasciato di sé a Mercury. La volgarissima mise – mini e giacchetta borchiata di cuoio nero, scollatura profonda, e capelli tipo Olivia Newton John in Grease- non fanno molto di più per riambientarla in una comunità avvolta di jeans e flanella scozzese. Ma Buddy è rimasto l’ingenuo (simpaticamente noioso) di sempre e accetta di vederla. Dopo il coprifuoco (quando lui torna a occuparsi di moglie e bambino), Mavis si rifugia in un baraccio e in una serie di conversazioni più interessanti con un altro ex compagno di scuola, storpiato per sempre dalle bastonate dei bulli della classe che lo credevano gay. «Sono stato famoso fino a quando non hanno scoperto che ero etero. Da lì in avanti sono diventato uno qualsiasi, azzoppato perché ero grasso» è il genere di memoria di gioventù che lui evoca- perché Young Adult è meno una commedia che un horror. Il piano di conquista di Mavis, prevedibilmente, si evolve come un deragliamento ferroviario progressivo, lento e doloroso. Una vasta macchia d’imbarazzo che si allarga, come il vino che, per sbaglio, le versa la moglie di Buddy sulla camicetta di seta bianca. Non fa eccezione l’incontro (casuale) con i genitori. Sono molti, nel corso della storia, gli appigli possibili per ricomporre, se non un happy ending, un quadro più o meno confortevole. Uno dopo l’altro il treno impazzito li scarta tutti. Perché, alla fine, il grande sogno di Mavis è anche il grande sogno di Mercury -ubriaca o sobria, patetica o no- le tocca viverlo. Cody, Reitman e Theron riescono nel piccolo miracolo di fare un film crudelissimo e completamente privo di scherno.

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