Dalla rassegna stampa Personaggi

Chiesa, gay e società meglio parlarne

Fra i tanti meriti di Lucio Dalla c’è la capacità di tenere lontana dai riflettori la vita privata…

Fra i tanti meriti di Lucio Dalla c’è la capacità di tenere lontana dai riflettori la vita privata. Nella civiltà dell’immagine non è cosa da poco. Molti suoi colleghi, e spesso di valore ben più basso, hanno sbandierato passioni e abbandoni per guadagnare titoli sui giornali. Lucio ha vissuto con discrezione la condizione di credente e di omosessuale. Non ha ostentato né nascosto né l’una né l’altra. La sua grandezza non aveva bisogno di clamori estranei alla sua arte. Un comportamento ispirato al più genuino concetto di riservatezza.

Ora tutto questo in un paese normale sarebbe altrettanto normale e nessuno si sognerebbe di parlarne o, addirittura, di costruirci sopra polemiche tanto gonfiate quanto inutili. Ma si sa, l’Italia è tutto fuorché un paese normale. Si è parlato di «ipocrisia della Chiesa» che ha concesso i funerali religiosi e nel tempio più importante di Bologna. In risposta si è detto che le associazioni di omosessuali abbiano voluto consumare una «vendetta» nei confronti di Dalla perché non aveva mai accettato di trasformare il suo orientamento sessuale in una battaglia mediatico-politica.

Che peccato. Usare post mortem Lucio Dalla per affrontare questi temi è un oltraggio alla sua memoria. I problemi legati alla omosessualità o alla identità di genere esistono, sono molto seri e segnano in maniera drammatica l’esistenza di chi li vive e di chi è loro accanto. Forse i tempi sono maturi per affrontarli con civiltà e rispetto. Perché quando si entra nella sfera più profonda e delicata delle persone bisogna farlo in punta di piedi. Come ha fatto Dalla nelle sue canzoni, dove ha provato a parlarne attraverso la forza non violenta della poesia. Come non siamo ancora capaci di farlo noi, troppo inclini a sparare giudizi durante discorsi da bar che però finiscono in tv o sui giornali.

Certo, la civiltà dello spettacolo esige uno «show» attraverso il quale entrare nei problemi. Ha bisogno del naufragio al Giglio per parlare della sicurezza delle crociere o del pazzo che stermina una famiglia per affrontare il tema della violenza domestica. In una certa misura questo è anche comprensibile. In una certa misura.

Dicevamo delle accuse di ipocrisia alla Chiesa. Possono essere fondate se si ragiona con la logica di chi guarda solo al proprio orticello. Ieri la Chiesa metteva al rogo gli omosessuali, oggi distingue il peccato dal peccatore secondo una morale che s’ispira al messaggio di fondo del cristianesimo: salvare l’uomo. Se non vi fosse scampo per il peccatore, che senso avrebbero la redenzione e la stessa venuta di Gesù sulla terra? Ma questo non può significare che il funerale religioso di un omosessuale debba trasformarsi in un gay pride. È curiosa questa pretesa, molto radicata nel dibattito pubblico italiano, in cui una parte vuole dettare le regole del gioco all’altra.

La Chiesa cattolica ha il suo credo e le sue norme, frutto delle Scritture e della tradizione: proclamarsi credente significa anche accettare quelle regole. In realtà la trappola che in Italia non si riesce a evitare è quella di confondere in continuazione piani diversi: la fede con la politica, la morale con il diritto. Una incapacità di analisi che spiega molta parte degli ultimi trent’anni della nostra confusa storia nazionale. Ciò che rallenta l’Italia e il suo sviluppo è il pensiero banale inculcato da lustri di televisione acefala. Il pensiero della Chiesa invece è complesso, perché complesse sono le realtà cui si rifà.

Ma va detto anche che sono molti i temi delicati sui quali la morale cattolica è arroccata in difesa: non solo quelli legati alle inclinazioni sessuali, ma anche – per esempio – la condizione dei divorziati, delle donne che hanno abortito, di coloro che hanno cambiato sesso, del sacerdozio alle donne. La tendenza di ogni istituzione – a maggior ragione di una che ha duemila anni sulle spalle – è sempre tesa alla conservazione, a perpetuare quel che è stato.
Spetta agli uomini di ogni tempo riuscire ad adeguare quella istituzione alle proprie esigenze. Allora recuperiamo gli spazi pubblici adeguati per discutere serenamente e ricordiamoci che prima ancora che nella Chiesa, la battaglia per i diritti civili va combattuta nella società. Sarebbe una ben magra consolazione per un omosessuale infelicitato per tutta la vita ritrovarsi ad avere un bel funerale in cattedrale. Spegniamo i riflettori, accendiamo i cervelli.

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da Agenparl.it

DALLA: RADICALI, NON CI INTERESSA DIBATTITO SU SUA OMOSSESSUALITA’

(AGENPARL) – Roma, 07 mar – “Abbiamo deciso di non entrare finora nel dibattito, a volte molto ipocrita, a volte più serio, sulla vita personale di Lucio Dalla e sulla sua scelta di non rendere pubblica la sua omosessualità, di cui peraltro quasi tutti sapevano. Sia però ben chiaro che non accettiamo offese e denigrazioni da uomini di chiesa che, in nome della fede presunta o reale di Lucio Dalla, della sua ultima, penultima o prima confessione, del suo credo o non credo religioso, si permettano di scrivere, come ha fatto tal padre Giorgio Maria Carbone, domenicano, docente di bioetica e teologia morale alla Facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna, che ‘visto che gli italiani devono essere ‘educati’ ad accettare le nozze gay, serve una vittima della presunta ipocrisia italiana, allora Dalla è ridotto a omosessuale’. A proposito di ipocrisie ci viene da dire: “da quale pulpito e congrega vien la predica”. Se c’è qualcuno che campa di ipocrisie e privilegi di ogni dove è proprio la chiesa cattolica, con le sue giustificazioni religiose che utilizza per assolvere anche i peccatori più accaniti, compresi quelli obbligati a vivere la loro condizione di nascosto. Le persone omosessuali sono persone come tutte le altre, non certo ‘ridotte’ come vorrebbe l’emerito teologo. Il caso Dalla dimostra semmai di come sul piano civile non vi siano tutele per il partner che non avrà nemmeno diritto ad uno straccio di eredità. Il grande emerito teologo si guarda bene dal dire queste verità. Presto o tardi il matrimonio per le persone dello stesso sesso arriverà anche in Italia, nonostante il Vaticano; per noi non c’è bisogno di fare vittime come hanno fatto invece i Domenicani con la Santa Inquisizione nel corso dei secoli in nome del loro fondamentalismo religioso che hanno causato odio, violenza, morte, stermini, spesso di persone innocenti, che avevano la colpa di essere considerate ‘diverse'”. E’ quanto si legge in una nota dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

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da AffariItaliani.it

“Dalla non era Elton John: in Italia resiste l’omofobia”

Non è così che si rende merito alla memoria di Lucio Dalla, non strumentalizzando il suo pensiero e facendo dietrologie sui “perché sì e perché no” del suo orientamento sessuale. È quello che pensa l’Agedo Lecce, associazione di genitori e amici di persone omosessuali, sulla “bagarre” mediatica, scatenatasi dopo la morte del noto cantautore Lucio Dalla.

“Sulla omosessualità velata/nascosta di Dalla – dice Gianfranca Saracino, presidente dell’associazione Agedo Lecce – e sui suoi rapporti con la Chiesa si è detto di tutto e di più. È abbastanza irritante che ci si scateni con le domande, le supposizioni ed anche le accuse ora che non c’è più e che non può più risponderci. La sua decisione di non parlare apertamente del suo orientamento sessuale rimane esclusivamente sua, quali che siano state le motivazioni che l’hanno determinata e, a meno che non abbia lasciato scritti in proposito, è troppo tardi per chiederselo. E al solito, si sposta il problema vero”.

Già, perché il problema vero è solo camuffato dietro le finte parole di finte persone perbene. “Dagli effetti e i condizionamenti micidiali del cancro dell’omofobia sociale italiana si slitta alla mancata presa di posizione di Dalla per i diritti civili. Le persone omosessuali della sua generazione (69 anni, ndr) hanno sofferto e vissuto con grande fatica gli ostacoli che la nostra mentalità bigotta e perbenista, ipocrita e moralista da strapazzo ha sempre messo sul cammino della liberazione dell’orientamento omosessuale, interiorizzando la condanna ed il disprezzo della società nei loro confronti ed il senso del peccato loro inculcato. Non tutti sono guerrieri. Il problema non è di Dalla – continua la Saracino – che sicuramente avrà sofferto per l’impossibilità di essere autentico fino in fondo agli occhi del suo pubblico – anche se tutti sapevano. Il problema è di chi – primi fra tutti gli inetti e gli incompetenti politici che abbiamo avuto in tutti questi decenni e i sordi e cristallizzati pastori ecclesiastici – il problema è di chi intralcia il processo di affermazione dei veri valori morali che niente hanno a che fare con quelli dei sepolcri imbiancati e che dovrebbero avere come obiettivo finale il bene della persona considerata nella sua interezza e il rispetto dei bisogni vitali e della felicità dell’intera collettività”.

Poche volte il Bene, quello con la B maiuscola, occupa lementi, le mani, le bocche di chi detiene la responsabilità di costruire il bene comune, di un’intera collettività. Un problema molto italiano: “Dalla – conclude la Saracino – era un grandissimo artista, ma non si chiamava Elton John e, soprattutto, non viveva in Inghilterra…”

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