Dalla rassegna stampa Tempo libero

La diversità? Un valore da salvaguardare»

Conoscenza come antidoto alla paura e al rifiuto, il viaggio con ‘Gay and the city’ prosegue. Questa volta lasceremo la parola a un giovane che ha scelto di tingere di arcobaleno le notti riminesi, …

Conoscenza come antidoto alla paura e al rifiuto, il viaggio con ‘Gay and the city’ prosegue. Questa volta lasceremo la parola a un giovane che ha scelto di tingere di arcobaleno le notti riminesi, coniugando l’impegno e il divertimento: Samuele Baldi. Voglio raccontare come anche le notti in discoteca possono trasformarsi in percorsi trasversali e riflessivi.
Divertirsi a partire da un momento di arte, di interpretazione, di meditazione è possibile. Non c’è pretesa educativa, ma intenzione. Samuele è giovanissimo eppure già da anni lavora per rendere omaggio a Rimini, la città che ama e nella quale vive. Una laurea in Economia del turismo, una passione e una professione sportiva, una vocazione artistica. Da anni gestisce, con altri due giovanissimi, Diego Rizza e Manuel Silvestri, lo storico locale estivo Fuera, punto di riferimento della movida Lgbt dell’Adriatico, ed è il direttore artistico del Prince, una delle location più esclusive della provincia. Stasera dalle 24, proprio in questa discoteca meravigliosa, l’evento targato Tunga XL proporrà un tema provocatorio e interessante: “Giù la maschera”, per un post carnevale che ci veda davvero autentici.Samuele, quando è cominciata la tua avventura? Quando hai deciso di avviare l’esperienza con il Fuera?«La mia avventura è iniziata nel 2005 quando, con il mio attuale socio Diego Rizza, ho avuto la possibilità inaspettata di gestire un locale sul lungomare di Rimini, appunto l’attuale Fuera. Io e Diego eravamo ancora all’Università e trascorrevamo le ore libere a sognare di gestire un locale». Come sei riuscito, con Diego Rizza, a rendere un piccolo bar a due passi dal mare, il più grande ritrovo Lgbt di Rimini e non solo?«All’inizio lavorammo sulla vecchia clientela dell’ormai ex Out Out, che aveva già fidelizzato tanti clienti grazie a Manuel, ancora oggi nel nostro staff . Successivamente abbiamo cercato di ampliare la clientela aggiungendo i colori della nostra personalità al locale facendo capire alla gente che quello era un luogo dove ognuno poteva essere libero di essere ciò che si sentiva: gay o etero a noi non interessava!». Al Fuera ci si diverte e non solo con la musica. Spettacoli, performance, presentazioni di libri, e calore umano. Qual è lo spirito che unisce tutte le attività ricreative del Fuera? «Io sono un vulcano di idee e ho cercato di trasferire la mia energia nell’organizzazione di eventi al Fuera a partire da situazioni più festose e leggere a momenti anche più profondi e riflessivi, che troppo spesso mancano nelle realtà notturne del divertimento. I giovani hanno sete di sapere, di conoscere: la notte può essere uno strumento infallibile nel veicolare contenuti».Uno staff incredibile: Marci Marcela e Janina. Dicci qualcosa di queste drag queen.«Devo sicuramente molto a entrambi: con Janina siamo amici da anni e appena ho iniziato la mia avventura l’ho voluta con me, incoraggiandola anche a iniziare la sua carriera da dj-intrattenitore. Oggi il personaggio Janina riflette la personalità di un grande artista e dj e ne vado orgoglioso. Marcimarcela invece l’ho conosciuto più profondamente un anno dopo e me sono subito innamorato, ed entrando a far parte dello staff devo dire che ha dato una marcia in più agli show di drag arrivando a convincermi a raddoppiare l’appuntamento settimanale non più solo il martedì, ma anche il giovedì».Il tuo estro e la tua dedizione hanno reso grandiose anche le notti in una delle discoteche più famose di Riccione, il Prince. Si intuisce una tensione all’innovazione e alla rivoluzione, è così? «L’avventura con il Tunga è iniziata 4 anni fa, organizzando piccoli party in un privé del Cocoricò. Il grande successo di queste prime serate ha fatto in modo che mi venisse data molta fiducia e la scorsa estate mi fu proposta come location una discoteca intera, non più un privé, appunto il Prince. Con un intero locale a disposizione sono riuscito a realizzare feste meravigliose e a creare intorno a me uno staff forte e molto unito con cui posso azzardare anche serate molto insolite per una discoteca».Dove ti ispiri? Hai dei modelli, dei locali di riferimento?«Amo viaggiare e mi ispiro molto ai luoghi e alle persone che incontro… Sicuramente il mio punto di riferimento sono i party di Ibiza dove ogni anno vado a cercare ispirazioni nuove».La tua artista o il tuo artista del cuore?«Sono sempre stato affascinato dai mondi fatati o, agli antipodi, dai mondi oscuri, dark. C’è un artista che sa rappresentarli entrambi e che cattura sempre la mia attenzione: Tim Burton».Perché “Giù la maschera”, come tema di una notte in discoteca? «“Giù la maschera” vuole essere sia una provocazione che una liberazione. Creando le serate Tunga ho sempre cercato di puntare su temi più o meno diretti dove le persone potevano crearsi look richiamanti la serata sapendo che nel mondo Lgbt e non solo l’arte del “mascherarsi” è molto amata. Talvolta, però, esistono anche delle maschere che usiamo per nasconderci e per privarci della vita reale. La provocazione nasce proprio durante il periodo di carnevale. La mia serata dice: “siate voi stessi e togliete tutti i tipi di maschere che il vostro microcosmo talvolta vi costringe a indossare”. La liberazione risiede nel messaggio positivo di un party come questo, in cui la diversità è un grande valore da salvaguardare e valorizzare».

CorriereRomagna.it


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