Dalla rassegna stampa Cinema

Brava Charlize Theron bella e antipatica perdente di successo

…L´attrice scava con lodevole applicazione nelle pieghe della sgradevolezza di un personaggio incapace di empatia…

È una bella e ambiziosa opportunità di interpretazione quella offerta a Charlize Theron da Young adult, dietro al quale ritroviamo la sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman, artefici del film-rivelazione Juno. Il personaggio interpretato dalla splendida ex modella sudafricana si chiama Mavis, sappiamo che ha trentasette anni e che ha lasciato la cittadina del Minnesota di cui è originaria per cercare fortuna a Minneapolis dove ha sfiorato successo e coronamento delle sue provinciali smanie arriviste come ghost writer di una collana di romanzetti per ragazzi che però l´editore ha deciso di chiudere perché non vende più.
In realtà queste informazioni su di lei le apprendiamo strada facendo. Non sappiamo ancora niente quando all´inizio la vediamo arrivare nella sua cittadina di nascita e prendere possesso di una stanza d´albergo. Ma pochi ben sistemati cenni ci guidano tra le pieghe della sua personalità, introducendoci allo svelamento della distanza tra come Mavis vuole apparire e come invece è. La cura maniacale di sé, il trattare gli altri dall´alto in basso, il suo ripetere che la ragione del soggiorno è un investimento immobiliare (inventato), lo sfoggio di sicurezza da donna super-impegnata e i tempi morti delle sue giornate, la confidenza con il bicchiere. La prima telefonata che fa mette in moto il gioco della verità.
La giovane donna cerca quello che vent´anni prima, ai tempi del liceo, era stato il suo boyfriend. Lo incontra una prima volta e lui ancorché sorpreso si dimostra affettuosamente disponibile alla rimpatriata, lo rivede ancora con la famiglia che egli ha messo su e con altri ex compagni di scuola (la corrente di antipatia tra Mavis e le altre femmine è evidente) e lui è sempre più imbarazzato. Di pari passo Mavis frequenta da solo un altro ex compagno, allora lo sfigato del gruppo, un uomo ferito e vinto, nel quale questi incontri risvegliano illusioni e aspettative per quanto egli ne veda con chiarezza la miserabile strumentalità e per quanto condanni fermamente la condotta di lei.
Infatti, e lui ne raccoglie le etiliche e rabbiose confidenze prima ancora che il patologico piano di lei assuma proporzioni catastrofiche, la ragione vera per cui Mavis è tornata è quella di riprendersi la vecchia fiamma strappandola alla vita che l´uomo ha felicemente scelto e costruito, per riaffermare un più patetico che odioso ideale adolescenziale di coppia perfetta. Del tutto unilaterale, egocentrico, malato. Quello vagheggiato ai tempi dell´adolescenza quando Mavis ostentava arrogante volontà di prendersi tutto ai danni degli altri. Ma oggi questa stessa ostentazione è soltanto un povero simulacro, sotto il superficiale smalto Mavis è un´alcolista che non ha costruito niente.
Lo stereotipo della provinciale distruttivamente pronta a tutto per la scalata e persuasa di essere chiamata a ben altro di ciò che le sue mediocri qualità le hanno offerto, ha fior di precedenti. Così come il cliché della provincia americana profonda. L´attrice scava con lodevole applicazione nelle pieghe della sgradevolezza di un personaggio incapace di empatia e ossessivamente concentrato sull´incubo della giovinezza e della bellezza destinate a svanire, calca la mano in chiave di recitazione espressionista e, malgrado al film nel suo insieme manchi qualcosa per dichiararlo proprio riuscito, lei mette a segno un punto da aggiungere al curriculum.

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