Dalla rassegna stampa Libri

La spagna di Tóibín: "io vivo nel passato, il futuro non c'è"

I racconti, dice Colm Tóibín, non hanno valore commerciale. Ma lavorare su qualcosa che non ha valore commerciale è in realtà molto utile per chi scrive…

I racconti, dice Colm Tóibín, non hanno valore commerciale. Ma lavorare su qualcosa che non ha valore commerciale è in realtà molto utile per chi scrive. Perché è un atto di grande purezza. Lo scrittore lo dice con una battuta e forse ha ragione. Non sarà un grande affare, oggi, pubblicare racconti, ma se la sua seconda raccolta arriva ora in Italia mentre sta uscendo anche negli Stati Uniti e in Canada, proprio un flop commerciale non la si può definire. Del resto, in La famiglia vuota (Bompiani, pp. 285, euro 18,50) si ritrovano i temi forti di questo cinquantacinquenne irlandese autore di romanzi, saggi e libri di viaggio. I nove racconti del libro, molto diversi tra loro, sono percorsi da un senso di assenza e rimpianto, tipico delle opere di Tóibín.
“Ho scritto queste storie negli ultimi cinque anni. Dal 2005, passo ogni anno una manciata di mesi negli Stati Uniti, un Paese caratterizzato da una profonda solitudine. È questo senso di solitudine che mi ha accompagnato mentre raccontavo storie in cui nulla mai si risolve e in cui tuttavia il desiderio resta vivo e il rimpianto vivido e gli attori del dramma sono così pieni di desiderio e rimpianto che si scoprono pronti a ricominciare tutto nella propria esistenza anche se non è più possibile. Troppo è accaduto, la vita ha fatto il suo corso e ci si ritrova a sognare qualcosa che è irrealizzabile”.
Qualcosa però che in uno dei più bei pezzi della raccolta (La nuova Spagna) sembra parzialmente realizzabile. “Quel racconto contiene un senso di promessa più forte. È l’ultimo che ho scritto ma il primo che ho immaginato. Un’eredità dei miei anni spagnoli. La protagonista è una donna per la quale vale un’idea che governa l’intero libro e che è riassunta bene in un verso di Wallace Stevens, un poeta modernista americano: per lei era sufficiente ricordare. Molte persone oggi sono intrappolate nel futuro, un futuro che non arriverà mai. I miei personaggi vivono nel passato. Almeno sanno cosa è vero”.
Torna spesso quel passato vissuto nella Spagna degli ultimi anni di Franco, con l’emancipazione dell’omosessualità, come racconta in Barcellona 1975. Qui il sesso non è oggetto di allusioni, ma invece esplicito, diretto, privo di metafore.

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